SEGNALAZIONE #115 – IL KAMIKAZE DI CELLOPHANE DI FERDINANDO SALAMINO

BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Eccomi qui con una novità per voi che spero possiate apprezzare. Esce oggi e lo trovate negli store online. Si prospetta interessante, ecco qui:

Risultati immagini per DI CELLOPHANE Ferdinando Salamino.

Titolo: Il Kamikaze di Cellophane

Autore: Ferdinando Salamino

Pagine: 240

Data di uscita: 18 aprile 2019

Informazioni essenziali

Trama: Cosa può trasformare un ragazzino mite e amante dei libri in un killer implacabile? Cresciuto all’ombra di un padre violento, umiliato dai compagni di scuola e rinchiuso per quasi tre anni in un ospedale psichiatrico, Michele Sabella è sopravvissuto aggrappandosi all’amore per Elena, una paziente anoressica conosciuta in istituto.
Quando Elena tenta il suicidio, Michele decide di dare la caccia al carnefice silenzioso che la sta spingendo oltre la soglia della follia. Per farlo, dovrà liberare i propri “demoni di cellophane” e abbandonarsi alla violenza dalla quale era sempre fuggito.

Genere:
Un noir psicologico che accompagna il lettore al confine tra bene e male, vendetta e perdono, sanità mentale e follia. Se nessuno può essere assolto, ha davvero senso condannare?

BIOGRAFIA
Ferdinando è nato nel 1971. La sua vita si divide tra Milano, dove è nato, e il Regno Unito,
dove esercita come psicoterapeuta e insegna Psicologia all’Università di Northampton. Il Kamikaze di Cellophane è il suo primo romanzo.

Estratto

Risultati immagini per il kamikaze DI CELLOPHANE Ferdinando Salamino.Per quelli come me arriva sempre il giorno. Quello in cui uccidi o ti fai ammazzare, o entrambe le cose. Perché alla fine è tutta una questione di impulsi, capite?
Di impulsi e di controllo. Prendete due bambini in una sera d’estate, una di quelle dove l’aria è una colata di pece sulla pelle e l’unico rumore è lo sfrigolio degli insetti giustiziati dalle zanzariere elettriche. Due bambini come tanti, sui sette anni, vestiti con una canottiera a righe orizzontali e un paio di pantaloncini di spugna. Due bambini punti da un pappataci nella canicola di agosto. Immaginateli piagnucolare per il prurito, correre dalla mamma, sedersi sulle sue ginocchia. Pensate a questa mamma che sorride, estrae la pomata dalla borsa di vimini e la spalma con
cura sul braccino. “Non grattarti, tesoro. Tra due minuti passa”. Bacio sulla fronte. Carezza sulla testa. Il bambino numero 1 getta un’occhiata al braccio. Gli prude da morire, ma non vuole disobbedire e dare una delusione alla mamma. Stringe i denti, chiude gli occhi. Comincia a pensare alla squadra del cuore, all’album delle figurine, al cartone animato preferito. Due minuti dopo, tre al massimo, non sente più fastidio. La pomata ha fatto effetto, come aveva promesso sua madre.
Il bambino numero 2 non riesce a staccare gli occhi dal braccio. Cerca di pensare ad altro ma non ci riesce. Il prurito è un chiodo arrugginito piantato nella testa. Nessuno al mondo, a parte lui, può sapere quanto pruda quel piccolo punto rosso.
Si gratta. Pianta le unghie sporche di sabbia nella pelle e le trascina avanti e indietro come un aratro, seminando sangue. Il prurito diventa bruciore, il bruciore si trasforma in capriccio, il capriccio genera la punizione. Questi due piccoli esseri umani non possono saperlo, ma i loro destini hanno svoltato per sempre in direzioni opposte. Il bambino 1 impara che c’è una soluzione per ogni cosa e ci sono persone che ne sanno più di te, desiderose di aiutarti; che con una strategia efficace e un po’ di sacrificio qualunque risultato è raggiungibile. Non avrà problemi a rispettare le gerarchie e fare gioco di squadra. Uno così lo vogliono tutti. Potete predirgli un futuro da architetto, medico, ingegnere. Il bambino 2 non tollera la frustrazione. Ha la pelle sottile e una mente che si lascia sopraffare dai sensi. Che destino può avere, questo squinternato? Delinquente, malato psichiatrico. Artista, magari. Uno di quelli che fanno un sacco di soldi, da morti. Impulsi e controllo. Base e altezza. L’area delle possibilità di un essere umano si misura in questo modo. Devo confessarvelo, se qualcosa prude io mi gratto. Sempre. Perché ve lo racconto? Perché sto per fare qualcosa di molto, molto impulsivo. Non avevo mai ucciso prima di stanotte e, se non stessi per morire io stesso, credo lo farei ancora, per la magia dell’istante conclusivo, quando capisci di aver esaurito i trucchi, bruciato l’ultima carta.
Smetti di lottare e ti senti pervadere da una strana calma, a volte persino euforia.
Ti spegni in un fiorire di luci abbaglianti, cori di angeli e persone amate che chiamano il tuo nome e tendono la mano.


Cosa ne pensate? Fatemi sapere, mi raccomando!

A presto,

Sara ©

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