INTERVISTA # A CHRISTIAN ANTONINI – CONOSCIAMO L’AUTORE.

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Finalmente dopo tanto tempo sono qui a parlarvi di Christian Antonini, con le domande che gli ho posto dopo aver letto praticamente tutti i suoi libri, mi manca soltanto Fuorigioco a Berlino che conto di recuperare quanto prima. Detto questo, come non parlarvi di questo autore e dei suoi libri? Come non “svelare” dei piccoli segreti su di lui a tutti voi lettori? Se siete curiosi dei suoi libri ne ho parlato qui:
Una lettera coi codini: Recensione
I ribelli di Giugno: Recensione
Le parole nel vento: Recensione
Il cacciatore di nubi: Recensione

Vi lascio alla bella intervista e alle bellissime risposte che mi sono state fornite. Ci sarà un po’ da leggere, spero vi piacerà e vi intratterrà!

1. Christian Antonini, autore di tanti libri per giovani ragazzi, non conquista solo i più piccoli ma riesce a toccare delicatamente il cuore di tutti. Cosa ti ispira in tutto questo? C’è sempre la bambina coi codini dietro ogni tuo lavoro? Testi le tue letture prima su di lei?

Scrivere a 360° - con Christian Antonini - Ad un trattoSofia, mia figlia, è spesso un punto di riferimento e con lei parlo delle mie storie, anche perché è spesso
dietro le mie spalle quando scrivo al computer oppure quando annoto nei miei quaderni. Sfoglia i libri che prendo in biblioteca e spulcia i miei ritagli. Ha una curiosità vorace ed onnivora (e sono molto felice di questo). Tuttavia non collaudo su di lei le mie storie. A volte le dico cosa succede, cosa mi ha dato lo
slancio. E lei, spesso, si incuriosisce. A ispirarmi non è propriamente lei, ma la sua curiosità e il modo in
cui una bambina guarda il mondo (ha nove anni e mezzo, ora). Cerco di capire cosa coglie lei e come, di
sintonizzarmi sulla sua prospettiva, ecco. La mia editor (la bravissima Barbara Gozzi, possa la sua penna
restar sempre affilata) mi dice spesso di immaginare di raccontare le mie storie a una bambina o a un
bambino, guardandolo negli occhi e cogliendo quello che comprende. Un buon metodo per tarare la
scrittura, per fortuna poi lei interviene ad aiutarmi.

2. Ogni volume si contraddistingue per la particolare peculiarità di utilizzare dei personaggi storici che
non vengono riportati su i libri di testo ma che, a loro modo, hanno fatto qualcosa di importante. Come nasce questo meccanismo? Cosa ti affascina di tutti i personaggi di cui hai scritto? E qual è il tuo preferito fra quelli di cui hai scritto fino ad ora?

Si tratta di una conseguenza. Quello che mi colpisce è la vicenda, la storia, e la possibilità di raccontarla
in un libro per ragazzi o un racconto. Da qui, poi, esce l’esigenza di conoscere e raccontare un
personaggio più o meno storico e il contesto (di eventi e persone) in cui si è svolta la sua vita. Spesso la
tenacia, l’ingegno oppure il percorso di crescita di un personaggio mi affascinano. In questo periodo mi
piacciono particolarmente le storie di persone che riescono a cambiare la propria vita partendo da
condizioni e situazioni apparentemente “bloccanti”. Mi piacciono le scelte importanti, fondanti, quelle che
ti cambiano. Sono tanti i personaggi che mi piacciono. Pancho Villa è uno di questi: omone burbero,
pistolero, ladro di bestiame, guerrigliero e governatore, praticamente analfabeta, ha fondato cinquanta
scuole in Messico. E ogni volta che i suoi soldati conquistavano una città, faceva radunare tutti i liquori in
piazza e li versava per terra: i suoi guerriglieri erano liberatori, non saccheggiatori, quindi voleva evitare
che si ubriacassero. Mi piace molto anche Bessie Coleman, di cui ho parlato in un racconto per il
sussidiario scolastico di Giunti: è stata la prima donna nera a diventare pilota acrobatica. E poi… be’, poi
c’è il Comandante Von Muller dell’Emden. Un corsaro gentiluomo, un ufficiale prussiano, un uomo
capace di combattere una guerra senza perdere la propria umanità. Tutta gente che ha fatto scelte
importanti e che ha preso nelle proprie mani la vita.

ProposteDiLettura: I ribelli di giugno di Christian Antonini | Moony  Witcher…il blog!3. Riallacciandoci al discorso dei personaggi storici, c’è qualcuno che ti ha colpito più di altri e che ti ha sempre ispirato? C’è qualcuno che ti ha fatto dire, avrei voluto farlo io?

I personaggi storici, da Pancho Villa al comandante dell’Emden di Il cacciatore di nubi, fanno tutti cose davvero enormi. Li ho ammirati molto per la loro umanità (Pancho Villa era quasi analfabeta, ma innamorato del cinema, per esempio). Mi hanno colpito molto le bibliotecarie a cavallo de Le parole nel
vento. Persone reali, donne e ragazze come milioni di altre, che però facevano una cosa fantastica, portare i libri a cavallo in giro per le colline del Kentucky, nel 1935. E poi c’è Aristides de Sousa Mendes, il console portoghese che ha salvato più di diecimila ebrei. Ma questi sono personaggi enormi. Devo dire che ammiro però la scelta di un personaggio non storico. In Fuorigioco a Berlino c’è un padre, un capitano della polizia, che viola tutte le regole a cui dovrebbe ubbidire per il bene di sua figlia. Ecco… spero che, se un giorno dovesse presentarsi una situazione analoga, vorrei avere la sua stessa forza.


E comunque anche guidare un treno a vapore lanciato per il deserto del Messico come in Una lettera coi
codini oppure comandare un incrociatore corsaro come ha fatto davvero Von Muller sono cose molto in
alto nella mia lista di cose da fare.

4. Quando decidi di scrivere una nuova storia, in quale modo decidi di lasciarti trascinare dal personaggio e cosa ti cattura in loro? In che modo decidi di basarti per il loro carattere e per il personaggio protagonista – e ragazzo – da affiancargli? Quanto studio c’è dietro tutto questo?

three assorted-color horses standing on green grassLo studio è fondamentale. Si tratta della vita di persone esistite davvero e credo sia una cosa che si possa raccontare solo portandole molto rispetto. E questo significa documentarsi. Quindi cerco libri su di loro e su quello che hanno fatto, faccio ricerche in biblioteca oppure online, guardo video e documentari e, se possibile, parlo con persone che ne sanno più di me. A catturarmi è un gesto, un comportamento, la personalità, il modo di reagire di fronte agli eventi. Mi piacciono le grandi scelte, i punti di svolta e i bivi. Mi piace quando una persona prende in mano la propria vita e sterza. Cerco di ricreare la loro personalità basandomi su quello che trovo, ma è chiaro che, a un certo punto, deve intervenire l’invenzione. I personaggi protagonisti – bambine o adolescenti – vengono “costruiti” per portare avanti la storia, quindi devono avere in sé le risorse a superare gli ostacoli, magari scoprendo queste risorse attraverso la conoscenza con i personaggi storici. Oppure per reazione o effetto diretto, magari perché ispirati. In fondo si tratta di un “gioco di ruolo”: devo immaginare cosa farebbe un personaggio in una data situazione, ma anche cosa dovrebbe fare per arrivare all’effetto di cui ho bisogno per portare avanti o risolvere la vicenda. E sì, serve molto studio e molta preparazione.

5. Nelle varie storie sono stati utilizzati tanti mezzi di trasporto differenti: dal treno in “Una lettera coi
codini”, alla nave ne “Il cacciatore di nubi” ai cavalli in “Le parole nel vento”. Qual è il tuo mezzo di
trasporto preferito? E’ stato difficile sentirsi a bordo di una vecchia nave da guerra o a bordo di un vecchio treno?

Tra tutti quelli di cui ho parlato il preferito è il cavallo, non c’è dubbio. Molti anni fa ho fatto molti
trekking in sella, in giro per i monti della Valsassina, oppure in Sicilia e quelle esperienze mi sono rimaste
dentro. Per la nave da guerra o il vecchio treno la cosa è stata diversa, non ci sono mai stato davvero, non
nel ruolo dei miei personaggi, però era importante che io sapessi cosa descrivere e cosa raccontare e
quindi mi sono documentato molto. Una parte di questo mestiere che mi piace molto. Ho parlato con
amici, letto molto, fatto ricerche… e ho scoperto mondi nuovi. Comunque, detto tra noi, la primavera prossima esce un mio nuovo romanzo con un “mezzo di trasporto” che sicuramente batterebbe tutti gli altri nella mia graduatoria: un grosso rettile alato e sputafuoco, di nome Aivarthiss e sulla sua groppa c’è Arvis, una principessa guerriera.

Il cacciatore di nubi - Christian Antonini - Libro - Piemme - One shot | IBS6. Il cacciatore di nubi, la tua ultima pubblicazione porta con sé un personaggio molto più difficile rispetto ai precedenti: viziato, svogliato, pigro. Ma porta con sé anche un legame famigliare padre-figlio difficile e incompreso dal figlio che pensa di non valere granché agli occhi di suo padre. Quanto l’affetto e la stima dei nostri genitori influisce su ciò che diventeremo e ciò che sogniamo di diventare? Quanto ha influito sulla struttura di questo personaggio, il legame con i tuoi famigliari? E quanto ha influito nel costruire Tristan?

Tristan è molto diverso da me e la sua storia è estremamente differente dalla mia. Ho sempre avuto un ottimo legame con la mia famiglia, quindi non mi sono ispirato al mio vissuto per questo libro. Invece mi sono documentato tanto e ho fatto “gioco di ruolo”, immaginandomi quali potessero essere le motivazioni e le leve di un personaggio simile. La stima e l’affetto dei genitori – che sono figure di riferimento – sono fondamentale nella formazione di un nuovo essere umano. Madri e padri sono sempre l’esempio su cui si forma la personalità e il comportamento dei figli. Tanto nel bene quanto nel male.

7. Quale sensazione provi nel tornare bambino/ragazzo in ogni storia che scrivi? Ti immedesimi un po’ nei tuoi protagonisti? Quanto di te c’è in loro?

Be’, mi piacciono le storie e mi piacciono i contrasti, quindi mi diverte molto immaginare le vite di questi
personaggi e trovo molto stimolante pensare a come agirebbero e reagirebbero nelle mie storie. Di mio
hanno indiscutibilmente il motore delle loro azioni. E con il tempo ho imparato anche a lasciarli sbagliare.
Perché le persone vere commettono errori, su più piani. Ecco, devono farlo anche i personaggi. Io sbaglio,
spesso, come tutti. Lo fanno anche loro. Poi in tutti loro c’è un pizzico di me. Leonard di Fuorigioco a Berlino ha il gioco di guardare le nuvole, Marian de I ribelli di giugno ha la passione per le storie, Lucy-May di Le parole nel vento si interessa di parole e Tristan… be’, lui scopre un nuovo mondo andando avanti nella sua vita.

Christian Antonini - Giunti8. Per chi ti segue assiduamente o per chi non lo sapesse, c’è tantissimo lavoro da parte tua all’interno delle scuole per portare e far conoscere le tue letture. Quanto questa conoscenza e il contatto con questa realtà ti aiuta a migliorare nella scrittura? Cosa speri di trasmettere ai giovani lettori di oggi? Cosa vorresti che apprendessero da queste letture?

In realtà io non sono un autore con un messaggio. Io voglio solo raccontare storie. Possibilmente quelle
che mi colpiscono e che mi piacciono. Non sta a me entrare nelle scuole e insegnare qualcosa o
trasmettere messaggi. Poi, certo, spesso i miei personaggi hanno valori che possono essere presi a
esempio, ma non sta a me dire quali e come farlo. Certo, mi piacerebbe suscitare curiosità e un po’ di
stupore per questo mondo e la sua storia che, alla fine, è fatta da gente normale, come noi. In quanto
all’apprendere, incontrare lettrici e lettori è sempre importante, come momento di confronto, e per
mantenere il contatto con il pubblico e gli insegnanti. Spero di poterlo fare ancora. Una cosa che ho
imparato? Le lettrici e i lettori che incontro a scuola sono molto più sgamati e pronti di quanto insegnanti,
genitori e, a volte, editori, possano pensare. Continuare a trattarli come sciocchi incapaci di capire la vita,
è sbagliato. Edulcorare per loro le storie, quando poi a casa hanno la famiglia che va in pezzi a colpi di
piatti contro i muri, oppure la guerra in TV, è davvero sciocco. Anche rivolgersi a loro con un linguaggio
volutamente “basso” è un errore. Non si cresce percorrendo sempre strade note e facili, si cresce facendo
qualcosa di nuovo, fosse anche andare a cercare sul vocabolario una parola che non si conosce.

Christian Antonini - Giunti9. Per finire, e ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a queste domande, ci sono dei progetti o delle novità che bollono in pentola? Hai intenzione, prima o poi, di affacciarti in un panorama per adulti o preferisci mantenerti in una sorta di confort zone? So che non si può dire molto in questi casi ma qualunque cosa vorrai dirci sarà ben apprezzata.

La narrativa per ragazzi non è una confort zone per me, al contrario, è un’arena ricca di sfide, richiede competenza e attenzione, molto lavoro, con metodo e cura; raccontare di qualunque cosa, da un lutto a
una guerra, passando per una storia d’amore o un contrasto tra amici, tenendo alto l’interesse del lettore senza sbagliare il registro dei dialoghi o il modo di raccontare, mi stimola molto ed è una sfida che mi piace affrontare. Inoltre io ho cominciato come autore per adulti. Ho pubblicato alcuni romanzi dell’orrore e una storia di fantascienza, più vari racconti di differenti generi, dalla storia d’amore al racconto pulp. La narrativa per ragazzi mi offre un contrasto unico e un pubblico vasto e molto attento, spesso senza filtri:
se gli piaci, te lo fanno sapere, se non gli piaci, te ne accorgi. C’è anche da dire che si tratta di uno dei
settori editoriali italiani con la crescita e il volume di vendite maggiori. Fuori dai denti e parlando con
molta sincerità, è grazie alla narrativa per ragazzi e alle migliaia di copie vendute che riesco a pagare
l’affitto. Il volume di copie vendute nei miei libri per ragazzi sarebbe enorme se portato in quella per
adulti, si tratta quindi di un settore di lavoro che mi offre grandi soddisfazioni. E come nuovi progetti… be’, sì, in autunno esce il mio nuovo romanzo, questa volta per Mondadori, sarà
una storia di musica proibita, diritti, libertà e aspirazioni, ambientata in una scuola sovietica del 1960 e
con un elemento storico davvero pazzesco. Qualcosa che ho scoperto leggendo un articolo condiviso da
un amico e che quando l’ho scoperto mi ha lasciato a bocca aperta. E poi… be’, poi è in arrivo un romanzo fantasy, ma ne ho già parlato più sopra. Direi quindi che ci sono molte cose in pentola.
Grazie a te per il tempo e la pazienza per questa intervista. E per le domande interessanti. Ciao!


Spero sia stata di vostro gradimento la lettura e che sia riuscita ad incuriosirvi abbastanza. Spero prendiate in considerazione i volumi di Christian e spero possa esservi piaciuta la lettura di questa intervista.

A presto,

Sara ©

RECENSIONE #279 – I RIBELLI DI GIUGNO DI CHRISTIAN ANTONINI.

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

E buon inizio settimana! Oggi vi propongo una vera e propria perla che spero possiate apprezzare come ho fatto io. Ringrazio la Giunti editore per avermi permesso di leggere questo dolce volume e Christian Antonini che è stato gentilissimo come sempre. Ve ne parlo subito ma fin da ora vi dico, LEGGETELO. Ecco a voi:

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Titolo: I ribelli di giugno
Autore: Christian Antonini
Editore: Giunti
Genere: Libri per ragazzi
Data di uscita: 20 Marzo 2019
Link d’acquisto: https://amzn.to/2Ki6SsU
Trama: Bordeaux, giugno 1940. Marian è un ragazzino ribelle che diventa amico del Console portoghese Aristides Sousa Mendes, un uomo integerrimo dilaniato da un dubbio: seguire le regole e condannare migliaia di ebrei al giogo nazista oppure violarle e salvare migliaia di sconosciuti rischiando la propria carriera? I due si conoscono durante una partita a scacchi e mentre Aristide scopre l’importanza della disubbidienza, il ragazzo arriva a rischiare in prima persona per fare la cosa giusta: salvare il prossimo. Grazie a Marian il Console firmerà visti per 30.000 persone. 

RECENSIONE

Man Holding White String Light PhotoLa storia ha inizio con il discorso di Marian. Sta ricordando un uomo, Aristides de Sousa Mendes, il Console Portoghese di Bordeaux e quanto bene abbia fatto per lui e per gli ebrei al tempo della guerra, quando tantissimi ebrei rischiavano di essere uccisi. Torniamo così nel 1940, a Bordeaux, in cui il giovane Marian che ama correre sopra i tetti e corre veloce pur di sbrigare determinati lavoretti per diverse persone, sta per incontrare due persone che cambieranno completamente la sua vita: la giovane ragazzina dai capelli corti e il console portoghese.

Cosa succederà al giovane Marian e alla sua giovane amica? Quali consapevolezze avrà il suo giovane ragazzo? Cosa troverà il console in Marian, tanto da fidarsi di lui?

Guardo il mio discorso. Ci ho passato intere notti a riscriverlo e sistemarlo, ancora e ancora. «Siamo qui, oggi, per ricordare un grande uomo…» Stringo i denti. No, non funziona. Prendo il microfono. «So che non scorderemo mai quei giorni e il modo in cui un uomo solo ha difeso chi voleva fuggire. Le sue armi erano pochi semplici gesti, li ricordate?» Chiudo una mano a pugno, la batto piano sul leggio. Noto che tra il pubblico in molti annuiscono. Hanno riconosciuto il movimento. «Per me questo sarà sempre il segno della ribellione. Quell’uomo era Aristides de Sousa Mendes e ci ha salvati tutti»

La trama è ben scritta, magari forse troppo orientata a far comprendere ciò che può accadere nel corso della storia ma di sicuro ispira e mette curiosità. Personalmente non avevo mai sentito parlare di questo Console Portoghese e sono felice che qualcuno l’abbia portato alla luce, mettendo in evidenza il suo operato e quanto possa aver fatto del bene nel periodo della guerra.

La copertina è particolare e non si discosta molto dai precedenti dell’autore che ha sempre dei disegni molto molto belli. Questa, come anche le altre, riassume benissimo la storia in cui si nota in primo piano il giovane Marian, la sua amica che scopriremo nel corso della lettura e il console che, sullo sfondo, firma e timbra tantissimi visti per consentire agli ebrei di fuggire. Il titolo, nonostante a primo acchito non sembra avere un senso logico, è assolutamente riassuntivo della storia a cui ci troveremo davanti. Quindi devo dire che insieme, titolo e copertina, creano un connubio perfetto. 

L’ambientazione è Bordeaux, in Francia nel giugno del 1940, agli inizi della Seconda Guerra Mondiale.

Devo saltare, e i gabbiani in cielo sembrano prendermi in giro con i loro versi. Se cado, muoio? Chiudo gli occhi mentre il sole accarezza la mia schiena bagnata dal sudore. Prendo la rincorsa. Respiro tre volte, poi corro in discesa. Raggiunto il bordo, il piede picchia forte sulla tegola: mi lancio contemporaneamente in alto e in avanti. Vedo la mai ombra. Sto volando!

Risultati immagini per Aristides de Sousa MendesI personaggi di questa storia non sono poi tantissimi ma ritengo di dovervi parlare di quelli che sono poi il fulcro di questa storia e che creeranno poi ciò che accade. Ispirato da una storia vera, l’autore prende un personaggio di fantasia Marian Weiss e ci aggiunge il Console Portoghese Aristides De Sousa Mendes e mescola il tutto creando una storia vincente sotto molti punti di vista. L’autore quindi ha giocato con la vera storia del Console e ci ha girato attorno un personaggio che poteva esistere come no. Ma non è qui che sta il punto. L’autore riesce a rendere talmente bene la cosa che persino Marian sembra essere reale.

Aristides De Sousa Mendes, è il console Portoghese che nel periodo della Seconda Guerra Mondiale e durante il periodo dell’invasione tedesca, in cui tantissimi ebrei rischiavano la vita, ha concesso loro la salvezza firmando oltre 30.000 visti per il Portogallo. In questa storia sembra un uomo di famiglia amorevole verso la sua famiglia ma autoritario. Nonostante questo, è molto combattuto fra ciò che va fatto e ciò che è giusto.

Marian Weiss è un ragazzino arguto ed intelligente. Vive con una persona che chiama Zio ma che non è neanche lontanamente suo parente, solo colui che divideva gli affari con il padre del giovane. Rimasto orfano di padre, aspetta orgoglioso il ritorno della madre, infermiera su un’imbarcazione durane il periodo della guerra e si mantiene con dei piccoli lavoretti saltuari e non propriamente legali. Nonostante questo, aiuta lo “zio” ed ama giocare molto a scacchi oltre che a bivaccare in giro. E’ un ragazzo impulsivo che si butta a capofitto nelle cose e che non sopporta le ingiustizie. E’ così che conoscerà la giovane ragazza di cui si innamorerà. Sarà lei a portarlo dritto dal console.

E così dicendo mi indica una figura seduta su uno dei moli. Lo riconosco dalla corporatura e dai capelli che danzano nel vento: è suo padre, con le maniche della camicia arrotolate e la giacca distesa sulle assi di legno, accanto alle scarpe. Non avrei mai pensato di vederlo così: il console del Portogallo guarda le nuvole con il colletto slacciato e i piedi nudi che penzolano sull’acqua.

Immagine correlataIl perno centrale di questa storia sta proprio nel console portoghese, Aristides De Sousa Mendes, nonostante il protagonista sia il giovane Marian. E’ quest’ultimo a fare da tramite in questa storia raccontando ciò che il console ha fatto, contrastando persino la Circolare 14 impostagli direttamente dal Portogallo, il suo paese.

Lo stile utilizzato dall’autore è semplice e fluido, in prima persona dal punto di vista del giovane Marian Weiss. La storia si snoda su una base reale, la storia del console, e una di fantasia, ovvero il giovane Marian Weiss.

La storia è così coinvolgente da essere letta in pochissime ore, immergendo il lettore a capofitto nella storia. Una storia profonda e commovente, che è riuscita ad emozionarmi molto più della precedente dello stesso autore.

Un libro che riesce a trasmettere consapevolezze e nel quale il giovane Marian, come ogni lettore, comprenderà che la vita è come una partita a scacchi a cui piace tanto giocare: tutte le mosse possono portarci a vincere, anche quando tutto sembra essere perduto. 

Lo sento tremare e questo mi spaventa più di tutto. Mai come in questo momento mi mancano le mani di mia madre sulla testa, il suo profumo dolce, la morbidezza dei suoi baci. Gli scoppi continuano e io piego la testa al riparo di quelle braccia forti.

Il libro è un piccolo gioiello da leggere e conservare. Consiglio la lettura a grandi ma anche ai più piccoli. Questa storia porta con se un valore inestimabile, un personaggio storico poco “conosciuto” ma che ha fatto qualcosa di inestimabile e di valore., ricordando quanto la vita vale più di miliardi di etichette.

Christian Antonini, con I ribelli di Giugno, conquista il cuore del lettore puntando sempre più in alto. Una storia ispirata alla realtà che si snoda in una Bordeaux fatta di persone vere e di storia, coraggio, amicizia e amore. Non vi resta che leggerlo, una storia che vi conquisterà.

Il mio voto per questo libro è di: 5 balene.

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Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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Cosa ve ne pare di questa piccola meraviglia? Dovete leggerla, sentite a me! Io vi aspetto per opinioni, pareri, domande e curiosità.

A presto,

Sara ©