RECENSIONE #530 – UN FILM CHE ODIO A MORTE DI COSTANTINO POMPA.

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Oggi sono qui per portarvi una nuova raccolta di poesie, che spero possa piacervi. E’ un autore che vorrebbe essere conosciuto e spero che le sue poesie possano avvicinarsi a voi come è successo a me e che possiate ritrovarvi un po’ in lui. Ecco a voi che ve ne parlo subito:

71bnqh358wlTitolo: Un film che odio a morte
Autore: Costantino Pompa
Editore: Augh!
Data di uscita: 7 marzo 2018
Link d’acquisto: https://www.ibs.it/film-che-odio-a-morte-libro-costantino-pompa/e/9788893432016
Trama: Se sei arrivato fin qui, con un libro aperto, un libro di poesie, sei una creatura affamata. Non di solo pane. Come il nostro poeta, come Costantino Pompa. Forse hai gli occhi pieni di speranze, di ricordi del passato, e ti arrampichi per trattenere e raccontare voci altrimenti dimenticate. Forse combatti perché non si perdano le memorie, non si cancellino le macchie d’inchiostro dalla punta delle dita. Forse sei capitato qui per caso e poi, per un gesto d’amore, hai deciso di restare. Di una sola cosa sei sicuro. Malgrado tutto, siamo ancora tra i vivi.

RECENSIONE

person raishing his handLa raccolta di Costantino ci trascina in un piccolo mondo di una persona affamata di scrittura, di trovare il proprio posto nel mondo e di essere accettati per ciò che si è. 

Una raccolta sulla speranza, sul modo di vedere il mondo e sul fatto di viverlo continuamente affondando le unghie nel terreno e sul fatto che niente può cancellare ciò che siamo stati, magari basta solo scrivere qualche altra riga per diventare qualcos’altro.

Siete pronti ad ascoltare ciò che Costantino ha da dire al mondo? Riuscirete a ritrovarvi nelle sue parole? 

Lamenti notturni
Ho fame e non ho voglia
di crepare. Per questo
non scenderò a patti
col mio stomaco e
soffrirò nel buio
di una stanza orrenda
e che vorrei far saltare
in aria. E questo film
lo odio a morte.

La trama è incoraggiante ed incuriosisce subito. Si parla della vita, della speranza e della fame di qualcosa che dobbiamo continuare ad avere costantemente nella vita.

La copertina è molto semplice, si adatta agli standard della collana Augh! Edizioni mantenendo il loro stile, adattandoci comunque il riferimento a ciò che viene esposto nel titolo, ovvero i film. Quindi è la pellicola cinematografica a fare da sfondo a questo piccolo volume di poesie.

Il titolo è coinvolgente e attira il lettore che si chiederà di cosa effettivamente parli questa raccolta di poesie. Sembra da questo che si andrà a parlare di qualcosa relativo a film con la vita stessa ed effettivamente è proprio di questo che andremo a trattare e a leggere.

Valere la pena
Vorrei essere importante e decisivo
e non mi importerebbe di esserlo
per il potere di ricavarne.
Fosse anche soltanto per l’amore
di un pugno di persone.
Vorrei essere uno
che valga la pena
ricordare di aver amato:
l’esempio che io
vidi negli eroi,
che un bambino sogna di essere.

Il perno centrale di questa storia verte sulla forza di andare sempre avanti, oltre tutto ciò che la vita di difficile ci pone davanti. Ed è nell’insieme della raccolta che questo viene fuori, così come la voglia di essere guardato, non solo visto. Una raccolta forte e al contempo semplice che potrebbe colpirvi se condividete anche voi tutto questo.

person standing on brown wooden dock during daytimeLo stile utilizzato dall’autore è molto semplice. Le poesie non sono mai particolarmente brevi e concise ma ogni poesia colpisce e mette a nudo una parte dell’autore.

Le poesie – o parte di esse – che vedete all’interno della recensione sono quelle che mi hanno colpito maggiormente e che spero possano colpire anche voi. La cosa che magari mi sarei aspettata di più è una divisione in parti in cui c’è un crescendo o una specie di cambiamento relativo all’animo umano così come alla poesia stessa. L’ho trovato, su questo punto di vista, lasciato un po’ al caso e nonostante le poesie siano belle e colpiscano nel profondo. Così come mi sarebbe piaciuto che  la raccolta fosse poco più lunga, tutto qui.

(…)
E quando ve ne andrete via
a mostrare il bottino della famelica sentenza
io avrò ancora versi, pensieri, cuori che battono col mio.

Il libro è una piccola raccolta di una piccola bestia selvatica che cerca di sgomitare e farsi spazio, famelica in un mondo che cerca di seppellirci sempre di più, angosciandoci di insicurezze e dolore. Ma c’è sempre un modo per uscirne, e a volte anche scriverlo può salvarci, proprio come ha fatto l’autore di questa raccolta.

Costantino Pompa ci mostra la vita come fosse un film per ognuno di noi e delle difficoltà che ne derivano. Nonostante la vita possa sembrarlo, sta a noi viverla senza finire per odiarla (o almeno non troppo). Una lettura che consiglio vivamente.

Il mio voto per questo libro è di: 4 balene.

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Libro acquistato

Cosa ne pensate? Potrebbe piacervi questo volume? Fatemi sapere ovviamente, io vi aspetto come sempre.

A presto,

Sara ©

RECENSIONE #525 – HAIKU. IL FIORE DELLA POESIA GIAPPONESE BASHO ALL’OTTOCENTO A CURA DI ANNA DEL PRA.

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Oggi sono qui per portarvi una nuova recensione. Scusatemi se non sono riuscita prima ma in questi giorni non mi è stato possibile neanche riposarmi per bene perché sempre piena di cose da fare anche a ora di pranzo. Eccomi qui che vi porto una nuova recensione che spero possiate apprezzare. A voi:

31vxen02dylTitolo: Haiku. Il fiore della poesia giapponese da Basho all’Ottocento
A cura di Elena del Pra
Data di uscita: 6 luglio 2017
Pagine: 282
Link d’acquisto: https://amzn.to/3l6RQXM
Trama: Lo haiku, la più piccola forma di poesia esistente, scandito in tre versi di cinque, sette, cinque sillabe, affonda le radici nel passato remoto della cultura nipponica: originariamente era la prima strofa (hokku) di un componimento più lungo, ma acquistò un’importanza sempre crescente fino a essere riconosciuto come genere indipendente. Questa antologia ne segue lo sviluppo dalla prima grande fioritura nel seicento, epoca di profondo rinnovamento sociale in Giappone, fino alle soglie della contemporaneità, attraverso le traduzioni che mirano a restituire al pubblico italiano l’icasticità e la purezza di una forma espressiva che ha sempre affascinato l’occidente.

RECENSIONE

Japanese lantern over city bike at nighttimeQuesta raccolta di Haiku è una vera e propria perla che arriva dall’Oriente. A cura di Elena Del Pra, la raccolta di Haiku viaggia attraverso gli anni, in Oriente e passa di autore in autore fino ad arrivare all’Ottocento.

Questi tipi di componimenti divennero in Giappone sempre più importanti nel corso degli anni portando sia un vento di novità, sia una corrente inaspettata in un’epoca in cui le cose stavano per cambiare profondamente anno dopo anno.

Con questo volume sono certa che anche i lettori italiani possano apprezzare la bellezza dentro e dietro poche parole essenziali e uniche oltre che assolutamente originali – seppur non sembri così.

c’è una meta
per il vento dell’inverno:
il rumore del mare

kogarashi no
hate wa arikeri
umi no oto

La trama della raccolta è molto semplice e ci parla generalmente di cosa ci troveremo di fronte. Non qualcosa di assolutamente particolare, ci spiega di queste piccole frasi brevi che racchiudono al loro interno molto più di quello che effettivamente sembra. Semplice e decisa, la trama ci porta molto meno della bellezza di ciò che andremo a leggere, quindi sfogliare per credere.

La copertina è piuttosto banale, molto semplice e dai colori sicuramente non accesi. Comunque resta in tema,  riporta sia i colori tenui che dei dettagli visivi che ci portano in Oriente immediatamente. Infatti il volume, nella sua semplicità riesce a fare il suo dovere e a portarci in luoghi dove anche se siamo a chilometri e chilometri di distanza, riusciremo a sentirci a casa. 

canal between cherry blossom treesIl titolo di questa raccolta è decisamente semplice, efficace. Non c’è un Haiku o qualcosa che visivamente ad impatto avrebbe fatto più effetto ma si mantiene sul mostrare al lettore intorno a quale epoca ci si muove e di cosa andremo a leggere all’interno del volume stesso. Tutto molto delicato e lineare.

L’ambientazione è l’Oriente ovviamente, anche se non espressamente indicata all’interno della raccolta, sono tutti autori dell’Oriente e l’epoca si addentra da quando questo tipo di corrente, o di scrittura, gli Haiku da Basho fino ad arrivare all’Ottocento.

che ci sia la luna
sul sentiero notturno
di chi porta i fiori

hana wo en
shisha no yomichi ni
tsuki wo kana

silhouette of man near outsideIl perno centrale di questa raccolta sono gli Haiku stessi, ovvero dei piccoli componimenti poetici Giapponesi. Sicuramente in lingua madre rendono di più ma sono lo stesso molto significativi. Gli Haiku sono nati in Giappone e sono dei componimenti che hanno continuato a svilupparsi nei secoli in maniera sempre più delicata, cambiando di mano in mano in base a chi li scriveva. In questa raccolta sono stati inclusi degli Haiku davvero molto belli.

Lo stile per racchiudere l’intero volume è sostanzialmente molto pratico. C’è una breve introduzione alla vita dell’autore e poi una serie dei suoi Haiku – presumo i più belli – che loro hanno scritto e composto. Gli Haiku nascono in maniera molto leggera ma diventano presto una corrente affermata e molti autori decidono di seguirne le orme e la corrente mano a mano che si procede nel corso dei secoli.

Ho preferito alcuni Haiku più di altri e ho trovato la raccolta molto potente emotivamente oltre che a tratti decisamente commovente. Nonostante i componimenti siano piuttosto brevi e concisi, racchiudono molto più di quello che si pensi: la guerra, la perdita di un figlio, l’amore, l’osservare un paesaggio, un semplice pensiero sconnesso. E’ una raccolta che racchiude l’amore per gli altri, per ciò che ci circonda e per tutto quello che a volte diamo per scontato, seppur sia racchiuso in delle brevi righe.

L’unica pecca di questo volume sta sia nella grafica interna del volume, dove mi sarei aspettata più oriente, anche solo dei disegni a bordo pagina o qualcosa che rimandasse all’oriente per portare ancor di più il volume ad un livello successivo, sia il semplice fatto che avrei preso qualche Haiku in più per ogni autore, rendendo il volume sia più lungo ma allo stesso tempo anche più corposo di contenuti.

ad una ad una
si affacciano nel freddo
le stelle

sorezore no
hoshi arawaruru
samusa kana

Il libro è una raccolta poetica emozionante, delicata e sentimentalmente molto potente. Consiglio la lettura agli amanti dell’Oriente, a chi ama le poesie o le frasi brevi e concise. E’ un libro che seppur piccolo dona e regala molto al lettore. Consiglio.

Elena del Pra, che si è presa cura di tutto questo, portando alla luce in Italia la possibilità di conoscere questi componimenti la trovo una scelta molto interessante.

Il mio voto per questo libro è di: 4 balene.

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Libro acquistato

Vuoi acquistare Haiku. Il fiore della poesia giapponese da Basho all’Ottocento e sostenere il Blog? Acquista da Qui: Haiku. Il fiore della poesia giapponese da Basho all’Ottocento o dal generico Link Amazon: Amazon.

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Cosa ne pensate? Potrebbe piacervi? Fatemi sapere ovviamente, io come sempre vi aspetto e spero che possa fare al caso vostro. Un caro abbraccio.

A presto,

Sara ©

RECENSIONE #517 – IL MARTELLO NELLA TESTA DI STEFANO FORTELLI.

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Oggi sono qui per parlarvi di un nuovo libro di poesie nel frattempo che si va avanti e si leggono nuovi volumetti che sto recuperando per voi. Devo anche recuperare su Instagram ma mi sto rimettendo in careggiata piano piano quindi presto novità per voi. Spero che questo volume, comunque possa piacervi. A voi:

il-martello-nella-testaTitoloIl martello nella testa: Dark poetry
AutoreStefano Fortelli
GenerePoesia
Casa editriceHelios Edizioni
Data di Pubblicazione15 gennaio 2021
FormatoCartaceo, Ebook
Pagine71
Link d’acquisto: https://amzn.to/3fIey5j
Trama: Arriva la stagione in cui si perde la leggerezza. Quando resta poco asfalto da poter divorare e ci si rassegna all’idea che le cose, fuori e dentro di noi, non possano cambiare. Ci osserviamo e osserviamo il mondo con le sue brutture, inermi, dal braccio della morte, mentre batte incessante nella testa un martello. E arriva il momento in cui rischi di impazzire, quello in cui l’unica salvezza è gettare su un foglio bianco le frequenze di quel battere.

RECENSIONE

Questa raccolta di poesie è qualcosa che ho sentito subito dentro, subito mia, perché anch’io ho avuto quel martello nella testa per fin troppo tempo. E’ una raccolta di poesie oscure, emozionanti, coraggiose. Delle poesie che si scrivono nei momenti duri e difficili, in cui si rischia di impazzire e in cui l’unica cosa che sembra salvarci è gettare su carta tutte le emozioni che sembra ci stiano divorando. Una raccolta di poesie strazianti, che ci permettono di entrare nella testa e nelle paure più intime dell’autore così come possiamo ritrovare una parte di noi, che almeno una volta, magari abbiamo passato o attraversato.

Cosa riuscirà a trasmetterci l’autore con queste poesie? Cosa vuole dirci davvero e quanto ha da dire?

Inganni del cuore
Quante storie andate,
dentro le poesie
Rianimiamo le nostre verità
con l’afflato di un respiro
Ci inchiodiamo alla croce
lasciando libera una mano
Le scriviamo in bilico
tra la vita e la morte
per chi non leggerà.

La trama della raccolta sembra muoversi in punta di piedi, così come la raccolta stessa seppur sia di tutt’altro colore, di tutt’altro avviso e potenza. La trama è spontanea, genuina e penso sinceramente che poteva essere davvero difficile fare di meglio su questo punto di vista.

La copertina, detta francamente, non mi fa impazzire. Non per l’accostamento del soggetto utilizzato al titolo ma proprio la composizione generale dell’impostazione tra immagine, colori e font utilizzato. Probabilmente mi sarei aspettata un immagine di un uomo tormentato, uno sfondo bianco o addirittura un disegno minimal di un uomo seduto con la testa fra le mani. Non so, probabilmente c’era molto su come impostare visivamente la raccolta nel modo migliore ma immagino ci sia anche la scelta dell’autore – probabilmente – dietro al risultato attuale, quindi avrà i suoi buoni motivi al riguardo. Trovo che, personalmente, poteva essere sfruttato diversamente ma nel complesso, il titolo compensa il resto.

Il titolo della raccolta non poteva essere più azzeccato di così. Le poesie sono un vero e proprio martello nella testa, così come viene posto nel titolo, quindi quale scelta poteva essere migliore? Nessuna probabilmente. Trovo sia un titolo giusto, equilibrato e pensato nei minimi dettagli per ciò che l’autore voleva esprimere per la sua raccolta. Questo titolo porta alla mente il rumore di un martello che batte, come un qualcosa che entra dentro l’animo e s’insinua nelle pieghe della mente distruggendo ogni cosa buona, trapassando e abbattendo ogni cosa.

Ultima notte
Ho lasciato una lettera
sul frigo spento e il mazzo
di chiavi sotto lo zerbino
Ho gettato l’immondizia
nel bidone in fondo al viale
in quest’aria cha sa ancora di notte
e senza voltarmi ho proseguito
Poco importa se la leggerai,
poco, se sarai lì al mio ritorno
Dopo tutto, poco importa ora
se un giorno mi vorrai capire

Il perno centrale di questa silloge parla di tutto quello che un dubbio, un pensiero negativo o dei tarli nella testa, proprio come un martello si ritrovano a colpire l’animo di una persona fino a penetrare nelle ossa, distruggendo ogni cosa possibile. E nel momento stesso in cui il martello sembra distruggere ogni cosa c’è la parte che cerca di sopravvivere cercando di mantenere il tutto in equilibrio nonostante non sia affatto semplice.

Lo stile utilizzato dall’autore è al tempo stesso leggero nel suo modo di scrivere e dello scorrere del testo, così come è potente ciò che cerca di comunicarci. Una scrittura originale, di piacevole lettura ma che allo stesso tempo si mantiene sul dark, dando quel tocco di oscuro, di emozione dura, cruenta, che colpisce il lettore riga dopo riga, pagina dopo pagina. Le due parti, separate dallo scritto degli Scheletri nell’armadio, colpisce e, nonostante la sua stranezza complessiva del testo, il tutto completa la parte successiva alla precedente. E le due parti collimano perfettamente assieme.

Rispetto alla raccolta precedente, L’Ultimo Giorno – Versi dell’Aldilà, di cui trovate la recensione online, ho trovato questa raccolta ancor più forte ed emozionante. Fra le due ho preferito questa, sia per la maturità che per la struttura della raccolta oltre al semplice fatto che in questi versi ci si può ritrovare molto più facilmente, visto che ad ognuno di noi è capitato almeno una volta di avere come un martello nella testa. Con frasi brevi e concise e con poesie che arrivano dritte al cuore del lettore, le poesie diventano qualcosa che si vive oltre che si legge.

Due anni
Dicono, che a credere di essere
infermo, ci si ammali per davvero
Ma io non volevo ammalarmi:
questo stesso giorno di
due anni fa, volevo morire
Da allora non c’è stato giorno
in cui non lo abbia sperato
Sono ancora qui che aspetto
e solo mi consola il fatto
che di questi anni, non
mi resti alcun ricordo

Con questo libro, c’è un salto di qualità di un’autore che mi era piaciuto ma che non mi aveva colpito a pieno con la sua opera precedente. Ho trovato questa raccolta forte, diretta e ricca di coinvolgimento emotivo.

Stefano Fortelli s’insinua, s’insedia e colpisce il lettore, come il suo stesso martello che sembra averlo turbato tanto, con una raccolta originale, empatica. Un insieme Una lettura che mi sento di consigliarvi.

Il mio voto per questo libro è di: 4 balene.

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Si ringrazia l’autore per la copia omaggio

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Cosa ne dite? Fatemi sapere se lo leggerete e se pensate possa piacervi, mi raccomando! Io vi aspetto come sempre.

A presto,

Sara ©

SEGNALAZIONE #207 – RACCONTI DI AMORI E SOLITUDINI DI ZUCCHI DANTE

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Oggi sono qui per lasciarvi un nuovo volume che spero possa incuriosirvi e piacervi. Siete curiosi di scoprire una nuova raccolta di racconti? Ecco a voi di cosa parlo, lasciatevi incuriosire:

Racconti di amori e solitudini: presentazione e intervista a Dante ZucchiTitolo: Racconti di amori e solitudini
Autore: Dante Zucchi
Pagine: 100
Editore:  Lupi editore
Link: QUI

Sinossi: La raccolta “I racconti dell’argine” vuole essere un insieme di alcuni brevi racconti legati alla mia
terra, la Bassa modenese, dove l’argine del Secchia è parte fisica ed emozionale del territorio. Dall’argine i contorni dell’orizzonte ti arrivano sfuocati come passati attraverso un filtro magico di un qualche dio dispettoso che prova un sadico piacere nel nasconderti la bellezza del creato. Sull’argine nascono amori e si spengono amori in un susseguirsi di nascita e morte Alla paura atavica dell’esondazione del fiume si è aggiunta recentemente la paura del terremoto
eppure basta il sorriso di una ragazza o la mano caritatevole di uno sconosciuto perché il tuo animo possa vedere la rinascita. L’aria calda e afosa di una notte piena di zanzare, può essere anche quella spensierata di un amore inaspettato e per questo indimenticabile. Una notte nebbiosa può diventare un’occasione festosa e gioviale, dove l’amicizia e l’affetto si ubriacano di parole che superano ogni velleità, ogni offesa, liberandoti da tutti i veleni di questo mondo. L’amore che aspetti non è quello che compri con le auto di lusso sfrecciando nelle freeway americane, o nella profumata Provenza, ma probabilmente ce l’hai lì vicino a te, anche se sei nella Bassa; è sempre stato con te, basta saperlo vedere.


Raccolta premiata con menzione d’onore nel concorso “Metamorfosi”

Dal racconto: Perdere il treno

Quella sera Leo si sentiva solo e qual’é il locale dove la tua solitudine si esprime al meglio? Una
discoteca. Una discoteca affollata ed esplosiva su un divanetto con la testa appoggiata alla spalla di
una sconosciuta più nuda che vestita, con un qualche drink di troppo, con gli occhi chiusi a pensare,
a interrogarsi, a sognare, a piangersi addosso, alle occasioni perdute e alle promesse che in futuro
non sarebbe più successo. Una baraonda di sensazioni, di emozioni che giravano, giravano,
andavano e ritornavano.

Dal racconto: Quando gli dei parlavano agli uomini

….qualcuno avrebbe guardato il cielo e si sarebbe sentito solo e abbandonato da tutto e da tutti e si
sarebbe chiesto “ma non c’è nessuno lassù?” e nessuno avrebbe risposto, lasciando quella domanda
galleggiare all’infinito nell’aria dolce e profumata della notte, …
Dal racconto: Una favola moderna
«Non credo sia amore, Orazio. Solo voglia di qualcuno con cui stare e parlare senza problemi, senza
paure, senza temere di essere fraintesi» ……
«Io ti posso dire tutte le stupidate di questo mondo e poi scherzarci sopra. Anche questo vuol dire
stare insieme. Tu mi accetti e non vuoi niente da me, non pretendi nulla, solo stare qui insieme. Sai
cosa vuol dire per me? Tutto».


BREVE BIOGRAFIA dell’ autore:

Zucchi Dante è Laureato in economia e Commercio nel marzo 1975 presso l’Università di Modena. Sposato con
quattro figli. Dal 1978 ha sempre lavorato in diversi settori ricoprendo diverse figure professionali
soprattutto di carattere amministrativo. Da sempre appassionato di storia, almeno da una trentina
d’anni ha affiancato a questa anche la passione per la scrittura. Interessi ai quali poteva dedicare
solamente parte degli week-end o la notte, fino a quando nell’Aprile 2018 non è andato in pensione.
Libero da impegni professionali ha potuto così dedicarsi completamente alle sue passioni
occupandosi di storia, soprattutto alto medievale, e di scrivere racconti.


Cosa ne pensate? Fatemi sapere che ne pensate su questo volume ovviamente. Io vi aspetto come sempre.

A presto,
Sara ©

SEGNALAZIONE #205 – LA DONNINA DEI MISTERI DI RONALD ARKHAM.

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Come va? Ecco qui che arriva un nuovo week end e spero arrivi anche per voi il meritato riposo settimanale. Io in effetti non vedo l’ora che arrivi domani sera. Nel frattempo vi lascio una nuova novità in arrivo:

LA DONNINA DEI MISTERI (Italian Edition) by [Ronald Arkham]Titolo: LA DONNINA DEI MISTERI
Autore: Ronald Arkham
Pagine: 84
Data di uscita:
02 Febbraio 2021
Genere: Raccolta di racconti
Link amazon: https://www.amazon.it/dp/B08X6C6VR3/

Trama: Macabre cronache di una favolosa donnina fuori di testa

BREVI ESTRATTI

“La vita è un mosaico composto da terribili idee di ogni
genere.”

“E’ assurdo come un semplice pezzo di carta possa stravolgere il corso degli eventi.”

“Mentre i raggi delicati dell’alba accarezzavano le case dell’antico borgo, un piccolo cuoricino vivente si destò dal suo prezioso sonno.”

BIOGRAFIA

RONALD ARKHAM è lo pseudonimo di un 32enne brianzolo che lavora come Customer Care in un’azienda di energie rinnovabili. Questa sua prima pubblicazione è una raccolta composta di 8 racconti soprannaturali con una vena umoristica. La protagonista di tutte le storie è sempre Pillolina, una dolce donnina che durante episodi di vita quotidiana si imbatte in fenomeni paranormali. In estate pubblicherà il suo primo
romanzo MORTE VERDE.


Cosa ne pensate? Fatemi sapere ovviamente, io sono curiosa come sempre di sapere che ne pensate!

A presto,

Sara ©

 

RECENSIONE #511 – IL TEMPO PERSO IN AEROPORTO DI LORENZO FOLTRAN

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Come state? Oggi finalmente riprendo piano piano con le recensioni. Perdonate se per qualche giorno mi avete visto a singhiozzo ma ho un periodo un po’ confuso e ho bisogno di rimettere in linea le idee. Ringrazio tantissimo l’editore Graphe.it per avermi permesso la lettura di questo volume e anche all’autore. Eccoci che ve ne parlo subito:

41jfdmjdl._sx304_bo1204203200_Titolo: Il tempo perso in aeroporto
Autore: Lorenzo Foltran
Data di uscita: 7 aprile 2021
Pagine: 102 
Editore : 
Graphe.it

Link d’acquisto: https://amzn.to/2RTsPTv
Trama: Non una semplice antologia, ma una raccolta organica nella quale i singoli testi poetici sono organizzati in modo tale da raccontare una storia. Il tempo è il tema di questa raccolta che in tre sezioni ne esplora le molte sfumature. Esso appare come un elemento relativo che si dilata, si comprime, e che soprattutto passa, in rapporto però allo spazio dentro al quale scorre: la dimensione del sogno e della realtà alternativa dei videogame, l’ambiente non cronologico del ricordo o della riflessione, sono contrapposti allo scandire alienante della vita vera, dove il tempo è percepito soprattutto come perdita. Così il lettore procede fra giorni senza calendario o calendari appesi al muro per nasconderne le crepe; si riconosce fra ore piene e vuote, nei minuti precisi che occorrono per cucinare una pastasciutta che però risulta insipida. Insieme alla giornata si rischia di perdere talvolta la strada o il senso di sé: scrivere è allora l’antidoto al disperdersi dei propri momenti, anche quando è soltanto esaurita la pila dell’orologio.

RECENSIONE

silhouette of person across gray cloudsDopo aver letto il precedente volume di Lorenzo Foltran, In tasca la paura di volare, non potevo tirarmi indietro e dovevo leggere questo piccolo volume sulla poesia.

Il tempo è una cosa che personalmente mi ha sempre affascinato. Ci sono momenti che passano veloci, volano e altri momenti in cui tutto si comprime e il tempo sembra rallentare e da quasi il senso che non passi mai. Eppure passano entrambi nello stesso modo, lo scorrere è esattamente lo stesso, siamo noi che lo viviamo in maniera differente in base a come lo viviamo e a quale peso diamo alle cose. In questa raccolta si passa dallo scorrere veloce dei giochi e di quanto questo cambi quando uno è fermo, in attesa di qualcosa e si guarda attorno. Una raccolta sul tempo e sulla vita quella di Lorenzo Foltran, che spiazza e allo steso tempo ci accomuna tutti in un modo o nell’altro.

Misuro il tempo perso in aeroporto
all’andata e al ritorno.
(…)

La trama è decisamente molto semplice e ci introduce al mondo in cui Foltran cerca di catapultarci pagina dopo pagina. E’ una raccolta di poesie sul tempo, sulla vita e sui giochi, sui piccoli dettagli e sul punto di vista che ognuno può dare ad una piccola cosa, rispetto al punto di vista di un’altra persona. E’ una trama interessante e curiosa che cattura anche i più piccoli amanti della poesia contemporanea.

La copertina è molto minimal, anche rispetto al volume precedente. Per i libri di poesie adoro questo imprinting nella struttura del volume quindi posso dirmi soddisfatta della scelta della casa editrice di mantenere uno standard sobrio ma al tempo stesso efficace, con il titolo ben in evidenza. Sul retro della copertina troviamo comunque un disegno che rimanda ai manga giapponesi con un uomo con la valigia, in attesa, come fosse in aeroporto. Assolutamente in linea con tutto il resto. Il titolo è originale ed è questo più di ogni altra cosa – oltre al fatto che avevo già letto dell’autore in sé – a spingermi alla lettura del volume. Il tempo che si aspetta in aeroporto può sembrare lunghissimo se si attende di imbarcarsi, così come se si aspetta il ritorno di qualcuno e, se ci si sofferma sul guardarsi attorno si possono scorgere le piccole sfumature delle persone che si muovono attorno a noi e di tutto ciò che succede.

La mia preferita, tra tutte le preposte c’è anche questa volta. E’ una cosa in cui mi sono rivista quindi l’ho sentita parlarmi e dirmi sono qui per te. Eccola qui:

E’ successo davvero.
Erano giorni, luoghi
dove tu eri diversa,
anche se eri la stessa,
quella che non sei in vero
e che non sei per finta
nemmeno se per esserlo
ti sei impegnata al massimo.

planes at airport during daytimeIl perno centrale di questa raccolta è il tempo. Il tempo visto come attesa sia come piccole movenze delle persone che abbiamo a fianco o che abbiamo visto nel corso della nostra vita. E’ un tempo unico e indivisibile che ognuno vive e percepisce in maniera differente dando il proprio peso relativo in base all’angolazione in cui una cosa viene vista e vissuta. E’ una storia 

Lo stile utilizzato dall’autore si è evoluto ed ha maturato una consapevolezza maggiore rispetto al precedente volume, aggiungendo anche dei pezzi particolarmente lunghi. Nonostante questo apprezzo maggiormente i scritti brevi e concisi in cui riesce ad esprimere tutto se stesso nel migliore dei modi, molto più di quando allunga il tutto.

L’opera viene strutturata e divisa in tre parti: 

Il tempo perso in aeroporto. E’ questa la parte in cui l’autore si concentra sul tempo e analizza ogni piccolo dettaglio di ciò che riesce a scorgere e analizzare guardandosi semplicemente attorno. O almeno questa è l’impressione che sembra dare leggendo questa prima parte della raccolta. Dei pezzi che ci portano in aeroporto, seduti e in attesa della prossima partenza o dell’arrivo di qualcuno.

Sogni interattivi. Questa è la parte assai più strana e particolare oltre che originale che io abbia mai letto. Da giocatrice in alcune cose mi ci sono ritrovata e sono riuscita a comprendere la profondità di ciò che vuole cercare di trasmettere anche solo parlando di videogiochi. Qui l’autore prende il nome del videogioco e ci scrive su qualcosa di diverso dal solito, innovativo e che non mi era mai capitato di analizzare sotto quest’aspetto. Divertente, leggero e originale.

Adesso. E’ la parte introspettiva e che si riferisce – presumo – al momento stesso in cui viene scritto, quasi in concomitanza con il vissuto dell’autore stesso. Dall’alzarsi dal letto la mattina e al peso che una giornata di lavoro può portare ai ricordi a cui la mente ci consente di viaggiare. Anche qui ci ritroviamo nella modernità e nella quotidianità delle cose di tutti i giorni, spingendoci a riflettere su ciò che ci circonda.

Soppeso a coperta
il tepore nascosto
tra le piume e il lenzuolo.
Sogno appena rimosso
del sonno che è rimasto.
Ricordo, no, anzi, sento
ancora al ventre il peso:
il giorno di lavoro
passato e già futuro.

Questa raccolta di poesie ci porta in una dimensione in cui il tempo diventa assolutamente relativo, in un periodo in cui a volte il tempo sembra essere persino monotono, con giornate una uguale all’altra. Una raccolta semplice, originale e attuale. Consiglio la lettura per gli amanti della poesia e non, soprattutto per chi vede il tempo sotto una luce e una prospettiva completamente differente.

Lorenzo Foltran ci trascina nel suo mondo che potrebbe essere quello di ognuno di noi, analizzando ogni piccolo briciolo di tempo che ci circonda, come a guardare una clessidra che lentamente lascia cadere i suoi granelli. Una piccola raccolta da leggere.

Il mio voto per questo libro è di: 4 balene.

Senza titolo-2

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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Cosa ne pensate?

A presto,

Sara ©

SEGNALAZIONE #193 – DEDICATO DI PAOLO BIAGIOLI

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Come state? Eccoci qui giunti ad un altro fine settimana in cui vi lascio una nuova lettura da scoprire. Siete curiosi? Io di parlarvene si, quindi ecco a voi:

Vi segnalo un libro! - Dedicato di Paolo Biagioli ~ Passione LibriTitolo: Dedicato
AutorePaolo Biagioli
Genereraccolta
Casa editriceSelf-publishing
Formatoebook
Pagine31

Un viaggio bellissimo e commovente, a tratti persino struggente, che fa di Dedicato la cornice perfetta per una meravigliosa dichiarazione d’amore.

TRAMA:

Dedicato raccoglie le lettere d’amore piu belle, quelle piu intense, travolgenti e appassionate, scritte
dall’autore alla ragazza di cui e da sempre innamorato. Dedicato ripercorre, attraverso queste lettere,
gli anni di scuola che vanno dal loro primo incontro fino al giorno dell’addio, quando le loro strade
si dovranno, purtroppo, separare. 
Un viaggio bellissimo e commovente, a tratti persino struggente, che fa di Dedicato la cornice
perfetta per una meravigliosa dichiarazione d’amore.

BIOGRAFIA

Paolo Biagioli nasce a Jesi nel 1988. Tra le sue passioni c’è la lettura di romanzi e la chitarra. Dopo gli studi superiori si è buttato subito nel mondo del lavoro, coltivando però sempre la sua passione per la scrittura.


Vi aspetto, come sempre, qui con tantissimi libri. Fatemi sapere ovviamente che ne pensate! 
A presto,

Sara ©

RECENSIONE #454 – UN GIOCO CHE NON SONO IO DI ELISA CORDOVANI E ALICE WALCZER BALDINAZZO.

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Oggi sono qui per parlarvi di un nuovo volume che spero possa interessarvi e incuriosirvi. E’ una piccola raccolta di poesie edita NPS Edizioni che ringrazio per la lettura e per l’invio. Sono davvero felice di parlarvene. A voi:

71lajahtvzlTitolo: Un gioco che non sono io
Autore: Elisa Cordovani
Illustrazioni: Alice Walczer Baldinazzo
Curatore: Romina Lombardi
Genere: poesia
Formato: cartaceo
Prezzo: 10 euro
Pagine: 64
Uscita: 1 ottobre 2020
Link d’acquisto: https://amzn.to/3nvCJ9j
Trama: “Un gioco che non sono io” è una silloge poetica contro la violenza di genere. Una presa di posizione, per ricordarci quanto siamo fragili, vittime o carnefici dei nostri chiaroscuri e di quelli degli altri. Un invito a comprendere di quale “gioco”, psicologico e fisico, siamo succubi. E a tirarcene fuori. A dire NO, scegliendo l’amore per se stessi e per gli altri. Le poesie di Elisa Cordovani raccontano in modo lucido, profondo, straziante e lenitivo insieme, lo stupro non di un corpo, non di una mente, ma di una vita intera. Le donne ritratte nei versi vanno fino in fondo al proprio dolore, per capirlo, ma soprattutto per essere consapevoli di potergli sopravvivere. Sono donne che si trasformano nella vergogna che provano, nelle lacrime che pensano di non aver diritto a versare, negli occhi feriti dei loro padri e madri. Donne, i cui volti e pose, ritratti da Alice Walczer Baldinazzo, sono figure magnifiche che si fanno amare e ripudiare al medesimo tempo, senza che si riesca a dimenticarle.

RECENSIONE

selective focus photo of pink petaled flowersQuesta raccolta di poesie racchiude il Gioco. Come descritto nella prefazione di questo volumino davvero interessante, il gioco nasce come una cosa che da bambini è caratteristica e mano a mano che si cresce questo termine prende – a volte – delle pieghe sbagliate, come il famoso “prendersi gioco di qualcuno”. Ecco, questa raccolta è una silloge sulla violenza ma anche su quel gioco che nessuno (in questo caso direi nessunA) è più disposta a giocare. Non si è più disposti a stare alle regole di questo gioco che talvolta finisce per diventare triste, malinconico, persino violento e brutale. Le donne descritte nel loro sbocciare lento e bellissimo come un fiore e a tutti i percorsi difficili che sono costrette ad affrontare, in un mondo in cui ci vuole sempre più deboli, e noi dobbiamo cercare di mantenerci più forte. E dimostrarlo costantemente.

Vorrei mi ricordassi,
andandomi a cercare
nella bellezza mia perduta,
cadendo all’indietro,
in voci chiuse, memorie e illusioni di un’ora.

La trama è particolare e invita il lettore ad aprire il cuore a questa raccolta e ad abbandonarsi alla lettura di questo piccolo volume. Trovo che sia una trama autentica, sincera che spinge a raccogliere questo libro fra le mani, ad acquistarlo e ad accudirlo. Un libro da tenere sul comodino come monito, come forza. Una trama forte e autentica.

La copertina è davvero bellissima e visivamente, e rende l’idea di ciò che il volume rappresenta. La donna con quelle due mani in più che si muovono intorno a lei mentre le altre le coprono il volto. Assieme al titolo attirano davvero l’attenzione e questo racconta tanto. Il gioco, un gioco che non fa la persona, che non fa la donna e che non la rende cartapesta e un qualcosa di friabile, che si può calpestare.

Ho combattuto 
fino a essere
sapore della sconfitta.

Che a diventare 
uomini
si lascia segni,
senza mai darci un
nome.

person holding quartsIl perno centrale di questa raccolta di 

Lo stile utilizzato dall’autrice è melodioso, articolato e riesce a rendere intensamente la tematica trattata. Ho apprezzato tantissimo la prefazione e la spiegazione con cui l’autrice da significato ancor maggiore alla sua raccolta di poesie ivi raccolte.

Le poesie portano diverse tematiche importanti come Lo stupro ma anche diverse poesie dedicate ai genitori di Elisa Amato, ammazzata nel 2019, vittima di Femminicidio a Prato. Delle poesie che toccano nel profondo e che possono essere indirizzate a qualunque genitore abbia visto morire le proprie figlie di questa brutale barbarie ingiustificata e violenta. Una raccolta importante, forte e necessaria. 

Non ho amato alcuni passaggi nelle poesie che risultano forzati e non chiudono la poesia in modo leggero e veritiero ma quasi come se non si sapesse come chiudere. E’ capitato solo poche volte ma ho apprezzato molto i versi racchiusi dall’autrice in questa raccolta.

Le illustrazioni all’interno del volume sono uniche e stupende. L’illustratrice rende le poesie nella raccolta uniche e speciali.

Certe ore credute eterne
mi guardano i tuoi occhi,
mi mormorano come l’estate passata al mare
avvampa il tuo nome
dentro i miei occhi, di sale
e bruciore narra una notte,
l’ultima, la tua.

Consiglio questo piccolo volume agli amanti di poesie e non. E alle donne, a tutte le donne forti, coraggiose e a tutte coloro che hanno bisogno di una voce. Un libro dolce, intenso, forte.

Elisa Cordovani scrive una raccolta di poesie ricche di coscienza, di forza, dolore ed emancipazione. Poesie che portano ricordi, consapevolezze, rendendo questa raccolta di poesie toccante e indispensabile.

Il mio voto per questo libro: 4 balene e mezzo.

quattro e mezzo

Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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Cosa ne dite? Fatemi sapere che ne pensate e se lo leggerete. Mi raccomando!

A presto,

Sara ©

RECENSIONE #402 – SE C’E’ UN POSTO BELLO DI GIO EVAN

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Eccomi con una nuova recensione per voi che spero possa interessarvi. Seguo la pagina di Gio Evan da secoli praticamente, fin dai suoi primi pezzi e siccome non ho mai avuto modo di leggere il suo volume nonostante ce ne siano anche di precedenti. Ringrazio la Rizzoli per avermi permesso la lettura e ve ne parlo subito:

41ifcicxxilTitolo: Se c’è un posto bello
Autore: Gio Evan
Pagine: 208
Data di uscita: 5 maggio 2020
Link d’acquisto: https://amzn.to/3dNwGqF
Trama: La poesia non può cambiare il mondo. Il mondo è troppo robusto per chinarsi di fronte a tanta tenerezza. Il mondo ha guerre nel sangue, fucili nei baci, ha porti chiusi, navi piene di amori nuovi che non trovano terra ferma, qui, nel mondo. Perciò la poesia non può cambiare il mondo, è vero, però può cambiare me, può cambiare noi. Può aiutarci in un periodo di merda, può consigliarci la prossima mossa, può farci venire un’idea buona, può aiutarci a realizzare i sogni, può cambiare l’approccio del cuore. La poesia, ecco, la poesia non può cambiare il mondo però può cambiare un bambino, una signora, un padre, un giardiniere, noi. E noi possiamo cambiare il mondo.

RECENSIONE

La raccolta di Gio Evan è un’inno poetico all’amore, alla vita e, come arte è vero, non può salvare il mondo. Però, allo stesso tempo, se alle parole ci si da peso, importanza o anche solo semplicemente il valore che meritano qualcosa dentro di noi può veramente cambiare, sopratutto se queste parole non restano semplicemente solo tali.

Cosa vuole comunicarci l’autore? Cosa con le poesie cerca di donare al lettore? Cosa troveremo in questa meravigliosa raccolta di Gio Evan?

fuori
era solo tempesta
bufera
tornado
cicloni
uragani
ma eravamo vicini
ed era questo
nonostante tutto
il nostro
momento giusto

La trama è ciò che l’autore si trova a scrivere alla fine del volume, una sorta di convinzione che lui aveva da bambino e che si è ritrovato a maturare nel corso del tempo. Caro Gio, probabilmente non leggerai mai queste parole e la poesia non salverà il mondo, ma la tua poesia è un dono che riesce a regalare emozioni e sensazioni comuni, quotidiane, che arrivano dritte al cuore.

La copertina, rispetto alle copertine dei suoi libri precedenti, devo essere sincera ma non mi fa impazzire. Però si collega molto bene alle illustrazioni che troveremo all’interno del volume quindi ce la facciamo piacere, mettiamola così. Il titolo è davvero carino ed incoraggiante sia per il lettore curioso che per la storia stessa perchè racchiude tutto ciò che l’autore cerca di includere in questo volume.

E siamo andati
a una mostra d’arte
ed io ho guardato te.

Il perno centrale di questa raccolta è l’arte. Parte dalla copertina e si propaga in tutto il volume lasciando al lettore i sentimenti mostrando sia la poesia come forma d’arte come per quanto vale con i sentimenti e tutto ciò che viene narrato. Anche i sentimenti, il fatto di mostrarli e di renderli autentici è una forma d’arte ed è proprio questo che l’autore cerca di comunicare.

Lo stile utilizzato è dolce e di lettura scorrevole. La raccolta si compone di tanti e diversi scritti di piccola o media lunghezza di cui, alcuni, si incastonano in vere e proprie cornici di quadri. Si mantiene, quindi, fedele alla rappresentazione che ci viene mostrata in copertina. La poesia non salverà il mondo, come dice anche l’autore ma è una forma d’arte e come tale va protetta, resa unica e mostrata a quante più persone per far si che la si ami per ciò che è.

Seguo la pagina Facebook di Gio Evan praticamente da secoli ma non avevo mai letto un suo libro, solo i scritti che vengono pubblicati sul social. Queste poesie, alcune già lette sui social da lui pubblicate, sono un piccolo ritrovo per chi cerca conforto, condivisione o una singola emozione che può aver provato in qualsiasi momento. Ebbene si, Gio Evan ci parla per la maggior parte di amore e della persona che ha al suo fianco o magari di una persona che vorrebbe – questo non lo so – ma sa parlarci anche di quotidianità, di amicizia, persino della nonna. L’autore riesce a mostrarci il quotidiano con leggerezza, semplicità e tanta passione per ciò che scrive.

Una lettura piacevole anche se a tratti piuttosto ripetitiva. Non so, ad un certo punto mi sembrava di essere entrata in un loop già visto ed avrei voluto leggere anche qualcosa di diverso, esattamente come quando ci parla della nonna. Sicuramente l’autore riesce bene nelle frasi brevi, intuitive, che arrivano dritte al cuore e di cui tutti possono fare tesoro. Nei testi lunghi, sopratutto quando sono tanti, sembra quasi perdersi nelle sue stesse righe elogiando il mondo, l’amore e quant’altro, tralasciando tutto il resto. Quindi, sicuramente preferisco leggere l’autore sui social in cui – ogni qual volta – mi imbatto. Perché i suoi scritti a volte, sembrano colpirmi proprio nel momento esatto, non so, non così tutto impacchettato e pre-confezionato. Ma ovviamente è solo l’impressione dovuta dal fatto che siano lette tutte assieme.

se ti senti giù
tu chiamami
che vengo a tirarti su
chiamami anche
se non hai voglia di tirarti su,
vengo uguale,
che è anche questo l’amore,
sprofondare insieme

La raccolta di poesie è una vera e propria opera d’arte come viene rappresentata dallo stesso autore all’interno del volume con i suoi brevi scritti incastonati nei quadri. Un piccolo gioiello che mi sento di consigliare.

Gio Evan ci mostra la bellezza dei sentimenti scritti su carta, ci ricorda la poesia autentica, quella che porta emozioni vere in cui tutti possono ritrovarsi. Una lettura che, nella maniera più assoluta possibile, consiglio.

Il mio voto per questo libro è di: 4 balene.

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Si ringrazia la casa editrice per la copia online

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Cosa ne pensate? Fatemi sapere bei lettori se può piacervi e se lo leggerete. Mi piacerebbe avere vostre opinioni.

A presto,

Sara ©

 

RECENSIONE #373 – COME ACQUA VERSATA NELL’ACQUA DI CLAUDIA BERGOMI.

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Eccoci qui che vi porto una nuova recensione. Ringrazio l’autrice per avermi permesso di leggere il suo libro. Spero che questa raccolta possa incuriosirvi. A voi:

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Titolo: Come acqua versata nell’acqua
Autore: Claudia Bergomi
Casa Editrice: Youcanprint
Pagine: 102
Formati: cartaceo e ebook
Genere: Fantasy
Link d’acquisto: https://amzn.to/2P87yRI

Trama: Questi racconti trasportano il lettore in mondi tra il reale e il surreale. Sono scritti con una penna leggera, che a tratti si tuffa nel profondo per poi sfiorare immagini da vertigine. Questa è una raccolta di incontri: l’incontro, al ritmo di un valzer, di un ladro e dell’antica signora a cui sta svaligiando la casa, l’incontro di lui, neppure tanto sicuro di esistere, con lei, che lo segue in un viaggio al confine tra la realtà e il sogno, l’incontro di Simone, che nel cassetto ha un biglietto per l’India, con Luce, “una lucciola senza insetto, un punto nell’aria senza buio”, l’incontro di nessuno con nessuno, come acqua versata nell’acqua.

RECENSIONE

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Questa raccolta di racconti, è un insieme di dodici storie che si intrecciano fra loro sotto un unico denominatore comune. Il fatto dell’illusione, del sogno che si mescola alla realtà lasciando al lettore il dubbio di trovarsi in un mondo strano, che sembra sfuggire di mano sia allo scrittore che al lettore stesso. Un insieme di storie che attraversano un sogno e cercano di portarci e proporci metafore interessanti.

Cosa succederà ai protagonisti di queste storie? Riusciranno a raggiungere l’India? Troveranno, l’elefante e la mosca, ciò che cercano?

Lei gli si sedette accanto senza dire una parola, ma guardando verso lo stesso punto in lontananza. Restarono così. Poi lei lo guardò aspettando i suoi occhi, finché questi giunsero. Avrebbero voluto incontrare le labbra, ma si fermarono all’idea. Lei si alzò, tornando sotto la pioggia, ripercorse la via che porta all’entrata del parco, una panchina, due panchine, uscendo e scomparendo.

La trama è semplice e originale, sicuramente incuriosisce. Una raccolta di racconti unici e originali che si distinguono per la loro particolarità.

La copertina è particolare e riporta una delle illustrazioni che sono presenti all’interno del volume disegnati da Rebecca Pannell. Una copertina semplice ma allo stesso tempo molto bella che riprende una delle più belle illustrazioni del volume.

brown mammoth on middle of woods during daytimeL’ambientazione non è specificata, come non lo è l’epoca ma posso dirvi che il titolo è assolutamente originale e rende bene ciò che l’autrice cercava di trasmettere. Versare acqua su acqua è inutile se non si ha un qualcosa di abbastanza capiente a contenerla quindi credo che il significato di questa raccolta sia abbastanza significativa e rappresentativa bel suo titolo.

Sul mare. – Dove hai imparato a volare? – – In sogno. – – Hai già volato fino a una stella? – – No, ma una volta ho quasi preso una stella cadente per la coda. – – Vogliamo alzarci di nuovo? – chiese lui. – Sì. – Lei divenne biglia e gli rotolò in tasca. Lui tornò a volare, questa volta verso la terraferma.

I personaggi di questa raccolta sono vari e, ovviamente, ognuno con la propria peculiarità. A spiccare più di tutti sono sicuramente l’elefante e la mosca che sono chiusi nel cassetto. O i due ragazzi che vogliono raggiungere l’India. Gli altri racconti, seppur interconnessi in qualche modo non spiccano come questi che sono il vero epicentro di tutta la storia.

È ora di partire. – dissi. – Per dove? – – Non domandare. – – Per dove? – – Per dove si è sempre e non si arriva mai. – – È lì che voglio essere! – – Togli il voglio. – – Ah, già. – (Silenzio)

Il perno centrale di questi dodici racconti è il bilico fra sogno e realtà. In questi racconti, niente sembra essere normale se non lo strano viaggio verso l’India. Al di là del comprensibile c’è il mondo dei cassetti, il mondo dell’illusione, i sogni ed, infine la realtà brutale e sconosciuta.

Lo stile utilizzato da questa raccolta è scorrevole ed essendo piuttosto breve si legge in pochissimo tempo con tutta serenità. Una raccolta di dodici racconti brevi, alcuni solo con pezzi di dialogo che intercorrono fra i vari soggetti.

Ho apprezzato un racconto in particolare, quello del vicino di casa, forse il più reale fra tutti e quello che mi ha lasciato molto più di quanto abbiano fatto gli altri. Nonostante ogni storia abbia una morale e una finalità particolare che richiede attenzione e non solo una lettura superficiale, alcuni racconti arrivano in maniera confusa e non troppo chiara. Quindi ammetto che in alcuni punti, nonostante sia leggero e fluido, abbia avuto problemi di comprensione nel collegamento delle vicende che sembrano saltare da una all’altra.

Nonostante questo, tutto è strutturato in maniera che il lettore riesca a ritrovare una leggerezza e dei messaggi importanti.

– Com’è l’India? – – È bellissima. Un continuo fermento, movimento. Una sinfonia di colori e profumi, sapori e suoni. E ci sono gli elefanti, in quel gran fermento da formicaio li vedi da lontano, grandi, camminano un passo dopo l’altro prendendosi il tempo di portare con sé tutto il loro peso. Poi uno ti passa a fianco, ha quell’odore inconfondibile di elefante, continua per la sua strada e ti restano davanti agli occhi le sue impronte, tonde e ben marcate.

Il libro è emblematico e surreale. Non una raccolta per tutti o che tutti riudcirebbero ad apprezzare per la sua singolarità ma la consiglio a chi ama racconti che si muovono fra sogno e realtà. Siete pronti per questo viaggio?

Claudia Bergomi scrive una raccolta che trasporta in un mondo trascendentale, in un luogo dove i sogni sembrano collegarsi alla realtà.

Il mio voto per questo libro è di: 3 balene.

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Si ringrazia l’autore per la copia omaggio

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Che ne pensate allora? Pensate possa fare per voi? Io, nel frattempo, vi aspetto!
A presto,
Sara ©