RECENSIONE #326 – NON QUI, NON ALTROVE DI TOMMY ORANGE.

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Sono qui con voi per portarvi l’ultima recensione della settimana. Era un po’ che dovevo parlarvi di questo libro, lo so, ma presa da tante letture ha finito per scalare un pochino. Ringrazio la Frassinelli per avermi dato l’opportunità di lettura. Ecco qui che ve ne parlo subito:

9788893420518_0_0_626_75Titolo: Non qui, non altrove
Autore: Tommy Orange
Genere: Fiction
Data di uscita: 12 Febbraio 2019
Link d’acquisto: https://amzn.to/2ZpNXUb
Trama: Ogni anno, a Oakland, in California, gli indiani d’America organizzano un raduno, una grande festa della nazione perduta e impossibile da dimenticare. Ogni anno, oltre le perline colorate, le penne fra i capelli e il folklore turistico delle riserve, migliaia di nativi del Nord America confluiscono lì da altre città, dove vivono senza sentirsi mai a casa. Si ritrovano per cercare l’uno nell’altro una patria, per riavere un luogo che, almeno per un giorno, sia di nuovo solo loro. E ognuno lo fa a modo suo. Il giovane Dene tiene viva la memoria dello zio raccogliendo testimonianze per un documentario. Edwin entra a far parte dell’organizzazione del powwow, come i nativi chiamano l’evento, per conciliare le sue origini miste. Jacquie cerca di riprendere le fila della sua vita disperata attraverso quella famiglia che non sa più di avere. E così, insieme agli altri formidabili personaggi che popolano il romanzo, con le loro storie maledette e potenti che si intrecciano l’una all’altra, quegli uomini e quelle donne si preparano a vivere una giornata speciale, che si rivelerà fatale per tutti.

RECENSIONE

white and blue dream catcherLa storia non ha un vero e proprio inizio preciso. Possiamo dire che questo libro è la raccolta di un insieme di testimonianze, di indiani di oggi che hanno conservato dei frammenti delle loro origini e delle loro tradizioni o che si riscoprono tali durante il percorso stesso di questa storia. Non qui, non altrove riporta la vita di diversi indiani d’america moderni che sono collegati inesorabilmente l’un l’altro e che stanno per incontrarsi al raduno che si tiene ogni anno a Oakland, in California per ricordare a tutti ciò che sta andando mano a mano sempre più perduto.

Chi sono i protagonisti di questa storia? Cosa li accomuna l’un l’altro a parte le loro origini indiane? Cosa succederà loro nel corso della storia e quali consapevolezze riceveranno da tutto questo?

Un tempo ci chiamavano indiani da marciapiede. Ci chiamavano indiani di città, superficiali, inautentici, rifugiati senza cultura, mele. Una mela è rossa fuori e bianca dentro. Invece siamo quello che hanno fatto i nostri antenati. Siamo il modo in cui sono sopravvissuti. Siamo i ricordi che non ricordiamo, che vivono in noi, e che non sentiamo.

La trama incuriosisce anche se il raduno è il fine ultimo di questa storia. Tutto ciò che racchiude questa storia è il prima e la vita di queste persone che una dopo l’altra si uniscono per un fine comune.

La copertina è senz’altro molto bella ed è stata lasciata come l’originale, cosa che ci piace. Rappresenta al tempo stesso gli indiani d’america e le piume che sono un quasi “l’emblema” della loro cultura. Una copertina davvero intrigante che con il suo colore trasmette forza, spirito e un qualcosa che si conserva lì, all’altezza del cuore. Il titolo è curioso e lo trovo davvero bello. Oltre a trasmettere il semplice fatto che ormai ciò che è la loro identità no è ne qui ne altrove, trasmette ciò che ricerca ogni singolo personaggio all’interno di questa storia. E questo non risiede ne qui, ne altrove ma dentro ognuno di loro, dentro ciò che sono. 

person kneeling in front of bonfire outsideL’ambientazione non è propriamente definita visto che i personaggi sono diversi. Il punto comune è comunque l’america e il fatto del raduno Powwow che si tiene in California come ogni anno. L’epoca di questi racconti è moderna e ambientata ai giorni nostri, una storia di indiani d’america moderni, che sopravvivono a ciò che hanno perso per sempre, trasportando al loro interno ancora molto di ciò che sono stati in passato.

«Devi conoscere la storia della tua gente. Come sei finita qui dipende da quello che hanno fatto gli altri per fartici arrivare. Noi orsi, voi indiani ne abbiamo passate tante. Hanno cercato di sterminarci. Ma per come la raccontano loro, la Storia sembra una grande, eroica avventura in una foresta vuota. E invece le foreste erano piene di orsi e di indiani. Sorella, hanno tagliato la gola a tutti noi.»

Devo essere onesta, ci sono personaggi e personaggi e ci sono pure storie e storie. Dico questo perchè alcuni di questi personaggi sono perlopiù inutili e sembrano quasi inseriti per allungare il brodo, come Tony Loneman. Altri invece, sono riusciti a catturarmi e mi hanno tirato avanti portandomi fino alla fine pur di scoprire come sarebbe andata a finire per loro. Uno dei personaggi che sicuramente ho preferito è stata Blue ma anche altri sono riusciti a catturarmi. 

Alla fine del libro c’è, comunque, la lista di tutti i personaggi che vengono citati all’interno della lettura se vi sentite spaesati e non riuscite a comprendere i vari collegamenti. Questi ultimi sono molto chiari mano a mano che procede la lettura ma è stato un bene mettere una lista così da rendere più chiaro il tutto.

«Cosa significa per te, quando uso la parola ‘storia’?» «Non lo so», dice Orvil. Senza pensarci accavalla le gambe come Dene. «Prova a pensarci». «Significa raccontare agli altri qualcosa che ti è successo». «Giusto. Fondamentalmente è così. Ora raccontami qualcosa che ti è successo». «Tipo?» «Decidi tu. E’ come hai appena detto. Non dev’essere per forza una cosa importante. Dimmi qualcosa di te che ti sembra particolare, la prima cosa che ti viene in mente».

man wearing headdressIl perno centrale di questa storia è il raduno Powwow che si tiene ogni anno ad Oakland in California. E’ il fine ultimo della storia e ciò per cui tutti i personaggi, almeno in parte, sono accomunati e legati l’un l’altro. Tutti vogliono andare a questo raduno, quindi in un modo o nell’altro diventa una cosa principale per il lettore.

Lo stile è stato abbastanza semplice anche se un tantino artificioso. La storia si suddivide su tanti punti di vista che uno dopo l’altro si susseguono, ricorrendo a volte nel corso della lettura. Essendo tanti però, tendono a confondere un poco il lettore che, almeno all’inizio non riesce davvero a comprendere cosa sta succedendo. Eppure, nonostante questo sia strano e confusionario, funziona. E funziona molto bene. Perchè il lettore conoscerà diversi personaggi che sembrano avere l’unico punto in comune quello di essere indiani ma c’è molto di più. Torna a galla un’intera comunità e una serie di credenze che ognuno di loro credeva perdute o dimenticate. Tutti i personaggi si intrecciano tra loro in un modo o nell’altro con il fine comune del raduno Powwow ma, quando intrecciano le loro vite, intrecciano le loro esperienze e mettono a nudo se stessi, ritrovando le identità che, molto di loro, credevano di non avere o che non era così chiara come sembrava. Cose che ho amato molto sono il Prologo e l’Interludio che letteralmente mi hanno catturato e affascinato al tempo stesso. Non vi dirò di più perchè dovrete sicuramente scoprirlo.

Quello che sto ancora cercando di capire è il finale di questa storia. Laddove sono riuscita a comprendere ciò che l’autore volesse dire con questa storia e tutto quello che denuncia o che riporta alla luce della cultura e delle tradizioni indiane, non sono riuscita con questo finale sconcertante. Perchè questa scelta? Per me resta ancora un vero e proprio mistero.

La ferita che si aprì quando i bianchi arrivarono qui e presero tutto quello che si presero non si è mai rimarginata. E una ferita non curata si infetta. Diventa una ferita diversa, allo stesso modo in cui la storia di quanto è accaduto veramente è diventata un altro tipo di storia. Tutti i racconti che in tutto questo tempo non abbiamo narrato, che non abbiamo ascoltato, fanno semplicemente parte di ciò che dobbiamo guarire. Ma non siamo abbattuti. E non commettete l’errore di definirci resilienti. Non essere stati distrutti, non essersi arresi, essere sopravvissuti, non è motivo di vanto. Definireste resiliente la vittima di un omicidio?

Il libro è stato pesante in alcune cose e per certi versi, perchè descrittivo e quasi monotono sotto certi aspetti. Ma in la ricchezza di questo libro sta nelle singole storie e nella vita delle singole persone consentendoci di capire quanto una singola cosa conti, quanto l’identità indiana stia andando perduta sempre più nel corso degli anni e quanti cercano ancora oggi di mantenerla viva. Consiglio questa lettura agli appassionati del tema e ai curiosi. Non è una storia facile, scorrevole o piacevole ma vi entrerà nelle ossa proprio per questo.

Tommy Orange è la voce moderna e testimonianza di ciò che sono oggi gli indiani d’america o almeno quello che di loro è rimasto. Una storia che unisce diversi punti di vista e che racconta di identità, di speranza e di credenze. Da leggere.

Il mio voto per questo libro è di: 4 balene.

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Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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Sara ©