RECENSIONE #36 – LE OSSESSIONI DEL PINGUINO DI MASSIMILIANO ARDINO.

BUON POMERIGGIO CARI LETTORI!

 Ecco che quest’oggi vi presento la recensione dell’autore emergente che più vi ha incuriosito. Ecco a voi:Le ossessioni del pinguino di [Massimiliano Ardino]
Titolo: Le ossessioni del pinguino
Autore: Massimiliano Ardino
Pagine: 245 
Formato: ebook e cartaceo 
SinossiE’ la storia di un personaggio prigioniero delle sue ossessioni e dei suoi guinzagli. 10 capitoli per 10 guinzagli: lavoro, amore, alcool, sesso, denaro, verità, paura dell’oblio, ricordi, solitudine, felicità.È la storia di alcuni anni della sua vita – con confidente il barman di un locale di strip tease, dove lui se ne sta seduto al bancone con le spalle rivolte al palco – dell’amore per una ragazza divenuta voce di una compagnia telefonica. E’ anche la convivenza con un cane trovato per strada, l’unico che porta con fierezza il proprio collare. È la storia della sua vita a Milano, la Milano dei quartieri popolari; del paese delle sue origini sulla sponda calabra dello stretto di Messina. È un viaggio, alla ricerca dell’ossessione perfetta, quella che, forse, non ha senso curare.

RECENSIONE:

La storia ha inizio fra le tanti riflessioni di Matteo Serrone il nostro giovane protagonista. A lavoro tra stagisti e personale poco sveglio. Lui è ossessivamente ostinato e chiuso in se stesso. E si perde fra i ricordi e la vita, quella vera.

Un amore che termina con il poter ascoltare la voce triste e opaca della propria amata in una segreteria di una compagnia telefonica. Il lavoro spento e monotono.

Detto da lei invece mi sembra una cosa carina. “Dai, fammi ridere, raccontami qualcosa di divertente!” Buio completo, i neuroni si nascondono uno dietro l’altro come a scuola prima dell’interrogazione. All’improvviso un’illuminazione, la cosa più ilare da sfoggiare in pubblico senza dover smuovere nemmeno una cellula celebrale: una barzelletta. Le racconto quella della rana che sapeva nuotare solo a stile libero. Ride.

La trama non mi ha entusiasmato poi particolarmente, almeno in partenza. Non avrei sicuramente messo “10 capitoli per 10 guinzagli.” E’ così ma non rende poi molto scritto per presentare il libro. Ma, ho notato, che ha attirato molto, quindi presumo che il suo lavoro l’abbia fatto bene.

La copertina è piuttosto sobria. A volte è un bene, soprattutto rispetto a quelle pacchiane che ormai se ne trovano a bizzeffe, altre volte è un male perché il lettore – molto spesso – è attratto anche da quella. Anche l’occhio vuole la sua parte. Io personalmente non la trovo coinvolgente ma descrive comunque il libro. Sobrio, ecco.

L’epoca è senza dubbio moderna. Ma Serrone, vaga fra passato e presente e pensa a ciò che potrebbe riservargli il futuro. Quindi lo conosceremo sotto diversi punti di vista.

“Sai cosa odio?”
Grrrrr”
“Odio le persone che appena salite sulla metrò, ancora vicine alla porta, rallentano e ostacolano chi deve ancora salire, per la serie ‘io ho raggiunto il mio obiettivo, degli altri chi se ne frega’”
“Grrrrr”
“E odio anche prendere al bar le stesse cose di quello davanti, temo che venga scambiata per una mancanza di personalità”
“ ”
“E odio i luoghi tristi, perché rendono le persone tristi diffondendo energia triste”
“ ”
“E odio le vie di mezzo, se non fossi alcolizzato sarei astemio”

I personaggi sono vari e accennati ma il personaggio vero e proprio è uno solo.

Matteo Serrone, Matt per gli amici (che non ha). O meglio lui si fa chiamare così. Matt è un tipo piuttosto singolare. E’ un protagonista bizzarro e alternativo. Non il solito e classico protagonista che tutti vorrebbero avere. Anzi, tutt’altro. Ed i suoi pensieri straripano in ogni riga, in ogni dialogo, in ogni guinzaglio.

Un capitolo, un guinzaglio, uno per ogni cosa che lega il nostro giovane Matt a dei sentimenti forti o a dei particolari momenti della sua vita.

Alcool, Sesso, Felicità, Lavoro… uno dopo l’altro scoprono e svelano un protagonista che può risultare pesante, ossessivo e noioso. Un’altra persona che non sembra essere così importante ma effettivamente lo è, è Jimmy. Compagno di racconti, di avventure, l’unico degno di parola e di ascoltare i pensieri e le avventure che accompagnano Matt dai ricordi al presente stesso.

Parte importante sarà anche Maya, il cane che accompagnerà il giovane protagonista alleviandolo da tutti i tormenti che lo racchiudono.

Per quanto abbia detestato il personaggio principale, l’ho anche capito e apprezzato per il suo modo di essere. Può risultare incompreso, forse anche un po’ sciocco e superficiale ma non è banale come sembra. E’ una persona sola ed occorre entrare nella sua ottica per poterlo capire almeno un po’.

A volte ci sono odori che non riusciamo a toglierci dalla mente. Che fare?  Lasciamo che si impossessino di noi, poi all’improvviso prendiamo una boccata di realtà e loro evaporano, esplodono ed a noi non rimane che il sentore amaro di non aver più nulla di bello, come l’avevamo invece prima. Con i colori è lo stesso.  Io mi innamoro sempre dei colori.  Di un blu, di un rosso, magari di un nero metallizzato.  Del giallo mai, è troppo chiaro, vitale, mi sveglia subito dal sogno. Non mi emozionano i numeri e le immagini televisive.  Sono morti in cento?  E’ un numero.  Ne vedo uno in un incidente stradale?  Non dormo.  Penso, rifletto, ho paura. La morte, il buio, il nulla.  Tremo e non dormo.  Mi prende lo stomaco. Divento fragile e cattivo.  Fragile e perciò cattivo.

Il perno centrale è proprio la vita del protagonista che passa, cambia e si rivela. Tra vecchi ricordi da bambino e l’uomo che è diventato. Matt tassello dopo tassello lascia delle tracce di se e trasforma la sua solitudine in ricordi e i suoi ricordi in qualcosa che lo rende decisamente migliore.

Una parte importante, è senza dubbio, il coinvolgimento emotivo e mentale con cui il protagonista si lascia coinvolgere dagli eventi a volte non dandogli il giusto peso. Si culla in una serie di pensieri e ne fa un bozzolo in cui rinchiudersi da discorsi o da pensieri.

Ecco, a volte penso che il genere umano sia esattamente come gli acari dell’esempio. Con pesantezza logica. Da ragionamento. Cerchiamo di comprendere, con enormi sforzi, ciò che non ci servirà a nulla, sprecando tempo, la vera risorse limitata. Oppure neanche il tempo ha senso, neanche esiste. Forse siamo solo frammenti di patatine e il nostro Dio è un bambino lentigginoso che per capriccio ha sollevato un tovagliolo gettandoci in aria.

Lo stile di scrittura utilizzato è velatamente riconducibile a quello di un diario ma non lo è. E’ semplice, a volte anche troppo. Mentre il protagonista è legato dai guinzagli della vita è libero nei pensieri. A volte è risultato fin troppo descrittivo ma ci sta perché non poteva essere altrimenti per il personaggio costruito.

Attraverso i guinzagli che lo legano ad una vita che non gli piace e lo tiene legato e fine a se stesso, Matt cerca di liberarsene fondando delle analisi su se stesso. Le sere in quel locale di spogliarelliste a cui lui da le spalle. Perché lui ha bisogno di parlare con il barman, l’unico che sembra riconoscerlo come essere umano e che sembra ascoltarlo effettivamente. Ed impara che la vita a volte è una sorpresa. Che non siamo poi soli come crediamo noi ma siamo noi a sceglierci la solitudine in cui ci racchiudiamo.

L’unico animale in cui mi rivedo è però il pinguino, per la sua andatura incerta, ma soprattutto per la sua caparbietà e ossessione quando cerca di raggiungere le regioni ghiacciate, senza in fondo capire bene cosa sta facendo, semplicemente sopraffatto dalla sua natura. Anche se forse il pinguino è più furbo di quel che lascia a vedere; chissà cosa starà davvero cercando.

Tra sesso, alcool, amore, lavoro, famiglia e affetti tutto passa e sembra essere relativamente più leggero. Tutte cose che scoprirà o che ha già scoperto e che sembrano rivelare il protagonista, non solo per ciò che fa ma per ciò che è.

Un libro molto riflessivo e ben strutturato. Non avrei mai immaginato che, dopotutto, potesse piacermi e mi sono piacevolmente ricreduta oltre che ne sono rimasta sorpresa.

Un diario di vita, una raccolta di riflessioni, di pensieri, di sconvolgimenti emotivi. Una storia che sbalza tra un lavoro che non piace, il sesso senza amore e tutto ciò che c’è da leggere per scoprire sia il protagonista, sia se stessi. Una storia a tratti leggeri ma con tanti messaggi profondi.

Il mio voto per questo libro è di: 4 pesciolini.picsart_09-22-09-39-42-2


Fatemi sapere cosa ne pensate!

A presto,

Sara.©

Annunci

5 thoughts on “RECENSIONE #36 – LE OSSESSIONI DEL PINGUINO DI MASSIMILIANO ARDINO.

  1. Pingback: INTERVISTA # – MASSIMILIANO ARDINO PER LE OSSESSIONI DEL PINGUINO. | Milioni di Particelle

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...