RECENSIONE IN ANTEPRIMA #82 – LA VERITA’ DI MELANIE RAABE.

BUON POMERIGGIO PARTICELLE!

Oggi per voi ho una bellissima novità edita Corbaccio, che ringrazio innanzitutto per avermi permesso la lettura. Tenetevi pronti perchè domani andrò ad un’incontro in esclusiva dell’autrice con noi blogger e vi racconterò meglio i prossimi giorni, appena riesco 🙂

9788867002924bTitolo: La verità
Autore: Melanie Raabe
In uscita il: 22 giugno 2017
Pagine:
360

Prezzo: euro 17,90
Editore: Corbaccio.
Trama: Da ormai sette anni, Sarah vive sola con il suo bambino: dopo essere partito per un viaggio d’affari in Sud America, suo marito Philipp è scomparso, precipitando Sarah in un incubo. Fino a quando, improvvisamente, viene annunciato il ritorno di Philipp, lasciato libero dopo essere stato per sette anni nelle mani di una banda di rapitori. La notizia diventa un caso mediatico. Sarah è incredula e frastornata, e si prepara ad accogliere il marito. Ma quando il portello dell’aereo che dovrebbe restituire Philipp alla sua famiglia si apre, accade l’impensabile: a scendere la scaletta non è Philipp. È un uomo che Sarah non ha mai visto prima. Che cos’è successo? Chi è questo estraneo che si spaccia per Philipp? E, soprattutto, che intenzioni ha? Se dello sconosciuto Sarah non sa nulla, lui invece sembra sapere tutto di lei, e la minaccia. Se si azzarderà ad aprire bocca denunciandolo alla polizia, perderà ogni cosa: suo marito, suo figlio, la sua stessa vita.Uno psicothriller elegante e inquietante, La verità insinua il dubbio nel lettore pagina dopo pagina, e conferma il grande talento di una delle migliori autrici della nuova generazione.

RECENSIONE:

La storia ha inizio con delle riflessioni e da un cambiamento. Sarah Petersen, dopo la scomparsa di suo marito Philipp per ben sette anni decide di fare qualcosa per cambiare la sua vita e non rimanere per sempre chiusa in un involucro di cristallo.

Quindi cambia pettinatura, invita dei colleghi a cena – non invitava qualcuno in casa da quando era scomparso misteriosamente su marito – e cerca di tornare alla normalità dando una svolta alla routine quotidiana. Ma dopo una telefonata, tutto cambia: Philipp è stato liberato dai suoi rapitori e sta tornando a casa.

Quando arriva il grande giorno dell’arrivo, la città è in fermento – essendo Philipp un uomo rilevante per il suo capitale in città – e all’aeroporto decine di giornalisti aspettano di vederlo scendere dall’aereo per abbracciare i suoi cari. Quando però a scendere dall’aereo non è Philipp ma uno sconosciuto per Sarah tutto diventa un incubo senza fine.

Chi è lo sconosciuto, un impostore? Perchè si spaccia per suo marito? Cosa vuole da lei, tanto da doverla minacciare?

Sono in una piccola radura in mezzo al bosco. Sola. Ho trentasette anni. Fisso un gigantesco sole nero che mi fissa a sua volta, e mi domando se anche Philipp lo stia osservando. Se sia visibile dal posto in cui si trova lui. Penso che alla prossima eclisse di sole nostro figlio avrà settantacinque anni. Che io non ci sarò più, che Philipp non ci sarà più. Questa, oggi… era la nostra ultima possibilità. Mentre la luna copre gli ultimi millimetri di sole, mi rendo conto che Philipp si sbagliava. L’orchestra piumata intorno a me non accenna a placarsi. Ne sarebbe rimasto deluso o si sarebbe rallegrato, chissà? Mi dico che ormai non ha più alcuna importanza. Philipp non è più qui, penso. Philipp se ne è andato. Philipp è sparito. Philipp è caduto giù dal l’orlo del mondo.

La trama fin da subito mi ha messo una profonda curiosità. Sono stata davvero curiosa di poterlo leggere e, ora che l’ho letto, posso ben dirvi che è ben scritta e cattura senz’altro senza lasciare sospetti o spoiler, come a volte succede.Risultati immagini per melanie raabe die wahrheit

 

Per quanto riguarda la copertina, adoro l’originale, che non ha niente a che vedere con quella italiana. Esteticamente, quella italiana non è male ma se parliamo dei capelli della ragazza allora l’originale la prende in pieno. Potete vedere la copertina di Die Warhheit (La verità in tedesco), la versione di origine.

Il titolo, invece, non è stato modificato, bensì solo tradotto letteralmente. Quindi assolutamente punto a favore su questo punto di vista.

Amburgo è l’ambientazione scelta per questo romanzo e l’epoca è moderna, ai giorni d’oggi.

È parecchio che non sognavo lo strepitio oltre la porta e mi domando che cosa abbia fatto sì che l’incubo tornasse. Soprattutto perché credo di sapere che cosa c’è dietro la porta. Mi rigiro nel letto, come se bastasse una mossa repentina per scacciare i pensieri notturni simili a corvi. Accendo la luce. Mi dico che ho bisogno di dormire, la spengo di nuovo. Chiudo gli occhi. Primo, penso: Sono un’imbrogliona. Secondo: Ho ucciso una persona. Terzo: Ho un tatuaggio in un punto segreto. Una delle tre è una bugia. Resto in ascolto di me stessa, nella vana ricerca della magnifica sensazione che ha accompagnato la giornata. Il vecchio brutto sogno l’ha cacciata via, e d’un tratto sento agitarsi in me qualcosa di diverso; è vago ma inarrestabile, simile a un animaletto dai denti aguzzi che esce dall’albero dopo il lungo letargo invernale: il presentimento di qualcosa di terribile.

I personaggi che ruotano all’interno di questo romanzo sono diversi, chi si troverà con più intensità, chi meno:

Sarah Porter è la vera e propria protagonista di questo libro. E’ una donna chiusa in se stessa ma sagace e determinata a non farsi buttare giù tanto facilmente. Ha le sue paure e i suoi scheletri nell’armadio, un pò come tutti d’altra parte e quando scopre la notizia che suo marito, dopo sette anni è ancora vivo non può far altro che sentirsi strana, tesa e felice allo stesso tempo. Non sarà lo stesso quando si troverà davanti tutta un’altra persona.

Philipp non è un vero e proprio protagonista diretto ma è la speranza che fa andare avanti Sarah, è suo marito, il padre di suo figlio. Tutti i momenti che vivono nei ricordi di Sarah lo dipingono come un uomo dolce e premuroso, dedito al suo lavoro e alla sua famiglia. Gli occhi solo per sua moglie Sarah e per suo figlio Leo.

Lo sconosciuto è parte integrante di questa storia. Non è un uomo particolare ma cerca di fare di tutto per riuscire nel suo intento. E’ un uomo subdolo, che sa come compiacere gli altri ma non è un tipo violento.

Il piccolo Leo è il figlio di Sarah Petersen e Philipp Petersen. Il piccolo ha otto anni ed ha conosciuto suo padre solo nel suo primo anno di vita, quindi non ricorda nulla. Quando però anche lui si trova di fronte lo sconosciuto, sentirà che qualcosa di lui non gli piace.

Ci saranno altri personaggi, come Mirko, Miriam, Constanze, che troverete all’interno ma che non vi svelerò per non togliervi tutto il piacere della lettura e per incuriosirvi ancora di più.

Lo sconosciuto

Apro il borsone, prendo il cellulare dalla piccola tasca interna, l’accendo. Grimm non ha ancora richiamato. Tengo a freno la mia impazienza. Niente di ciò che accade è un bene o un male in sé. Siamo noi a dargli significato. Mi sdraio sul letto, mi stiracchio. (…) Guai a perdere la concentrazione. Ci sono cose che posso fare anche senza le informazioni di Grimm. Mi rialzo, prendo il libro dal borsone, ne sfioro con le dita il dorso logoro. Sun Tzu, L’arte della guerra. Lo apro, leggo un appunto scritto a mano: Sottomettere l’esercito nemico senza combattere è prova di suprema abilità. Pazienza. Disciplina. Funzionare. Fare ciò che va fatto. Chiudo per un attimo gli occhi. Sono pronto. Dopodiché mi avvicino alla finestra e aspetto l’alba.

 

Il perno centrale risiede e si nasconde proprio all’interno del titolo: La verità. Tutto ruota attorno allo sconosciuto che si spaccia per il marito di Sarah Petersen e cosa vuole da lei, i segreti che nasconde Sarah e quelli dello sconosciuto. La verità verrà a galla?

Nello stile, almeno inizialmente ho avuto una leggera difficoltà a nell’abituarmi per quanto ha riguardato le prime dieci pagine, perchè non riuscivo davvero a capire cosa c’entrava tutto quello che stava accadendo con la trama che avevo letto. Andando avanti l’ho letteralmente divorato, lasciandomi dentro quella malinconia fine che ti si attacca addosso e non ti lascia per niente al mondo.

La scrittura è stata articolata e ben strutturata ma assolutamente coinvolgente. Un thriller psicologico ben pensato e mai banale ne tanto meno scontato. Ti porta a dubitare di tutti e di nessuno tenendoti sulle spine fino all’ultima pagina.


La cosa che mi sono chiesta è stata una sola ma non posso porvi il quesito altrimenti svelerei tante, troppe cose ma se è come è stato spiegato allora potrebbe essere possibile.


Bevo un altro sorso di birra, ne assaporo l’amaro. « Quando crediamo di amare una persona… amiamo veramente la persona? O non amiamo solo il modo in cui ci fa sentire? » Lei riflette un attimo. « Entrambe le cose, suppongo » dice infine. « Ma allora com’è che a un certo punto smettiamo di amarci? Se ciò che amiamo non fosse solo il modo in cui una certa persona ci fa sentire, ma la persona in sé… Com’è possibile che a un certo punto smettiamo di amarla… solo perché magari ha fatto qualcosa che non ci piace? » La donna fa spallucce e si gira. Probabilmente fa conversazioni del genere ogni sera ed è stufa. Sono stufa anch’io.

Il libro è stato una vera e propria scoperta. Non conoscevo l’autrice e devo dire di essere felice di aver esplorato il suo mondo e di aver letto il suo romanzo.

Melanie Raabe, è una vera e propria garanzia nell’ambito dei thriller psicologici. Ho amato dalla prima all’ultima pagina entrando nella testa di Sarah in completa contrapposizione con quella dello sconosciuto. Una rivelazione dopo l’altra che tiene sulle spine fino all’ultima riga, racchiudendo il tutto in un finale decisamente sorprendente.

Vi consiglio la lettura di questo libro e, a questo punto non posso far altro che pensare che non vedo l’ora di incontrare l’autrice, domani per stringerle la mano per il suo bellissimo libro.

Il mio voto per questo libro è di: 5 pesciolini.

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Cosa ne pensate? Voi lo leggerete? Io dico che non potete perderlo! Aspetto commenti!

A presto,

Sara. ©

RECENSIONE #81 – LA DONNA DI GHIACCIO DI ROBERT BRYNDZA.

BUON POMERIGGIO BEI LETTORI!

E buona domenica! Oggi ho per voi una nuova recensione per i lettori appassionati di Thriller (ma anche non). Un libro che mi ha lasciato col fiato sospeso. Ringrazio la Newton Compton per avermi inviato questo libro! Vi sto parlando di:

la-donna-di-ghiaccio_9018_x1000Titolo: La donna di ghiaccio
Autore: Robert Bryndza

Prezzo: Ebook 2.99 €
Data di uscita: 25 Maggio 2017
Trama: Il corpo congelato. Occhi spalancati e labbra socchiuse. Come se fosse morta mentre era sul punto di parlare… Quando un ragazzo scopre il cadavere di una donna sotto una spessa lastra di ghiaccio in un parco di Londra, la detective Erika Foster viene subito incaricata dell’indagine sull’omicidio. La vittima, giovane, ricca e molto conosciuta negli ambienti della Londra bene, sembrava condurre una vita perfetta. Ma quando Erika comincia a scavare più a fondo tra le pieghe nascoste della sua esistenza, trova degli strani punti di collegamento tra quell’omicidio e l’uccisione di tre prostitute, assassinate secondo un macabro e preciso rituale. Ma chi era veramente la ragazza nel ghiaccio? Quali segreti nascondeva? Il ritratto che ne dà la famiglia corrisponde alla verità? Erika ha l’impressione che tutti gli elementi a cui si aggrappa nel corso delle ricerche le scivolino via dalle dita, ma è cocciuta, determinata e disposta a qualunque cosa pur di arrivare a capire che cosa si cela dietro quella morte violenta…

RECENSIONE: 

La storia ha inizio con una giovane ragazza che viene pedinata, rapita e poi uccisa brutalmente. Lei è la donna di ghiaccio del titolo. Proprio perchè viene ritrovata in condizioni pietose nell’acqua ghiacciata dietro ad un museo. Il ragazzo che la ritrova è in stato di shock ed è qui che entra in azione Erika Foster, Detective specializzata per tipi di casi come questo.

Si pensa che la ragazza ritrovata sia la giovane Andrea Douglas-Brown figlia di Simon e Diana Douglas-Brown, famosi in tutto il paese perchè ricchi impresari. Quindi il caso diventa mediatico e la polizia cerca di non mettere subito in mezzo la stampa mentre I Douglas-Brown daranno del filo da torcere a tutti.

Si creeranno discrepanze nelle indagini ma non vi dirò nulla i più perchè dovrete solo che leggere. Riuscirà Erika Foster a risolvere il caso? Cosa nascondeva Andrea? E perchè è stata brutalmente uccisa?

«Lord Douglas-Brown. Non è stato uno dei maggiori appaltatori governativi per la guerra in Iraq? E mentre faceva parte della squadra del governo?»
«La politica non c’entra niente.»
«E quando mai mi sono curata della politica, signore?»
«Andrea Douglas-Brown è scomparsa nella mia zona. Lord Douglas-Brown ha fatto enormi pressioni. E’ un uomo influente, capace di dare una spinta a una carriera o di distrugerla. Più tardi ho un appuntamento con il commissario capo e con non so quale agente governativo…»
«Quindi il punto è la sua carriera?»

La trama è ben scritta e mi ha colpito fin da quando ne segnalai l’uscita. Generalmente non amo molto il genere che propone una serie di eventi di un determinato poliziotto e che quindi, in seguito riporterà vari casi dello stesso Poliziotto/detective. Però questo inizio è davvero buono e mi ha colpito per diversi fattori che vi parlerò più avanti.

La copertina (e qui devo dire Grazie Newton FINALMENTE!!!) è davvero molto bella e miracolo dei miracoli è stata l’asciata come l’originale. Il formato del libro è grande ma cattura ed è davvero bello perchè sembra ghiaccio vero e cristallino. Il titolo è stato leggermente modificato, invece. Era The Girl in the Ice, che tradotto era La ragazza nel ghiaccio. E’ stato tradotto come potete ben vedere in La donna di ghiaccio. Su la donna invece di ragazza potrei anche starci ma perchè di ghiaccio? Lasciate nel ghiaccio, dico io. Ma sono piccoli dettagli e quindi sorvolo.

Il libro è ambientato in Inghilterra e l’epoca è senza dubbio moderna.

Socchiuse gli occhi e alzò le spalle. «Perchè non sei dentro?» chiese Erika.
«Perchè è una stronzata…I miei genitori hanno organizzato una cosa così pretenziosa… ma non c’entra niente con Andrea, lei non era così. Era un pò puttana, era rozza e volgare, e aveva la capacità di concentrazione di un insetto. Ma era bello averla accanto, era divertente. Odio quella frase “Illuminava la stanza”, la ripetono in continuazione, ma era vero. (…)»

I personaggi saranno molti ma vi parlerò maggiormente della protagonista e di chi la circonda a stretto contatto:

Erika Foster è la Detective che condurrà l’indagine della Donna di Ghiaccio, Andrea Douglas-Brown. La Foster è determinata, testarda, sempre pronta a tutto. Niente può fermarla ma anche umana perchè le sue emozioni e i suoi sentimenti a volte la tradiscono e la rendono vulnerabile, non invincibile.

Moss Peterson, sono i due agenti che la Detective Foster sceglierà di portare sempre con se e di cui si fida ciecamente e loro ricambiano la fiducia riposta. L’autore è riuscito ad amalgamare in questa storia anche soggetti che nella società odierna sono piuttosto ghettizzati: la detective Moss, infatti è sposata con una donna ed hanno un figlio e Peterson è un Detective di colore. Non a caso, Peterson verrà, a volte, anche soggetto a battute poco felici di altre persone per il colore della sua pelle e così via. (Apro e chiuso una parentesi: ci sarebbe un’odissea da parlare su questo argomento essendo molto vasto ma vi dico solo quanto segue)Sono assolutamente a favore di questo tipo di soggetti nei libri, perchè la gente tende spesso all’omofobia e al razzismo e leggendone nei libri sono felice perchè viene reso ancora più normale a chi non sa vederla in modo semplice, come la vedo anch’io.

Marsh è il commissario capo e direttore/mediatore di tutte le cose che accadranno all’interno del distretto. Sarà, assieme a sua moglie Marcie, un amico per la Foster perchè cerca di supportarla ove gli è possibile. Non è sempre propenso, questo è vero, ma ci sta anche questo, in ogni caso.

I Douglas-Brown sono una famiglia piuttosto egocentrica. I figli AndreaDavid e Linda sono viziati, ognuno con una propria caratteristica sia fisica che caratteriale. Simon e Diana, il padre e la madre di Andrea, la vittima di omicidio, sono piuttosto attaccati ai soldi e alla reputazione della famiglia tanto da non badare a spese ma anche quanto riguarda avvocati, trattamenti televisivi, ecc…

Erika proseguì: «Immagino che molti di voi abbiano già scritto il proprio articolo e si siano già fatti un’idea precisa su ciò che sono venuta a dirvi. Ma prima che ve ne andiate a trascrivere, metaforicamente parlando, l’articolo che avete in mente,in cui dite peste e corna dell’incompetenza della polizia, o prima che decidiate che la morte di Andrea è più degna di nota di quella di altre persone che non sono nate in un ambiente privilegiato, pensate un momento al motivo per cui siamo tutti qui oggi. Il nostro lavoro consiste nel prendere i cattivi, il vostro nel raccontare ciò che facciamo in maniera appropriata. Si, noi ci usiamo a vicenda. La polizia usa la stampa per ampliare il proprio raggio d’azione e diffondere un messaggio. Voi vendete i vostri testi. Perciò, signore e signori della stampa, oggi vi chiediamo di lavorare insieme. Io vi regalerò una nuova storia tanto per cominciare.»

Il perno centrale è l’indagine della nostra Detective protagonista per il caso di omicidio che le è stato assegnato. Troverà del filo da torcere ma sarà cocciuta e determinata a portare luce sul caso in questione.

Lo stile è stato decisamente scorrevole quanto piuttosto coinvolgente. Pagina dopo pagina non si può fare a meno di cercare di arrivare alla fine per scoprire l’assassino colpevole di omicidio.

La cosa che, purtroppo, non mi ha portata a farmi spesso domande è stato proprio il personaggio della Foster. Mi sono domandata se un poliziotto con un trauma del suo livello potesse portarla a restare in servizio. A volte è irrimediabilmente irruenta e isterica altre volte l’esatto contrario. Quindi a tratti, risulta inverosimile. Ma alla fine la storia ha avuto il suo perchè, anche il personaggio quindi non biasimo nulla e lascio questo dubbio solo come semplice appunto all’autore.

«Sai come andrà a finire vero?» Potresti perdere il distintivo, la reputazione. «Signore, io ho perso quasi tutto. Mark e la vita che amavo al nord, circondata da amici, in un posto che potevo chiamare casa. L’unica cosa a cui posso aggrapparmi è un senso  di moralità, e la speranza che per le nove di mattina sarò riuscita a rendere giustizia (…)»

Il libro è stato veloce e scorrevole. Non so se leggerò i seguenti perchè non sono una fan accanita di casi polizieschi che si mantengono sempre con lo stesso soggetto principale; mi suonano molto come telefilm, però posso assicurarvi che merita assolutamente la lettura.

Robert Bryndza mi ha assolutamente colpito entrando nella mia top ten di Thriller che ho apprezzato particolarmente. Un libro di cui consiglio la lettura a tutti gli appassionati di genere poliziesco e non, perchè è un libro che toglie il fiato pagina dopo pagina. 

Il mio voto per questo libro è di: 4 conchiglie e mezzo.

quattro-e-mezzo


Allora, come vi sembra? Lo leggereste? Io vi aspetto con tanti bei commenti!

A presto,

Sara. ©

RECENSIONE #80 – OGNI ORIZZONTE DELLA NOTTE DI MAURIZIO VICEDOMINI.

BUON POMERIGGIO CARI LETTORI!

Avrei dovuto fare questa recensione la settimana scorsa ma non ne ho avuto modo quindi ve la lascio adesso. Di chi sto parlando? Ve lo dico subito!

piatto_ogniorizzontedellanotteTitolo: Ogni orizzonte della notte

Autore: Maurizio Vicedomini

Genere: raccolta di racconti

Collana: frecce

Pagine: 160

Uscita: marzo 2017

Isbn: 978-88-9343-112-5

Prezzo: € 13,00

Trama: «Cammini fra le tombe e ti sembra di vedere le ombre di vecchi datori di lavoro,  colossi d’azienda, professori di quand’eri bambino. Di notte, là dentro, arrivi a pensare i poterci parlare, con i morti». «Dev’essere una bella esperienza». «Bella no, non direi. Ti sembra che la differenza fra te e loro sia così piccola, così insignificante, che basta fare un altro passo per fargli compagnia». Ogni orizzonte della notte è una raccolta di racconti in prima persona di protagonisti senza nome che, mediante una narrazione originale e undici situazioni di vita, sviscerano i pensieri dell’animo con uno sguardo diretto su una realtà dai toni scuri. Dall’isolamento più estremo di un uomo al buio, al vagare in moderne odissee, all’intreccio doloroso di monologhi solitari: un percorso che attraversa solitudine e individualità, fino a trovarne l’essenza, frammentata, nella trama  indissolubile dei rapporti umani.

RECENSIONE:

Ogni orizzonte della notte è una raccolta di racconti ben strutturati.  In tutto si tratteranno undici racconti così intitolati: Nova – Odissea d’autunno – L’uomo al buio – Nove – Ego – Long Island, mescolato bene – Mangiafuoco – Il rinoceronte – Chiaro di Luna – Una storia senza importanza – Compassione.

Il racconto che sicuramente ho preferito fra tutti è stato Chiaro di Luna. Qui ho apprezzato i personaggi, la ragazza del mare e il mistero che l’avvolge, che lascia l’amaro  in bocca ma allo stesso tempo conquista. Ma ho nel cuore anche Odissea d’autunno e Long Island, mescolato bene.

Il libro inizia con Nova, un racconto che parla di un giovane ragazzo e le sue stelle, l’amore e chi più ne ha più ne metta. Ho trovato davvero interessante i temi trattati che sono tutti diversi tra loro ma tutti ugualmente ben scritti. Si passa dall’amore, alla ricerca di se stessi, al lavoro,… Potete scoprirli solo leggendoli.

Indica una donna. È seduta dal lato opposto al fuoco. Se ne sta da sola. Dondola in avanti.«Quella è mia madre». Continuo a guardarla. Non fa altro che dondolare.«Cosa ci fa qui?». «Le piace» spiega. «È una specie di abitudine. Per quarant’anni ha aiutato gente come questa. Adesso che… adesso ne fa parte. Si è abituata». «E tu le fai la guardia?». «Quando sei l’unica con tutte le rotelle a posto in mezzo a un gruppo così» mi dice «sei più che una guardiana. Sei una specie di regina». «O la direttrice di un circo» replico io. «Questione di punti di vista». La ragazza mette le mani in tasca. Prende una cartina e un piccolo recipiente metallico. Lo apre. «Te la fumi una canna?» chiede. Prendo un pacchetto di sigarette da sotto la giacca. Do un colpetto. Afferro quella che è saltata fuori e me la porto alla bocca. «Preferisco queste»

La trama mi piace molto, è ben scritta e si vede che è stata ben pensata oltre che ben strutturata. Colpisce l’occhio del lettore e mette curiosità sui racconti, dando l’idea che siano ben scritti.

La copertina non mi fa particolarmente impazzire ma ricorda uno di quei giochini in Pixel. L’uomo che cammina sul ponte però, da l’idea di qualcuno che narra e racconta queste storie quasi in modo scanzonato. Il titolo è molto bello, colpisce e fa effetto. Mi piacerebbe sapere molto il suo significato nel racchiudere i suoi racconti e nel perchè proprio questo titolo.

Le ambientazioni sono luoghi diversi come un pub, la spiaggia, una piccola cittadina; tutti ambienti del tutto diversi fra loro. L’epoca per la maggior parte sembra essere moderna ma per alcuni non saprei dirlo con esattezza.

Non sapevo cos’avrei fatto, dove sarei andato. Non avevo più un lavoro, non avevo più un’identità. Mi sentivo svuotato.«Ti sei preso gli anni migliori della mia vita» mi gridò contro lei. Scossi il capo.«Non dire così». Non riusciva a smettere di piangere.«Ti ho dato in cambio i miei». Fare la valigia mi aveva riportato alla mente vecchi ricordi. Mia moglie, dopo un litigio quasi dimenticato, mi aveva detto che se ne sarebbe andata. Non sapeva dove, forse dalla sorella, forse in albergo. Aveva bisogno di tempo, diceva (…)

I personaggi, per la maggior parte senza nome sono diversi e ben proporzionati uno con l’altro.

Ci sono ad esempio Sergio e Silvia nella storia Chiaro di Luna. Non conosceremo direttamente Silva ma solo tramite le parole di Sergio. E nella stessa storia avremo Selene, la ragazza del mare.

Avremo Stefania in una delle storie o l’anziano signore dell’Odissea d’autunno, e tanti altri. Ognuno con le proprie caratteristiche ben definite anche per solo poche pagine.

Ma più di tutto è arrivata la responsabilità. Sentiva un peso sulle spalle tutte le volte che si sedeva al computer per scrivere. Non me lo diceva, ma lo capivo. Ormai avevo imparato a leggerlo come avrei fatto con uno dei suoi libri».«Era un po’ la maledizione che colpiva qualunque autore di successo. Un bestseller e subito ci si aspetta che ne sforni un altro.Certo, questo non vale per quei vip che da un giorno all’altro decidono di scrivere un libro. Loro vendono perché hanno un nome, chi se ne frega se poi hanno scritto un elenco telefonico. Ma quando sei uno sconosciuto che arriva alla grande pubblicazione con un libro osannato dalla critica e dalle vendite… beh, è diverso. Sei una sorta di promettente genio, futuro Nobel per la letteratura o chissà cos’altro. E se ti azzardi a scrivere un libro appena una virgola sotto le aspettative… sei finito. Il primo sarà stato solo fortuna e forse una vita di lavoro non basterà per rimediare a quell’unico errore».

Il perno centrale? Non ce n’è solo uno. Il filo dei racconti è vario e multi tematico.

Lo stile è stato a tratti pesante ma assolutamente introspettivo. In ogni suo racconto ogni descrizione era ben delineata e strutturata in maniera decisamente buona.

Il primo racconto non mi aveva catturato di per se, ma andando avanti li ho trovati sempre più belli. Il suo stile è meticoloso e pignolo, nelle sue fasi di descrizioni ci si sofferma particolarmente e rende tutto migliore agli occhi del lettore.

La cosa che mi ha destabilizzato, sopratutto inizialmente, sono stati i cambi di personaggi fatti in modo piuttosto velato e poco comprensibile. Due punti di vista che si alternano per poi congiungersi ed incontrarsi. Questo è stato l’unico punto debole perchè risulta, come ho già detto, destabilizzante.

I messaggi che vengono comunicati attraverso questi racconti, invece, sono molto forti e ben costruiti. La premura con cui lo stile è stato curato dimostra che l’autore ha pensato ad ogni aspetto fondamentale sia dello scritto che del contenuto.

«Ma questo non ti piace».«Non è che non mi piace, è che…» mi grattai il mento. «Potrei farlo anch’io».«Prendi quella scogliera: in vent’anni l’hanno apprezzata tutti, nessuno escluso. Eppure il più bel complimento che riuscivano a farmi era “sembra una fotografia”».«E non è un bene?».«Caro mio, se lo scopo dell’artista fosse affinare la propria tecnica fino a eguagliare la realtà» sorrise «beh, la nostra funzione sarebbe sparita dall’invenzione della fotografia. A che serve, dimmi, una riproduzione dipinta di una scogliera quando puoi avere quella precisa scogliera immortalata in una foto, premendo un tasto ovunque tu sia?».«Vuole mettere la differenza?».«Sta solo nell’idea che il dipinto sia più pregiato. Ma di fatto rende molto meglio la foto, se ciò che cerchi è la rappresentazione della realtà».«Ma quello è più bello» dissi.«Se guardo questo… non so cosa sto guardando. Non mi rappresenta nulla».

E’ stata una raccolta di racconti niente male a prescindere dal fatto che potesse, a tratti, risultare pesante.

Il libricino di Maurizio Vicedomini è uno dei piccoli tesori rari nell’ambito dei racconti, o almeno tra quelli letti, fin ora perchè spicca di originalità, storie, personaggi e dettagli. In poche pagine riesce a trasportarti in quel racconto ritrovandoti con i protagonisti e sentendoli tuoi per un pò.

Intanto, io ve lo consiglio e, con questo vi saluto e ringrazio l’autore gentilissimo e disponibile.

Il mio voto per questo libro è di: 4 conchiglie.

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Cosa ne pensate? Io vi aspetto e mi raccomando….lasciate tanti bei commenti!

A presto,

Sara. ©

RECENSIONE #79 – I QUATTRO REGNI DI PIETRO TULIPANO.

BUON POMERIGGIO CARI LETTORI!

Oggi ho una nuova recensione per voi! Ringrazio l’agenzia letteraria Saper Scrivere per avermi permesso la lettura e vi lascio il libro di cui vi sto parlando:

41dyss2knyl-_sy346_Titolo: I quattro regni
Autore: Pietro Davide Tulipano
Editore: Astro (E-sordisco)
Data di uscita: 27 marzo 2017
Pagine: 364; prezzo: 1, 99 (ebook)
ASIN: B06XVWQNYT
Trama: Gli orchi, antichi nemici degli uomini, nani ed elfi, stanno effettuando una corsa agli armamenti. Il re, allarmato, cerca alleati, i quali nominano un’ambasciata composta dai loro guerrieri più abili e fidati e da uno dei paladini, saggi guerrieri custodi della pace. Tra loro ci sarà anche un abile cacciatore dal passato misterioso, appartenente a un’antica razza ormai quasi del tutto estinta. Con il benestare del re degli uomini, si aggiungerà alla spedizione anche una giovane ragazza, Aisling, figlia di un nobile generale del regno. Intanto Déltan, un giovane contadino orfano di padre, conduce la sua esistenza tranquilla in una piccola città del regno, sognando un giorno di esplorare il mondo. Una sera la sua città viene attaccata da mostruose creature anfibie. I cittadini e i soldati resistono all’attacco, ma buona parte della città è data alle fiamme. Déltan non riesce a salvare sua madre e il giorno seguente decide di unirsi all’ambasciata di Aisling.

RECENSIONE:

La storia ha inizio a Gheverfols capitale di Thelmonar e dimora del re Nathelon che sapute notizie di Orchi in fermento, si dirige al Consiglio dei Re.

Il Consiglio dei Re è tenuto dai Tre re dei Quattro regni: Télmonar regno degli uomini, Foleset regno degli Elfi, Terekas regno dei nani e Guruth-Or il regno degli orchi. Al consiglio presiedono solo le prime tre nazioni per discutere di come fare per scoprire se gli orchi stanno progettando una guerra.

Così viene deciso di mandare un gruppo di rappresentanti, un’ambasciata di pace, che giunga al regno degli orchi e al loro re. Per questa spedizione saranno presenti un rappresentate per ogni regno più un paladino e un essere che può rivelarsi utile. Troverete tutti i personaggi più avanti.

Nel frattempo, un contadino di nome Déltan, dopo aver scoperto cosa stava accadendo, (perchè spia il re che faceva sosta in una locanda) decide di conservare con se questo segreto. Finchè non ha l’occasione di una vita: partire per fare qualcosa per se stesso e per il suo popolo, imbarcandosi in una nuova avventura.

Cosa succederà alla nostra compagnia? Riusciranno nel loro intento? Cosa scopriranno una volta arrivati a destinazione?

«Perché mi hai voluto in questo viaggio?» «Perché mi hai colpito a Lammenons, con le tue parole sul valore della pace e della vita. Perché da paladino devo operare affinché il bene trionfi sul male e nel tuo caso, che l’amore per il mondo trionfi sull’odio per i lisnan. Ignorare il bisogno di un giovane in bilico tra la luce e l’ombra non è degno di un membro del mio ordine. » Una leggera nota affettuosa parve comparire nella sua voce accompagnando quelle parole.«Tutto qui?» chiese Déltan incredulo.«Niente più di questo? Orith aveva ragione a dire che fosse un azzardo. » «Orith ha già dimenticato le sue stesse parole, ti consiglio di fare altrettanto. A ogni modo, forse sì, è stato un azzardo. Ma questo non lo rende sbagliato ai miei occhi. Ti ho portato con noi per aiutarti, perché dare una mano quando posso è sempre stato motivo di gioia e serenità per me.

La trama, avendola letta tutta dopo aver terminato il libro, come faccio solitamente, è ben scritta anche se fin troppo dettagliata, avrei sorvolato su alcune cose per rendere più accattivante e mettere più curiosità.

La copertina è piuttosto triste. Spenta e poco accattivante, spegne del tutto le aspettative del libro. E’ vero che un libro non si giudica dalla copertina ma anch’essa fa la sua parte e dovrebbe catturare l’occhio in cerca del libro da leggere. Almeno secondo me, questa non cattura affatto.

L’ambientazione è fantasy a tutto tondo. Ci troviamo a Elearos, terra che ospita i Quattro regni di cui vi ho parlato inizialmente.

«C’è qualcosa che non va?» domandò Verghen, al cui occhio attento non era sfuggito il malanimo del compagno.«Le montagne a sud dell’Altacima potrebbero essere abitate, specie in alta quota», disse Arezor, «sarebbe stato meglio non spingersi così in alto, siamo troppo visibili. Prima ce ne andremo, meglio sarà. » «Abitate?» domandò Fàlenthes stupito, come se l’idea di poter vivere su uno di quei monti fosse semplicemente inconcepibile per lui.«E chi potrebbe mai abitarle?» Arezor sospirò scrutando il panorama, come se vi cercasse qualcosa o qualcuno.«Forse solo un ricordo.»

I personaggi sono molti ma vi parlerò dei principali in questo libro. Loro sono coloro che prenderanno parte alla spedizione di pace:

Déltan è un giovane uomo e contadino di Lammenons, paese nella terra di Thelmonar. Un ragazzo coraggioso e pieno di risorse che piano piano prenderà piega all’interno del romanzo.

Therfond e Aisling sono un uomo e una donna, entrambi umani. Aisling vive con Therfond dopo la morte di suo padre, caro amico di quest’ultimo. Sono guerrieri dell’esercito degli uomini addestrati per qualsiasi cosa. Abili combattenti, veloci e forti.

Edwar è uno dei quattro paladini. Uno per ogni regno e lui è quello del Nord. Lui è il custode dell’arte del fuoco. Il paladino nano Thagmer è il maestro della terra, il paladino elfo Eilissan lo è dell’aria e il paladino orco Kurdròmmer dell’acqua. Devoti alla pace tra i regni, è forte e deciso, ma anche incredibilmente saggio.

Orith è un nano ostile a nuove proposte ma forte e fidato amico del re dei nani. Forte e astuto è l’unico che pensa a tutte le eventuali mosse tanto da pensare di tenere con se una cosa che doveva essere provvidenziale per la compagnia.

Falenthes è un elfo dei boschi, incredibilmente forte con l’arco e la freccia e dotato di un senso dell’umorismo e di innata compagnia, che non si addice molto a uno del suo popolo.

Arezor è un uomo più grande del normale e uno degli ultimi della sua specie. E’ un durmoroth (non so se sia sbagliato com’è scritto ma abbiate pietà, guardate quanti nomi devo ricordare!) E’ in grado di trasformarsi in lupo perchè ognuno di questi esseri entra in connessione con un tipo di animale per tutta la vita in base al proprio carattere e lui lo è con i lupi.

«Anche gli argomenti spiacevoli vanno affrontati, presto o tardi», disse Edwar, «o potrebbero corrodere silenziosamente la spensieratezza di chi tenta di ignorarli. Il male è sempre pronto a colpire non appena il bene si illude di aver trionfato e cessa di operare. » «Non c’è nulla di terribile in questi discorsi», rispose Verghen.«Risvegliano in me l’orgoglio dei miei antenati che si opposero al dominio di Ferghenor e il ricordo della grandezza della nostra patria e dei nostri re. » «La grandezza dei vostri re?» chiese Edwar con voce dura.«E cosa rende i vostri re grandi?» «Perbacco», esclamò Orith, «tu, un paladino, chiedi questo? L’essere re rende necessariamente grandi. Chiunque nasca re si trova in una condizione che in ogni caso lo renderà una grande persona. Si è mai sentito parlare di un grande lattaio?» 

Il perno centrale è questa spedizione di pace per scoprire se gli orchi stanno progettando una guerra e poter riappacificare gli animi. Ciò che si viene a sapere leggendo è una scoperta dopo l’altra.

Lo stile utilizzato è piuttosto ricercato. Scritto in terza persona, questo libro inizialmente sembra molto difficile da digerire ma lentamente prende piega e riesce ad entrare dentro passo dopo passo.

Dopo aver letto le prime pagine e aver scoperto di orchi, elfi, nani e uomini ho pensato subito a Lo Hobbit (di cui io ho visto il film -premetto- ma leggerò presto il libro perchè sono davvero curiosa) e ho pensato che fosse una storia scontata con personaggi visti e rivisti. In più avevo pensato che la storia potesse essere similare a quelle di Tolkien. MI SBAGLIAVO!

Questa storia utilizza creature della mitologia fantasy classica e ne crea anche di nuovi entrando in un mondo del tutto nuovo e inaspettato.

L’unica cosa che mi ha deluso un po’ è stata la lentezza dei preparativi di partenza all’andata e il poco con cui invece hanno fatto ritorno. Durante il viaggio, che può essere a tratti pesante, ma si scoprono dettagli interessanti e si fanno scoperte e tappe insidiose e del tutto curiose.

Garb entrò nella stanza seguito dagli altri.«Ha la febbre», disse Aisling.«Ah, sì», rispose Garb senza dar troppa importanza alla cosa.«Il Larsck può fare questo effetto. Non ai quold adulti ovviamente», si affrettò a sottolineare, «ma spesso ai nostri piccoli capita di avere la febbre quando lo usano. Non ti preoccupare ragazza, domattina sarà tutto passato. Il rimedio di Garb rimetterà in sesto il tuo giovane. » Aisling abbassò lo sguardo sentendosi arrossire nell’udire Déltan definito come: “il suo giovane”. Era una combattente esperta, capace di affrontare a sangue freddo qualunque nemico, eppure non era mai stata addestrata riguardo al dolce affondo dell’amore, che aveva infranto le sue difese e raggiunto il suo cuore ben prima che il suo istinto guerriero si accorgesse di nulla. Era la prima volta che Aisling, con il suo carattere forte e orgoglioso, sperimentava l’imbarazzo.

Il libro è stato a tratti un po’ lento ma scritto piuttosto bene.

L’autore mi ha decisamente stupito e il libro merita decisamente di essere letto. In un mondo fatto di orchi, elfi e uomini in piene ambientazioni fantasy, fra foreste incantate e monti gelidi.

Un libro di cui vi consiglio la lettura, che non potete perdere ma che non ha preso il totale punteggio per la lentezza nel prendere piede e per il coinvolgimento in alcune parti mancato.

Il mio voto per questo libro è di: 4 conchiglie.

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Cosa ne pensate? Io direi che dovete dargli una possibilità perchè è una storia particolare, un fantasy coinvolgente.

A presto,

Sara. ©

 

RECENSIONE #78 – DREAM MAGIC DI JOSHUA KHAN.

BUON POMERIGGIO BEI LETTORI!

Innanzi tutto Buona domenica! Finalmente le scuole sono finite, le strade sono più libere dagli ingorghi la mattina e si comincia a respirare una flebile aria vacanziera. Sarà che non vedo l’ora di partire! Ma andiamo al dunque… Cosa ho per voi in questa domenica? Una bella recensione di cui ringrazio la Deagostini per avermi permesso la lettura!

Di cosa sto parlando? Ecco qui:

51x56rhthul-_sx369_bo1204203200_Titolo: Dream Magic

Autore: Joshua Khan
Editore: DeAgostini
Genere: Fantasy
Data di uscita: 16 maggio 2017
TramaLily Shadow è diventata regina, ma i nemici di Castel Cupo sono sempre in agguato. Nell’aria c’è uno strano fermento. I morti si stanno risvegliando dalle tombe, i villaggi subiscono razzie e un esercito di troll si avvicina da nord. Il popolo comincia a dubitare della sua stessa regina. Lily però non è sola. Il coraggioso Thorn è il suo braccio destro ed entrambi sanno che l’unica possibilità di tenere unito il regno è controllare le Ombre. Lily infatti non ha ereditato solo il castello degli Shadow, ma anche la magia nera. Così, mentre la giovane regina si esercita nell’arte proibita e tiene a bada una lunga fila di pretendenti, le armate stringono i confini e inquietanti ragni si muovono nell’oscurità… Sarà sufficiente la determinazione di una ragazza a salvare Castel Cupo?

RECENSIONE:

Parto dicendo che questo è il secondo libro della saga iniziata con Shadow Magic (recensione QUI), del medesimo autore. Quindi sarà inevitabile il fatto che ci sia qualcosa che, per chi non ha letto il primo e vorrebbe farlo, possa spoilerare. Io cercherò di non farne di nessun tipo ma alcune cose saranno del tutto inevitabili. Quindi i temerari possono continuare a leggere. Chi non vuole, lo aspetto quando avrà letto la saga 🙂

Ci tengo a dire che ogni libro si chiude da se, cioè i protagonisti sono sempre i stessi e gli avvenimenti sono consequenziali però l’avventura in cui si addentrano inizia e si chiude nel libro. Non ci sono cose che rimangono sospese fino al libro successivo.

La storia ha inizio dove l’avevamo lasciata. Lily Shadow è diventata regina e pratica la magia. Questa cosa provoca un pò di scalpore nel paese ma lei, sarà temeraria e continuerà per la sua strada assieme ai suoi amici.

Lilith è regina di Geenna erede della casata di uno dei sei principi, Il Principe Shadow. Per vostra conoscenza, gli altri cinque principi sono Geniis, dominatore del fuoco (ricordate K’leef? Lui appartiene a quella casata), Corallo, signore dei mari, Tifon, sovrano dei venti, Cernunnos, il mago che comandava la terra e gli animali e Solar, lo splendente, da cui discende Gabriel, che conosciamo già.

Dopo la presa del trono da parte della giovane protagonista e dell’utilizzo dei suoi poteri, nel paese si spaventano perchè le donne non dovrebbero utilizzare la magia senza essere etichettate come streghe. E le streghe portano sventura. Così, tutti daranno la colpa alla giovane Lilith per la nuova minaccia che incombe su Castel Cupo come su tutta Geenna. Ma tutto questo avrà veramente a che fare con lei? Chi sarà il colpevole? E cosa vorrà dalla nostra giovane regina? Cosa succederà all’interno del paese tanto da mettere a rischio la sua intera popolazione?

I morti avrebbero dovuto rimanere morti. La fine avrebbe dovuto essere la fine. Quella faccenda degli zombie non gli piaceva, ma lui non era cresciuto a Geenna. Ora aveva un pipistrello vampiro gigante di cui prendersi cura, un cucciolo fantasma che cercava di mordicchiargli i talloni e un castello che si stava riempiendo sempre più di non-morti. Magari il capo stalliere non aveva tutti i torti, in fondo. E tuttavia la famiglia era la famiglia. Kath e i suoi figli avevano fatto tanta strada, al freddo, per trovare il loro caro. «Forza» disse. «Andiamo a cercare vostro padre.»

La trama è assolutamente in linea con gli avvenimenti precedenti. Non svela ciò che accade e resta sul vago. Ma basta guardare la copertina del volume per dare un senso a tutto.

La copertina è stupenda come lo era la prima. Il colore stavolta è proprio il mio colore preferito quindi, scusate, ma non posso non essere di parte. Adoro sempre più l’immagine che hanno dato alla giovane Lily che è davvero fighissima per essere una tredicenne. Thorn invece lo immagino in tutt’altro modo. Il titolo, ad ogni modo, è assolutamente in linea con la storia e sono felice anche qui che sia stato mantenuto l’originale.

Siamo sempre a Geenna, a Castel Cupo, la dimora della famiglia Shadow dai tempi degli antenati e del Principe Shadow, il primo grande signore delle tenebre, fondatore della famiglia dove vive la nostra regina Lilith. L’epoca non è specificata.

«Parla un po’ della guerra con Lumina. Chiede come se la cavano i cavalli con il nostro inverno» rispose Lily. «E vuole sapere quando andrò a trovarlo.» C’era di più, in quelle lettere, ma Lily pensò che per Thorn fosse meglio non sapere tutto. «Ah. Bello.» Il ragazzo scostò le lettere. Lui e K’leef erano amici. Thorn aveva rischiato la vita per salvare il figlio del sultano, ma K’leef era tutto ciò che Thorn non era e, forse, desiderava essere. Anche gli amici potevano essere gelosi gli uni degli altri. Thorn si leccò il succo dorato dalle dita. «In ogni caso, spero che le chiacchiere sulla notte scorsa finiscano presto. È stato solo un piccolo incantesimo…» «La gente non capisce la magia. E quello che non capisce la spaventa. Credono che i Sei Principi in persona abbiano gettato una maledizione sulle donne, per impedire loro di praticare la stregoneria.»

I personaggi sono sempre molti ma vi racchiudo il quadro iniziato in partenza:

Thorn, è sempre semplice ma da un cuore d’oro. E più tempo passa a Geenna, a Castel Cupo, più diventa coraggioso

Lilith Shadow, Lily – per gli amici – è finalmente regina di Geenna. Si trova in una situazione più grande di lei che richiede tutto il suo carisma, la sua forza

Ade sarà molto più presente. Ade è il pipistrello gigante che si lascia cavalcare solo dal nostro Thorn. Era stato trovato nelle segrete nel libro precedente ed apparteneva ad un lontano parente della casata Shadow. Solo Thorn riesce a comunicare con lui.

Iblis Shadow, il padre di Lilith, che sarà davvero un aiuto determinante anche sotto forma di spettro. Il suo personaggio è stato davvero una scoperta e mi è piaciuto molto.

Gabriel è il principe Solar e in questo volume ritroveremo veramente poco – per fortuna-. Uno dei personaggi che detesto in maniera più assoluta. Arrogante, viziato ma anche dei tratti in cui si comprende che fa così perchè è veramente solo. Assieme a Gabriel conosceremo un altro personaggio della Casa Solar, che sarà parte del volume molto di più di quanto lo sia il giovane principe.

Tyburn, stavolta lo troveremo veramente in pochi accenni e me ne dispiace. Conosceremo al meglio Wade e il Vecchio Colm.

Conosceremo anche il Tessitore ma non vi svelerà altro perchè dovrete leggere per conoscere tutti i dettagli.

«Sogni che rubi a degli innocenti. Che cosa hai fatto alla mia gente?» disse Lily. «Che cosa hai fatto a Gabriel?» «Il ragazzo sogna, milady. Ed è felice.» «Come può essere felice, intrappolato in un sogno?» «Ho visto le sue visioni.» Lo stregone scrollò le spalle strette. «Gabriel è tutto ciò che suo padre desidera: intelligente, abile, bello. Tutte cose che nel mondo reale non lo contraddistinguono.» «Ma sono solo sogni. Non sono reali.» «Ah, ma quand’è che scopri la differenza tra un sogno e la realtà?» «Quando ti svegli.»

Il perno centrale stavolta, non sarà l’ascesa al trono e il pretendente al trono dei Solar ma la minaccia che incombe su Castel Cupo e su tutta Geenna. Dopo l’arrivo di parecchi zombie e di spettri, dovuti dalla magia di Lilith, tutto comincia a cambiare e la paura si estende per tutto il regno.

Lo stile utilizzato è il medesimo del libro scorso: semplice e scorrevole e coinvolgente. Si passa, sempre in terza persona dal punto di Lily a quello di Thorn con i loro relativi pensieri. Non riesco a scegliere chi fra i due preferisco perchè entrambi sono davvero fantastici.

Lily vide il ragazzino alzarsi di trenta centimetri per l’orgoglio. Il Vecchio Colm non aveva finito. «I vostri padri erano diavoli. I vostri nonni demoni dell’oltretomba. Le vostre madri erano streghe, e vi hanno allevati con il latte più amaro e la carne dei dannati. Il vostro sangue è nero, e ognuno di voi è un incubo. Restate saldi ai vostri posti e fatevi sentire dai vostri antenati all’inferno! Rendeteli orgogliosi!» La cenciosa squadra emise un urlo selvaggio. «Non vi sento!» Urlarono di nuovo. «Più forte!» Ancora un urlo, poi un altro. Si battevano il petto e picchiavano contro gli scudi.

Il libro è stato bello e coinvolgente esattamente come il precedente. Vivere in un posto come Geenna no è facile, sopratutto per Thorn, ma Castel Cupo per quanto sia triste, buio e pieno di creature paurose è davvero unico nel suo genere.

Joshua Khan riesce ad entrarti nel cuore con dei personaggi del tutto fantastici e libro dopo libro crea delle avventure magiche. Spero con tutto il cuore che Thorn riesca a conquistare finalmente la piccola Lily perchè li adoro assieme.

Vi consiglio la lettura di questa saga, iniziando come detto all’inizio da Shadow Magic, per immergervi in un fantasy leggero e davvero unico.

Il mio voto per questo libro è di: 5 pesciolini.picsart_09-22-09.39.42-1.jpg


Lo avete letto? Lo leggerete? Io, nel frattempo, ve lo consiglio.

Alla prossima,

Sara. ©

RECENSIONE #77 – NON TORNARE INDIETRO DI SOPHIE HANNAH.

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE!

Come state? Io bene! Eccomi con una nuova recensione per voi. Finalmente ci riesco!Di chi vi sto parlando? Del libro di cui c’è stato il BlogTour e ringrazio ancora la Garzanti per avermelo permesso. 

non_tornare_indietroTitolo: Non tornare indietro

Autore: Sophie Hannah

Editore: Garzanti Libri
Collana: Narratori moderni
Pagine: 402

Trama: A Spilling è una mattina come tutte le altre. Nicki sta portando i figli a scuola. Passando per Elmhirst Road, però, si accorge che qualcosa non va. La polizia è arrivata in forza davanti a una villetta che conosce bene. Per paura di essere vista, fa una brusca inversione e scappa. Nella villa si è consumato l’omicidio del famoso opinionista Damon Blundy. Uniche tracce, un coltello e una strana scritta sul muro: “Non è meno morto”. Le telecamere di sorveglianza non hanno registrato nulla di strano, tranne una macchina che si allontana bruscamente la mattina del ritrovamento del cadavere. Non ci sono dubbi, è la macchina di Nicki. E ora Nicki è nei guai. Interrogata dalla polizia, non sa nulla sull’omicidio ma non può spiegare le sue motivazioni: rischierebbe di rivelare un segreto in grado di rovinare la sua vita per sempre. Perché si sente incastrata in un gioco più grande di lei.

RECENSIONE:

La storia ha inizio con un segreto.

Un segreto pubblicato su Intimate Links in cui si parla dell’omicidio di Damon Blundy e di come sia stato ritrovato. Poi si passa a Nicki in una delle sue mattine di routine, in cui per andare a scuola dai suoi figli passa, come suo solito per Elmhirst Road, però, si accorge che la polizia ha bloccato la strada e sta fermando le automobili.

Per non essere vista fa inversione e decide di passare per un’altra strada. Le telecamere riprendono più volte la macchina della donna nel corso della mattina su quella strada ed, essendo proprio in una villa di Elmhirst Road a essere stato ucciso Damon Bundy – famoso opinionista e critico – la donna viene fermata dalla polizia perchè ritenuta sospetta. A detta della polizia la cosa che salta all’occhio è una scritta sul muro “Non è meno morto” di cui nessuno riesce a dare una spiegazione. Dopo la cattura di Nicki, sarà costretta a mentire più e più volte tessendo una ragnatela di bugie solo per non rivelare un segreto he le cambierebbe la vita. 

Ma cosa è successo veramente a Damon Bundy? Perchè Non è meno morto? E cosa nasconde Nicki di così importante?

Non avrebbe senso fingere che quello che provo non sia un’ondata di euforia. Persino un maestro dell’autoinganno non ne sarebbe capace. Per quanto angosciata, io avrei rinunciato prima di mandare il settimo messaggio. Gavin no. Ecco, è tutto qui: se mento, ho dei segreti e corro rischi pazzeschi, è solo per questa sensazione. Nessuna sostanza chimica mi darebbe la stesso grado di eccitazione: l’euforia di essere così desiderata, così cercata. Incomincio ad aprire i messaggi, uno alla volta. Sono stati inviati tutti nei quattro giorni successivi alla mia decisione di interrompere ogni contatto con Gavin: quattro il mio primo giorno di silenzio, poi uno per ciascuno dei tre successivi.

La trama è ben scritta e non svela niente di ciò che accade durante il romanzo se non quello che sappiamo dalle prime pagine

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La copertina è standard, non attira particolarmente (almeno non me) anche se avrei preferito, sia per questo che per il titolo, che fosse mantenuta la versione originale. La copertina originale – che trovate qui di fianco – era molto più accattivante e sarebbe saltata all’occhio più facilmente. Il titolo poteva essere tradotto dall’originale e non inventato di sana pianta.

La storia è ambientata a Spilling e l’epoca è strettamente moderna.

«Non la arresto perché non credo che lei abbia ucciso qualcuno», disse Simon. «Non mi arresta adesso», ribatté Bryn con aria d’intesa. «E sì che sono il colpevole ideale… non so come fa a resistere. Lei tornerà, ne sono sicuro.» «Non è meno morto», disse Simon, stando attento a pronunciarlo in modo molto chiaro. Bryn si accigliò. «Non meno morto di chi? Che cosa intende?»

I personaggi sono davvero tanti e non ve li descriverò tutti. Solo gli essenziali.

Nicki Clements è una donna assolutamente strana. Ama la sua famiglia ma nasconde un segreto grande che non vuole confessare a nessuno. Cosa nasconderà Nicki?

Damon Blundy è la vittima di questo libro. Ogni tanto, all’interno del libro vengono fuori dei suoi articoli di giornale in cui dava sempre addosso a tante persone importanti da farsi così, tanti nemici. Nasconde dei segreti e a pensarlo è anche la sua stessa moglie. 

Simon Waterhouse è uno dei poliziotti più importanti nella ricerca dell’assassino. Insieme a Charlie, anche lei poliziotta e moglie, Gibbs ed altri, saranno coinvolti nelle ricerche dell’assassino.

Ci sono molti altri personaggi, come Melissa e Lee (la cognata e il fratello di Nicki), Gavin, …

Ma mi stava a sentire o no? «Adam, Melissa è andata alla polizia per indurre i detective a sospettare che io abbia ucciso Damon Blundy. Dietro di lei c’erano sicuramente Lee e i miei genitori. Non esiste proprio che si sia presentata al commissariato di sua iniziativa.» «Me li vedo a pensare che avresti bisogno di una bella iniezione di buon senso, ma non credo siano convinti che saresti capace di commettere un omicidio.» «Io sono capace di commettere un omicidio», ribatto. «Solo che non l’ho ancora commesso, tutto qui.

Il perno centrale è questo assassinio. La morte di Damon Blundy e il segreto che nasconde Nicki. Cosa accomuna i due soggetti non posso dirvelo ma lo scoprirete solo leggendo il libro.

Lo stile utilizzato è stato difficile da digerire. Le uniche cose che mi hanno colpito davvero sono la corrispondenza fra Gavin e la nostra protagonista Nicki e i tweet di Damon Blundy. 

Il libro per la maggior parte è stato pesante e ripetitivo ed ho fatto veramente fatica ad andare avanti in determinati punti. Mi sarei decisamente aspettata qualcosa di più avvincente, qualcosa che ti togliesse il fiato in ogni pagina essendo un Thriller.

Invece è stato ridondante e, a tratti, noioso. Non metto in dubbio che è solo una congettura personale, anche perchè il libro non è scritto male e non ha errori. Ma mi aspettavo molto di più, questo posso ben dirlo.

Simon. «Serve anche a me, per avere il quadro ben chiaro in testa.» «Non ho bisogno che mi si spieghi passo per passo un dannato nome, Waterhouse. Ce l’avrà un nome, no? Insomma, è un uomo, giusto? Non una lucertola con le babbucce luminose.» «È un uomo, sì.» «Allora ce lo dica», ringhiò Proust. «Dopodiché è assolutamente libero di proseguire con la parabola che preferisce.» «Chris…» Simon guardò Gibbs. «Tu non hai sentito il nome King Edward VII, lo hai visto.» Gibbs corrugò la fronte. 

Il libro è stato passabile ma non un thriller emozionante. Si è concentrato sui diversi personaggi e sulle loro interazioni, in passato, con la vittima.

La storia di Nicki è stata molto più coinvolgente delle altre solo per il fatto di cercare di capire il mistero che si nasconde dietro il suo arresto e quanto fosse realmente coinvolta. Sono rimasta delusa dal finale, in cui mi sarei aspettata qualcosa di più prepotente sotto il punto di vista della scoperta dell’assassino. 

Consiglio la lettura comunque, magari io l’ho trovato più pesante e ad altri può non esserlo.

Il mio voto per questo libro è di: 3 pesciolini.

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Come vi sembra? Volete leggerlo? Lo avete in lista?

Alla prossima,

Sara. ©

RECENSIONE #76 – ABSENCE DI CHIARA PANZUTI.

BUON POMERIGGIO CARI BEI LETTORI!

Oggi vi parlo di un libro che mi ha tenuta incollata alle pagine come noi mai. Un libro che sono corsa ad acquistare appena uscito nonostante lo stessi già leggendo in digitale per la Casa Editrice Fazi, che ringrazio infinitamente, ed ho scoperto anche che la copia in mio possesso è autografata dall’autrice. Probabilmente perchè l’ho acquistata a Termini, dove aveva fatto il giorno prima la presentazione ma devo dire di essere veramente soddisfatta!

Ecco di cosa vi sto parlando:

Titolo: Absence – Il gioco dei quattro
Autore: Chiara Panzuti
Collana: LaynYA
Genere: Fantasy
Pagine: 382
Prezzo:  cartaceo 15,00 / ebook 6,99 

TramaViviamo anche attraverso i ricordi degli altri. Lo sa bene Faith, che a sedici anni deve affrontare l’ennesimo trasloco insieme alla madre, in dolce attesa della sorellina. Ecco un ricordo che la ragazza custodirà per sempre. Ma cosa accadrebbe se, da un giorno all’altro, quel ricordo non esistesse più? E cosa accadrebbe se fosse Faith a sparire dai ricordi della madre? La sua vita si trasforma in un incubo quando, all’improvviso, si rende conto di essere diventata invisibile. Nessuno riesce più a vederla, né si ricorda di lei. Non c’è spiegazione a quello che le è accaduto, solo totale smarrimento. Eppure Faith non è invisibile a tutti. Un uomo vestito di nero detta le regole di un gioco insidioso, dove l’unico indizio che conta è nascosto all’interno di un biglietto: 0°13’07”S78°30’35”W, le coordinate per tornare a vedere. Insieme a Jared, Scott e Christabel – come lei scomparsi dal mondo – la ragazza verrà coinvolta in un viaggio alla ricerca della propria identità, dove altri partecipanti faranno le loro mosse per sbarrarle la strada. Una corsa contro il tempo che da Londra passerà per San Francisco de Quito, in Ecuador, per poi toccare la punta più estrema del Cile, e ancora oltre, verso i confini del mondo. Primo volume della trilogia di Absence, Il gioco dei quattro porta alla luce la battaglia interiore più difficile dei nostri giorni: definire chi siamo in una società troppo distratta per accorgersi degli individui che la compongono. Cosa resterebbe della nostra esistenza, se il mondo non fosse più in grado di vederci? Quanto saremmo disposti a lottare, per affermare la nostra identità? Un libro intenso e profondo; una sfida moderna per ridefinire noi stessi. Una storia per essere visti. E per tornare a vedere.

RECENSIONE:

Amanti del fantasy, tenetevi pronti!! Inizio col dire che Absence è il primo di una trilogia, quindi dovete essere pronti se volete immergervi in una storia davvero surreale. La storia è stata davvero particolare.

Ha inizio con quattro punti di vista, suddivisi nel primi quattro capitoli. Faith inizia il cerchio e Scott lo chiude.

Faith, si trova ad affrontare un altro dei suoi traslochi insieme a sua madre, in dolce attesa di sua sorella. Quando improvvisamente sente una strana debolezza e si rende tristemente conto che, oltre non vedere più se stessa, neanche sua madre la vede più. Nessuno riesce a vederla ne sentirla, riescono solo a percepirla attraverso il tatto ma in modo molto strano.

Jared è assieme a suo fratello e lo sta salvando come tante volte, dalle strade sbagliate che un giovane orfano può intraprendere e si accorge che suo fratello non riesce a notarlo, ne a sentirlo, ne vederlo.

Stessa cosa accade a Christabel e Scott ma in modi completamente diversi. Adesso loro quattro sono completamente invisibili. Qualcuno gli ha giocato un brutto scherzo ed il gioco ha inizio.

Cosa succederà ai quattro ragazzi destinati ad incontrarsi e a condividere un destino sconvolgente? Come hanno fatto tutti a dimenticarsi di loro? Come torneranno a vedere?

«Un fantasma semina il panico a Covent Garden. Smarrimento e grida nel centro di Londra». «La gente ha paura e ignora quello che non capisce», specificò lui di rimando. «Pensi che ti vedranno? Pensi davvero che ti vedessero… prima?». Diede una spinta di gambe e mi superò, bloccandomi la strada mezzo metro prima del mio pianerottolo. Se solitamente era alto, a quel punto mi sovrastava. Due gradini più su, come se dalle mie decisioni dipendessero anche le sue. «Le persone si girano dall’altra parte, Faith, è la vita. Le notizie di cronaca ti dicono niente? Rapine in metropolitana, gente aggredita senza che nessuno si fermi per prestare soccorso. E ti parlo di persone ben visibili. Lo schiamazzo fa paura, stravolge la routine, il copione da inscenare giorno dopo giorno».

La trama è intrigante. Di sicuro non lascia indifferenti e mi ha incuriosito subito, ho adorato questo libro. E vi spiegherò questo andando avanti.

La copertina fa presupporre ad una storia d’amore ed a volte le copertine della LainYA sembrano preimpostate: si veda la somiglianza con Twilight o Feline. Sempre nera con il soggetto centrale. Il caso di Feline, la copertina mi è piaciuta tantissimo ma questa non mi entusiasma particolarmente. Devo dire però che il formato del libro essendo tascabile è molto pratico e piccolo quindi decisamente a favore su questo punto di vista. Il titolo inglese oltre a il sottotitolo in italiano mi piace molto. Absence ovvero Assenza, il fulcro di questo libro.

Per quanto riguarda l’ambientazione partiremo da Londra e ci sposteremo a Quito e a Puerto Williams, rispettivamente in Equador e in Cile. L‘epoca in cui è ambientato il romanzo è moderna, ai giorni d’oggi.

I corridoi erano deserti. Per trovare le cucine ci toccò arrivare fino al ristorante, e da lì esplorare androni bui e carichi di umidità. I tavoli sembravano pietrificati, con le sedie appoggiate a testa in giù, e attorno un silenzio spettrale. Nessun cameriere, nessun addetto ai lavori, solo una scopa abbandonata in un angolo. Era l’ora in cui il mondo si resetta, in cui tutto appare immobile, calcificato, come nelle fotografie immaginarie che amavo tanto scattare. Là nessuno si curava della nostra invisibilità, nessuno faceva da spettatore alla nostra assurda condizione. Forse era quella la morte. Una stanza vuota, spoglia, immersa in un presente continuo. Esistiamo comunque, anche se nessuno ci vede? E in che modo, con quanta intensità? A San Francisco de Quito, oltre le porte di una cucina spettrale, io ero viva soltanto per Jared Price. E lui era vivo unicamente per me. 

I personaggi, sono molti ma io vi parlerò dei più importanti oltre che dei principali di questa storia.

Faith è la protagonista principale di questa storia perchè, oltre i quattro punti di vista iniziali e finali, il punto di vista conduttore è lei. Una sedicenne che vorrebbe solo vivere in una casa normale, in una città normale, che vuole veder nascere sua sorella e fare mille esperienze nuove. Purtroppo l’invisibilità renderà tutto impossibile e la costringerà a tirare fuori la forza, il coraggio e la rabbia che risiedono dentro di lei mettendo da parte la paura.

Jared è un ragazzo inizialmente protettivo verso suo fratello, a tratti anche violento per difendere se stesso o chi ama ma ha un cuore davvero d’oro. Ho adorato questo personaggio molto di più della protagonista stessa. Io sono riuscita ad innamorarmi di lui piano piano. E’ protettivo e dolce anche con Faith e spera di tornare visibile un pò come tutti gli altri.

Christabel è la Rapunzel di questo racconto. Dalla folta chioma bionda, questa ragazza sarà forte e coraggiosa ma anche la più pessimista di tutti. Pensa che nessuno tornerà a vederli e nessuno li ricorderà mai o che non riusciranno nell’intento o che finiranno uccisi. Insomma, non è il massimo della leggerezza ma è comunque un pilastro forte del gruppo, non poteva mancare un elemento come lei.

e Scott si bilancia fra la forza delle sue braccia e il sarcasmo delle sue battute.  Un tipo bizzarro che è sempre stato un viaggiatore nella sua vita. Anche questa volta si ritroverà a viaggiare ma per cercare di salvare se stesso e la bizzarra squadra, che si è trovato a condividere forzatamente.

Avrete modo di scoprire altri otto ragazzi facente parte di altre squadre di questo gioco meschino e, in parte chi si nasconde dietro tutto questo, che non vi dirò.

«Parli della memoria?», sussurrò lei. «Dei ricordi?». «Se esiste una porcheria in grado di cancellare tutto, allora nulla ha più senso. Se da un momento all’altro mia madre può dimenticarmi, che senso ha lottare? Che senso ha vivere, stringere amicizie, amare? Che senso ha essere una figlia, Christabel? Cosa diavolo rimane, alla fine?». «Mia nonna ha l’Alzheimer», raccontò. «E tanti problemi di memoria, anche prima che le somministrassero un aiuto in più. A volte tornavo a casa e lei mi prendeva per sua sorella, o ancora peggio per mia madre. Viviamo assieme da quando sono morti i miei genitori, ma dalla morte di una figlia non ci si riprende tanto facilmente. Credo che da quel momento il suo corpo abbia scelto di dimenticare». 

Il perno centrale risiede tutto nel titolo: Absence, ovvero l’assenza. Più che assenza punto e mi butto molto sull’invisibilità, fulcro e tema preponderante in questo romanzo.

Come potete vedere anche dai pezzi che ho voluto appositamente condividere in questa recensione, sarà un tema preponderante.

I ragazzi vogliono tornare a vedere ed a essere visti ma sono coscienti che anche prima non è che fossero propriamente visibili. L’invisibilità c’è sempre stata. E sarà il gioco a mettere a repentaglio la loro visibilità come a loro stessa vita.

Lo stile utilizzato è stato molto semplice e scorrevole. Ci sono momenti riflessivi alternati a momenti di sopravvivenza o di amicizia e amore. Ho apprezzato molto il suo stile semplice ma diretto.

E poi urlavo. Un grido unico, rauco e rabbioso. Addosso a tutti loro. Addosso ai passanti, ai turisti, ai venditori ambulanti. Addosso ai bambini e agli animali, contro il cielo e le montagne, uno schiaffo agli alberi e un pugno ai monumenti. Urlavo e urlavo, dimostrando a me stessa che nessuno poteva sentirmi. Che nessuno voleva sentirmi. Era liberatorio e spaventoso, uccideva il passato e scomponeva il futuro. Si chiamava presente, rancore, vendetta. Scardinava le certezze della vecchia Faith per affossarle da qualche parte, nel luogo più remoto dell’anima, dove anche la vecchia Faith giaceva, decisa a non risvegliarsi mai più. Non era quello che serviva. Non servivano mia madre, mio padre, mia sorella. Non servivano una filastrocca, le lacrime, il dolore. Servivo io, la mia decisione, la mia furia. Se il mondo non mi voleva, sarei stata ombra, se il mondo non mi vedeva, sarei stata assenza. Invisibilità, silenzio, morte.

Il libro merita davvero di essere letto perchè affronta una tematica seria e allo stesso tempo vi è stata costruita intorno una storia davvero sorprendente. Sono davvero curiosa su come saranno i seguiti e cosa accadrà ai nostri giovani ragazzi.

Chiara Panzuti è riuscita ad entrare, in punta di piedi, nel mio cuore, pagina dopo pagina. La storia mi ha colpito davvero e sulla tematica inseritami sono completamente trovata in sintonia con lei. E’ vero, al mondo siamo già invisibili. Gli unici che ci vedono davvero possono essere gli affetti stretti ma per le persone che incontriamo, che schiviamo, che guardiamo ogni giorno in giro per la strada, non siamo invisibili? E lo stesso non vale lo stesso il contrario?

Una realtà che ci colpisce sempre più da vicino e che merita di essere letta sotto questo punto di vista.

Il mio voto per questo libro è di: 5 pesciolini.

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Voi cosa ne pensate? Lo leggerete (dovete farlo perchè è davvero bello!) Vi aspetto con un commento.

A presto,

Sara. ©