RECENSIONE #480 – IL FIATO DI EDITH DI NICOLA PESCE.

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Come state? Oggi eccoci con una terza recensione della settimana per voi di un libro che è uscito da poco e che volevo leggere. Ringrazio la casa editrice NPE Edizioni per la lettura e ve ne parlo subito. Ecco a voi:

Titolo: Il fiato di Edith51rzl7iw0ll._sx382_bo1204203200_
Autore
:
Pesce Nicola

Collana: Himself
Formato volume: cartonato in imitlin avorio e testo in rilievo rosso
ISBN: 9788836270088
Link d’acquisto: https://amzn.to/3sgkEyh
Trama: “Il fiato di Edith” è un romanzo ambientato in una Irlanda di un indefinito secolo passato, tra prati verde scuro, piccole casette e grandi nebbie. Un ragazzo di dieci anni o poco più, inseguendo una palla di pezza rotolata ai piedi di una collina, scorge una casa diversa dalle altre. Entra attraverso la porta socchiusa e vede una famiglia in piedi accanto a un lettino, di fronte a un fuoco scoppiettante. Distesa sul lettino, la piccola Edith, una bimba malata dai lunghissimi capelli rossi, che respira a piccoli sorsi. È così che il piccolo Jonathan cade suo malgrado in una favola. Non si sa come esattamente, si parla di un maleficio, di una strega… una volta… e la piccola Edith non può vivere come le altre persone, per il suo cuore troppo debole.

RECENSIONE

La storia ha inizio fra le colline nebulose d’Irlanda in cui un bambino curioso, Jonathan, si addentra in una casa in collina e scorge una bambina che se ne sta sdraiata sul letto e parla a malapena. Il suo nome è Edith e sembra stare molto male. I suoi genitori non sanno come porre rimedio alla cosa e la figlia sembra essere vittima di una maledizione. Jonathan si affeziona tantissimo alla ragazza e trova in lei un punto a cui poggiarsi e un mistero da risolvere, specialmente per quanto riguarda il maleficio di cui la piccola sembra essere vittima.

Cosa è successo veramente alla piccola Edith? Riuscirà Jonathan a rimanerle vicino e a scacciare questo profondo maleficio? Cosa cambierà nella vita di Jonathan e in quella di Edith ormai profondamente legate?

Poi una voce, che non si aspettava, gli arrivò all’orecchio come una carezza troppo leggera. «Ritornerai?» aveva chiesto Edith, e dopo era caduta in uno svenimento prima ancora che lui potesse risponderle.

La trama di questa storia ci mostra l’inizio di questa storia e di come questa prenda effettivamente piega, forse anche meglio di come il libro si presenta agli occhi del lettore.

Il titolo è sicuramente quanto di più inerente a questa storia. La storia si basa sul maleficio a cui è soggetta Edith e il suo fiato sembra pesante, tanto che sembra quasi un miracolo che respiri. Il suo fiato e la sua voce è quanto di più importante per Jonathan e per il lettore che prenderà fra le mani questo volume. Su Edith dipendono le sorti della storia, quindi trovo il titolo sicuramente azzeccato. La copertina è piuttosto minimalista. Non mi fa impazzire, se devo essere sincera, ma ha il suo fascino misterioso. Sembra essere il volto di Edith che sogna di vivere come tutti gli altri ragazzi/e della sua età, di correre nel vento. Per questo motivo è sicuramente una copertina figurativa, per il resto troppo semplice per dirvi di più.

L’epoca è misteriosa e ignota ma non sembra essere ambientato quasi nel medioevo. Non so dirvi se questa cosa però sia corretta e veritiera, per cui mi limiterò a dirvi che è nell’epoca che vi ho appena detto in cui mi sono immaginata questa storia. L’ambientazione è l’Irlanda, di cui nessun altro dettaglio ci è dato sapere.

Ma era come se quell’uccellino, all’entrare di altra gente, perdesse improvvisamente di valore. Era come se quell’uccellino – senza che lo sapesse nemmeno – guadagnando in giubilo perdesse in bellezza, in profondità. Ma in cosa risiedeva il valore di quell’uccellino? Era proprio la tristezza intrinseca a dargli valore?, o lo decideva Jonathan, lo decidevano i suoi occhi di bambino, di uno in mezzo a quattro, di nessuno? Non era egoista.

I personaggi di questa storia non sono molti e sono poco sviluppati, soprattutto per quanto riguarda Edith. Conosceremo molto poco di lei se non ciò che la caratterizza, la “maledizione” che porta con sé e che la mette nella condizione in cui si trova. Scopriremo però le scelte della bambina quando ci si avvia verso il finale del volume. Motivata più dallo spirito della compagnia e dalla solitudine, si accompagna a Jonathan in cui trova un compagno e un amico.

Jonathan è il ragazzino che sicuramente conosceremo di più, scopriremo i suoi pensieri, le sue paure, il semplice fatto di essere ammaliato dalla piccola bambina e di prodigarsi per lei. Jonathan è un ragazzino che resta al suo fianco, l’unico che cerca di trovare una soluzione e l’unico che si ritrova persino a pagare per questo. E’ un ragazzino intelligente e devoto, che dona fiducia e sembra quasi innamorarsi della piccola.

«Dimmi la verità: vorresti stare tra le mie braccia adesso?» Una civetta in lontananza rispose in vece di Edith. «Sentirei i battiti del tuo cuore,» continuò Jonathan, «come quello di un uccellino impazzito, poi, come sempre, si calmerebbe, stavolta adattandosi al mio respiro, lento. Chiuderesti gli occhi, come li chiudi a volte quando ti faccio una carezza. E il tuo cuore diventerebbe possente e calmo, come quello di un bellissimo cavallo che dorma nel buio. Sentiremmo solo i nostri respiri. Dopo, io dormirei per la prima volta dopo tanti giorni. Tu dormiresti. Che bello sarebbe dormire insieme senza una parola. «Nel buio ti sussurrerei che ti voglio bene. Ma staresti già dormendo. Sognando. Sognando un vento che spoglia dei loro orecchini i ciliegi in fiore, di un camino che crepita su una montagna nella neve.

Il perno centrale di questa storia sembra essere il maleficio a cui è soggetta Edith. E’ costretta a letto con un filo di voce e non si riesce quasi a parlare. Un ragazzino si avvicina e resta assieme a lei, la prende a cuore visto che è sola e anche i genitori di lei, chiedono a lui di restare. Lui lo fa incondizionatamente, cercando di salvare la piccola Edith; è questa l’unica cosa che conta.

Lo stile utilizzato dall’autore è al contempo articolato e singolare, non del tutto fluido per una storia di sole 120 pagine, però scritto in modo poetico e incisivo, sicuramente non da tutti. Questo infatti è una lama a doppio taglio: laddove l’autore è prolisso o si perde nei meandri dei dettagli decantandone le lodi e la bellezza, perde a livello di trama e di storia. Con questo non dico che la storia non mi sia piaciuta ma per alcune cose se ne perde molte altre che sono fondamentali ai fini di una storia ben scritta e ben delineata e improntata.

Infatti, resta confuso il motivo per il quale questa bambina sia vittima di questo maleficio. Il libro si concentra molto sui sentimenti del giovane ragazzo e sul messaggio che vuole cercare di condurre quando il volume giunge alla fine ma perde il suo valore dal momento che non spiega quasi nulla: ne come la ragazza sia stata vittima di questo maleficio, ne perché e perde per la via il vero senso e significato di questa storia.

La tematica del volume lascia presagire molto seppur con la scrittura l’autore tenda molto a confondere il lettore. Il messaggio se penso sia quello che ho compreso nel leggere il libro, è chiaro, se non alla fine del libro ma il trascorso non e i presupposti di certo lo sono meno. Inoltre non ho ben compreso il perché del finale di questa storia sia così e il ciclo si ripete e alla fine a pagare è solo uno, perché non viene reciprocamente resa la cosa. Era un trucco? Un inganno? Era quella stessa cosa il maleficio verso qualcun altro? Non so spiegarvi perché ma le domande sono troppe e meritano troppe risposte che, con molta probabilità non avverranno mai. Quindi la storia ha sicuramente molte crepe e carenze.

Il quinto giorno più bello della loro vita fecero una passeggiata in un bosco, le loro dita si sfiorarono e Jonathan per la prima volta ebbe paura di morire.

Il libro narra un racconto sicuramente particolare sia nella struttura narrativa, sia nella storia stessa che, però, non raggiunge veramente a fondo il cuore del lettore. Consiglio? Se amate storie dal ritmo e dalla tonalità fiabesca con un tipo di scrittura quasi poetico, questo può fare per voi. Altrimenti, direi di no.

Nicola Pesce scrive una storia di due ragazzini che si trovano in circostanze strane, curiose e che si ritrovano a condividere qualcosa di particolare che li unirà e li porterà a cercare di risolvere il fitto e intrigato mistero che li avvolge.

Il mio voto per questo libro: si barcamena tra 2 e mezzo / 3 balene.

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Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

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Cosa ne dite? Pensate che possa fare il caso vostro? Fatemi sapere, mi raccomando!

A presto,

Sara ©

 

2 thoughts on “RECENSIONE #480 – IL FIATO DI EDITH DI NICOLA PESCE.

  1. ciao… per capire meglio ed esprimere i miei sentimenti , o quello che mi ha lasciato questo libro ho dovuto cercare qualche recensione vera, e la tua è quella che mi immedesima di piu… non capivo cos ami aveva lasciato questo libro, la storia che carina, ma non spiega nulla… intento dello scrittore? non saprei… mi ha lasciato molto perplessa questo libro, con tante domande senza risposta … grazie della tua recensione che mi ha fatto capire qualcosa di piu… anche se non il finale… il maleficio si è spostato su jonathan??? mha…

    Piace a 1 persona

    • E’ sicuramente in una chiave poetica. Non so se sia l’intento dell’autore ma ho trovato anche io molta confusione. Si, si è spostato secondo me è un po’ una metafora della vita… che c’è gente disposta ad aiutarti e a starti a fianco ma quando questo è passato si dimenticano anche che esisti. E allora per te arriverà qualcun altro. Secondo me è un significato di questo tipo. Grazie per essere passata di qui, mi ha fatto piacere!

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