RECENSIONE #64 – PASSENGER DI ALEXANDRA BRACKEN

BUON POMERIGGIO CARI LETTORI!

Come va? Ecco qui che vi propongo una delle novità più attese dai lettori ed io ve lo recensirò solo per voi. Sto parlando di:

passenger-alexandra-brackenTitolo: Passenger (Passenger #1)
Autrice: Alexandra Bracken
Data di pubblicazione: 28 marzo 2017
Editore: Sperling & Kupfer

Prezzo: 18,90 €
Pagine: 420
Sinossi: In una terribile notte, Etta Spencer – giovanissima violinista – perde tutto quello che conosce e ama. Catapultata all’improvviso in un mondo sconosciuto, ha un’unica certezza: non ha viaggiato per chilometri, bensì per secoli. La sua famiglia, infatti, possiede la capacità di viaggiare nel tempo. Un’abilità di cui lei ha sempre ignorato l’esistenza. Fino ad ora. Passeggera a sorpresa su una nave nel bel mezzo dell’oceano, e disposta a tutto per ritornare al proprio tempo, Etta inizia una straordinaria avventura attraverso secoli e continenti, in compagnia di Nicholas, il capitano della nave. Ma i suoi tentativi per trovare la strada di casa non fanno che trascinarla sempre più a fondo. Per sopravvivere dovrà imparare a navigare tra spazio, tempo, tradimento e amore.

RECENSIONE:

La storia ha inizio in Buthan nel 1910 con Nicholas e Julian che sono alla ricerca di qualcosa in direzione del monastero in cima a una rupe quando Julian scivola e Nicholas non riesce a salvarlo. Poi si passa a Etta, ai giorni d’oggi in cui si prepara per un concerto di violino al Met. Da anni suona il violino e studia assieme ad Alice, la sua insegnante di violino e a Rose, sua madre, che la incoraggia da sempre.

Tutto ciò che non sa, la nostra protagonista, è che la sua vita sta per cambiare. Sta per intraprendere un viaggio attraverso i secoli alla ricerca di qualcosa che potrebbe cambiare la vita di tutti, anche di se stessa.

«Come li volete acconciare?» le chiese. «Farò solo una treccia», rispose. «Grazie per il tuo aiuto». «Posso farla io, signorina», insisté Jack. «Sei capace?» «Un marinaio che non sa fare una treccia non vale niente», proclamò. «La prima cosa che si impara è intugliare le cime, sposarle, per così dire». «Sposarle?» ripeté Etta, lanciandogli un’occhiata da sotto uno strato di capelli. Jack era inorridito al vederla seduta per terra, ma era l’unico modo per permettergli di lavorare all’altezza giusta. «Si, impiombare e legare due cime per farle diventare una unica. Unirle, ecco».

La trama è assolutamente giusta. Non va troppo oltre ne non svela niente di compromettente ne fa spoiler. Quindi assolutamente a favore.

La copertina è meravigliosa e devo fare un monumento alla Sperling per aver lasciata così com’è, proprio come l’originale. Si vede New York e il riflesso di una nave pirata, quella di Nicholas. Il titolo è stato mantenuto come l’originale e non è stato tradotto. Finalmente posso dire che sul punto di vista grafico è stato fatto un ottimo lavoro cavolo!

L’ambientazione viaggia su più livelli proprio come l’epoca. Si inizia nel prologo nel Bhutan nel 1910 con Nicholas per poi passare a New York oggi, con Etta. Andremo nell’Oceano Atlantico nel 1776, New York nel 1776, Londra nel 1940 nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, Angkor nel 1685, Parigi nel 1880, per finire momentaneamente a Damasco nel 1599. 

Dico momentaneamente perchè questo libro è una duologia. Il secondo volume è già in libreria perchè sono stati pubblicati uno dietro l’altro. Il secondo volume si chiamerà Traveller.

«Alice…» «No,no, non ne voglio sapere , la interruppe lei. Niente lacrime, niente segreti. Voglio la vita che mi spetta, Etta. E’ semplice. Mio padre dice sempre che l’unico modo di vivere davvero è farlo senza che le aspettative o la paura ti possano sopraffare o influenzino le tue scelte, ed è già maledettamente difficile con il viavai di voi viaggiatori. Voglio conoscerti come tu conoscerai me un giorno. Voglio suonare il violino, fare errori, innamorarmi, vivere in un sacco di città diverse…vorresti davvero privarmi di questo?» 

I personaggi sono molti e sono i più disparati.

Henrietta o meglio Etta è una ragazza coraggiosa e determinata che si ritrova a dover fare i conti con una cosa molto più grande di lei, barcamenandosi fra passato, presente e futuro. Una violinista eccezionale, a tratti insicura e fragile che nasconde perspicacia e intelligenza. Una ragazza innamorata e forte.

Nicholas è il capitano della nave su cui approderà Etta assieme a Sophia, nel 1776. Un ragazzo temerario ma allo stesso tempo dolce e coraggioso. Non si piega davanti a niente, neanche davanti a Cyrus che lo ha privato di qualcosa di essenziale per lui. Quando Etta entrerà a far parte della sua vita tutte le sue sicurezze vacilleranno, riportando a galla tanti rimorsi e un milione di dubbi.

Alice l’ho adorata soprattutto nella sua veste più giovane, anche se si è vista per non troppo tempo. Una donna forte e protettiva, una vera guardiana.

Cyrus è il più anziano della famiglia Ironwood, potente casata di viaggiatori ormai al comando. Un tiranno, meschino che pensa solo a se stesso.

Sophia è la nipote di Ironwood. Una ragazza detestabile e perfida anche se in alcuni casi ingenua e sciocca. Personalmente uno dei personaggi che ho odiato di più.

Vide invece senza difficoltà la giovane coppia che ballava nel minuscolo spazio che le spettava. L’uomo teneva il braccio intorno alla via di lei, e le stringeva la mano. la donna rise, si guardò intorno nervosamente, ma seguì i suoi movimenti lenti, dondolanti, e appoggiò la testa sulla spalla di lui. Nicholas li fissava rapito. Etta pensò che avrebbe fatto un commento su quanto fosse scandaloso che ballassero così vicini. E’ bellissimo , disse. Lui si voltò verso di lei. Vuoi che vada a prenderti quel violino? Sarei felice di combattere contro chiunque mi si pari davanti, solo per farti sorridere. Il cuore di Etta fu sul punto di esplodere. Sii coraggiosa. Vorrei suonare solo per te.

Il perno centrale è per l’appunto il viaggio nel tempo. Il fatto di essere Passeggeri del tempo e che tutto questo era rimasto sconosciuto a Etta per tanto tempo. Adesso Etta deve essere in grado di salvare se stessa, sua madre, Alice, Nicholas e il mondo dalla minaccia che incombe e scalpita tra gli Ironwood e le Spine.

Lo stile utilizzato è stato decisamente particolare. Le ambientazioni e le epoche percorse/attraversate sono state decisamente ben costruite. Non cade in cliché facili in questo tipo di storie e lascia dettagli, abiti, credenze e cultura delle epoche in cui i nostri personaggi andranno. Ho apprezzato particolarmente la messa in rilievo dello stato di Nicholas. Vi spiego: Nicholas è nero e nella società sapete anche voi quanti problemi ci sono stati. (Prima schiavi, poi vittime di discriminazioni, razzismo, …) Qui emergono e ad ogni epoca viene affrontato in maniera differente.

Però due pecche in tutto questo, purtroppo, ci sono. Prima di tutto, almeno inizialmente, il libro l’ho trovato lento nel prendere piede e non riuscivo a mandarlo giù. Come Etta arriva sulla nave di Nicholas tutto cambia e si velocizza fino ad assimilare adrenalina, eventi, epoche e cosi via. Un’altra pecca è la storia d’amore fra Etta e Nicholas. Non fraintendetemi, io li ho adorati. Ma non ho apprezzato IL COME siano arrivati ad amarsi. Non è ben strutturato, sembra tutto lasciato al caso e bum, inciampo in un ragazzo e … magicamente innamorata. Scusa?! E lo stesso vale per lui. Quindi è stato lasciato al caso tutto questo. Vi giuro non sono riuscita a spiegarmi lo scalino che li abbia fatti innamorare. La storia d’amore però, andando avanti, mi piace molto.

«Quello è Bayon», spiegò cogliendo lo sguardo di apprezzamento che Nicholas aveva rivolto all’imponente struttura. «Mia madre diceva che contiene oltre duecento volti, se guardi bene… qualcuno ritiene che la maggior parte ritraggano il re e la regina che ha costruito la città. Jayavarman il Settimo». «Immaginati che sia un modo come un altro per assicurarsi di essere ricordati. Era un tipo abbastanza bello. Come pensi che starebbe la mia faccia su uno di questi templi?» Etta rise. «E io, come starei?» «Non potrei sopportare il pensiero del tuo viso qui, da solo, ammirato solo dalla giungla». scosse la testa. «Mai. Non lo permetterei mai. (…)»

Il libro quindi è piuttosto buono. Storicamente è ben dettagliato e la storia è senza dubbio originale e ben studiata perchè passare da un’epoca a un altra è piuttosto difficile e deve essere studiata a puntino per evitare di scrivere cose non veritiere. Una lettura intrigante e particolare.

A parte le due pecche sopra descritte, posso dire che sono assai curiosa di leggere il seguito di questo libro che penso avverrà il prossimo mese. Consiglio? Ovviamente! Dovete scoprire il segreto che nasconde la famiglia di Etta, i viaggi nelle altre epoche e tutto il resto! 

Il mio voto per questo libro è di: 4 conchiglie.

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Cosa ne pensate? Leggerete questo libro e il suo seguito? Lasciate un bel commento.

A presto,

Sara. ©

TEASER TUESDAY #38

BUON POMERIGGIO CARI LETTORI!

Oggi inizio per direttissima con questo Teaser Tuesday, la rubrica del giorno ideata da Should be ReadingLo spiego sempre in cosa consiste il Teaser Tuesday (per chi non sapesse di cosa si tratta) ma ve lo ricorderò ogni volta, non temete!

• Prendi il libro che stai leggendo.
• Aprilo in una pagina casuale.
• Condividi un piccolo spezzone di quella pagina ( ” Teaser ” ) .
• Attento a non fare
spoiler!
Riporta Titolo e Autore così che i tuoi lettori possano aggiungere il libro alla loro Wishlist ( o meglio lista dei desideri !)  se sono rimasti colpiti dell’estratto.

Questa settimana ho tre letture di cui vi parlo subito lasciandovi un bel estratto di ognuno!

Sto leggendo Passenger di Alexandra Bracken una novità edita Sperling & Kupfer e che sono così curiosa di proseguire! Ecco lo spezzone:

Non c’era una singola parte di Etta che non si sentisse esposta e malconcia; il dolore conficcato nella testa non riusciva ad attenuare l’odore rancido di sangue e secrezioni, e di qualcos’altro che le ricordava i fuochi d’artificio.
Guardando di viso in viso – i berretti fatti a maglia, una parrucca storta e sgualcita, qualche occhio lucido frettolosamente sfregato sulle spalle – la sua mente iniziò a mettere insieme i pezzi come se stesse leggendo a vista un nuovo pezzo musicale. Le note divennero misure e le misure frasi, finché l’intera melodia la pervase.
Non si trovava al museo. Perciò, ovviamente, chi l’aveva salvata doveva averla trascinata in strada, lontano dalla strana esplosione di luce e rumore. La sua pelle, i capelli e il vestito erano fradici, perché…perché era scattato l’allarme antincendio, giusto?

In più, sto leggendo L’equazione di Cassandra di Lorenzo Quadraro che mi ha inviato personalmente l’autore e che ringrazio molto. Ecco lo spezzone tutto per voi:

L’aria fresca entrava dalla finestra e Giulio se ne stava sdraiato e sfinito di fianco a lei. Le scostò dolcemente il lato biondo dei capelli e nella penombra il tatuaggio sulla sua spalla sembrava guardarlo. Il lontano sciabordio del mare immergeva tutta la camera in un’atmosfera magica e sensuale.
– In questo momento mi viene in mente il testo di una canzone – le disse, sedendosi e incrociando le gambe.
– Certo che non sai stare fermo un secondo tu – rispose Adele con un sorriso, mentre si asciugava un rivolo di sudore alla base del col-lo.
– Il testo dice: “Se i muri stessero guardando e potessero vedere il tuo viso, sono sicuro che parlerebbero e so anche quello che direbbe-ro…”.
– E cosa direbbero i muri di questa camera?
– Direbbero: “Non abbiamo mai visto niente del genere, assolu-tamente niente del genere”

In più sto leggendo Pax di Sara Pennypacker che mi ha inviato gentilmente la Rizzoli che ringrazio infinitamente. Ecco a voi lo spezzone:

Il ragazzo non oppose resistenza, quindi nemmeno la volpe oppose resistenza. Pendeva inerme e vulnerabile dalla presa dell’uomo, benché fosse ormai abbastanza spaventata da poter mordere. Non avrebbe contrariato i suoi umani quel giorno. Il padre aprì la portiera della macchina e marciò sulla ghiaia e sui ciuffi di erbacce fino al margine del bosco. Il ragazzo scese e li seguì. Il padre depose il volpacchiotto, e lui balzò fuori portata. Fissò lo sguardo sui suoi due umani, notando che erano ormai quasi alti uguali. Il ragazzo era cresciuto molto negli ultimi tempi. Il padre indicò il bosco. Il ragazzo guardò suo padre per un lungo momento, gli occhi ancora pieni di lacrime. E poi si asciugò il viso sul collo della maglietta e annuì. Infilò una mano in tasca e ne trasse un vecchio soldatino di plastica, il gioco preferito della volpe. Il volpacchiotto si mise all’erta, pronto per quel passatempo familiare. 


Cosa ne pensate? Vi piacciono questi due estratti? Io vi aspetto!

Alla prossima,

Sara. ©