RECENSIONE #76 – ABSENCE DI CHIARA PANZUTI.

BUON POMERIGGIO CARI BEI LETTORI!

Oggi vi parlo di un libro che mi ha tenuta incollata alle pagine come noi mai. Un libro che sono corsa ad acquistare appena uscito nonostante lo stessi già leggendo in digitale per la Casa Editrice Fazi, che ringrazio infinitamente, ed ho scoperto anche che la copia in mio possesso è autografata dall’autrice. Probabilmente perchè l’ho acquistata a Termini, dove aveva fatto il giorno prima la presentazione ma devo dire di essere veramente soddisfatta!

Ecco di cosa vi sto parlando:

Titolo: Absence – Il gioco dei quattro
Autore: Chiara Panzuti
Collana: LaynYA
Genere: Fantasy
Pagine: 382
Prezzo:  cartaceo 15,00 / ebook 6,99 

TramaViviamo anche attraverso i ricordi degli altri. Lo sa bene Faith, che a sedici anni deve affrontare l’ennesimo trasloco insieme alla madre, in dolce attesa della sorellina. Ecco un ricordo che la ragazza custodirà per sempre. Ma cosa accadrebbe se, da un giorno all’altro, quel ricordo non esistesse più? E cosa accadrebbe se fosse Faith a sparire dai ricordi della madre? La sua vita si trasforma in un incubo quando, all’improvviso, si rende conto di essere diventata invisibile. Nessuno riesce più a vederla, né si ricorda di lei. Non c’è spiegazione a quello che le è accaduto, solo totale smarrimento. Eppure Faith non è invisibile a tutti. Un uomo vestito di nero detta le regole di un gioco insidioso, dove l’unico indizio che conta è nascosto all’interno di un biglietto: 0°13’07”S78°30’35”W, le coordinate per tornare a vedere. Insieme a Jared, Scott e Christabel – come lei scomparsi dal mondo – la ragazza verrà coinvolta in un viaggio alla ricerca della propria identità, dove altri partecipanti faranno le loro mosse per sbarrarle la strada. Una corsa contro il tempo che da Londra passerà per San Francisco de Quito, in Ecuador, per poi toccare la punta più estrema del Cile, e ancora oltre, verso i confini del mondo. Primo volume della trilogia di Absence, Il gioco dei quattro porta alla luce la battaglia interiore più difficile dei nostri giorni: definire chi siamo in una società troppo distratta per accorgersi degli individui che la compongono. Cosa resterebbe della nostra esistenza, se il mondo non fosse più in grado di vederci? Quanto saremmo disposti a lottare, per affermare la nostra identità? Un libro intenso e profondo; una sfida moderna per ridefinire noi stessi. Una storia per essere visti. E per tornare a vedere.

RECENSIONE:

Amanti del fantasy, tenetevi pronti!! Inizio col dire che Absence è il primo di una trilogia, quindi dovete essere pronti se volete immergervi in una storia davvero surreale. La storia è stata davvero particolare.

Ha inizio con quattro punti di vista, suddivisi nel primi quattro capitoli. Faith inizia il cerchio e Scott lo chiude.

Faith, si trova ad affrontare un altro dei suoi traslochi insieme a sua madre, in dolce attesa di sua sorella. Quando improvvisamente sente una strana debolezza e si rende tristemente conto che, oltre non vedere più se stessa, neanche sua madre la vede più. Nessuno riesce a vederla ne sentirla, riescono solo a percepirla attraverso il tatto ma in modo molto strano.

Jared è assieme a suo fratello e lo sta salvando come tante volte, dalle strade sbagliate che un giovane orfano può intraprendere e si accorge che suo fratello non riesce a notarlo, ne a sentirlo, ne vederlo.

Stessa cosa accade a Christabel e Scott ma in modi completamente diversi. Adesso loro quattro sono completamente invisibili. Qualcuno gli ha giocato un brutto scherzo ed il gioco ha inizio.

Cosa succederà ai quattro ragazzi destinati ad incontrarsi e a condividere un destino sconvolgente? Come hanno fatto tutti a dimenticarsi di loro? Come torneranno a vedere?

«Un fantasma semina il panico a Covent Garden. Smarrimento e grida nel centro di Londra». «La gente ha paura e ignora quello che non capisce», specificò lui di rimando. «Pensi che ti vedranno? Pensi davvero che ti vedessero… prima?». Diede una spinta di gambe e mi superò, bloccandomi la strada mezzo metro prima del mio pianerottolo. Se solitamente era alto, a quel punto mi sovrastava. Due gradini più su, come se dalle mie decisioni dipendessero anche le sue. «Le persone si girano dall’altra parte, Faith, è la vita. Le notizie di cronaca ti dicono niente? Rapine in metropolitana, gente aggredita senza che nessuno si fermi per prestare soccorso. E ti parlo di persone ben visibili. Lo schiamazzo fa paura, stravolge la routine, il copione da inscenare giorno dopo giorno».

La trama è intrigante. Di sicuro non lascia indifferenti e mi ha incuriosito subito, ho adorato questo libro. E vi spiegherò questo andando avanti.

La copertina fa presupporre ad una storia d’amore ed a volte le copertine della LainYA sembrano preimpostate: si veda la somiglianza con Twilight o Feline. Sempre nera con il soggetto centrale. Il caso di Feline, la copertina mi è piaciuta tantissimo ma questa non mi entusiasma particolarmente. Devo dire però che il formato del libro essendo tascabile è molto pratico e piccolo quindi decisamente a favore su questo punto di vista. Il titolo inglese oltre a il sottotitolo in italiano mi piace molto. Absence ovvero Assenza, il fulcro di questo libro.

Per quanto riguarda l’ambientazione partiremo da Londra e ci sposteremo a Quito e a Puerto Williams, rispettivamente in Equador e in Cile. L‘epoca in cui è ambientato il romanzo è moderna, ai giorni d’oggi.

I corridoi erano deserti. Per trovare le cucine ci toccò arrivare fino al ristorante, e da lì esplorare androni bui e carichi di umidità. I tavoli sembravano pietrificati, con le sedie appoggiate a testa in giù, e attorno un silenzio spettrale. Nessun cameriere, nessun addetto ai lavori, solo una scopa abbandonata in un angolo. Era l’ora in cui il mondo si resetta, in cui tutto appare immobile, calcificato, come nelle fotografie immaginarie che amavo tanto scattare. Là nessuno si curava della nostra invisibilità, nessuno faceva da spettatore alla nostra assurda condizione. Forse era quella la morte. Una stanza vuota, spoglia, immersa in un presente continuo. Esistiamo comunque, anche se nessuno ci vede? E in che modo, con quanta intensità? A San Francisco de Quito, oltre le porte di una cucina spettrale, io ero viva soltanto per Jared Price. E lui era vivo unicamente per me. 

I personaggi, sono molti ma io vi parlerò dei più importanti oltre che dei principali di questa storia.

Faith è la protagonista principale di questa storia perchè, oltre i quattro punti di vista iniziali e finali, il punto di vista conduttore è lei. Una sedicenne che vorrebbe solo vivere in una casa normale, in una città normale, che vuole veder nascere sua sorella e fare mille esperienze nuove. Purtroppo l’invisibilità renderà tutto impossibile e la costringerà a tirare fuori la forza, il coraggio e la rabbia che risiedono dentro di lei mettendo da parte la paura.

Jared è un ragazzo inizialmente protettivo verso suo fratello, a tratti anche violento per difendere se stesso o chi ama ma ha un cuore davvero d’oro. Ho adorato questo personaggio molto di più della protagonista stessa. Io sono riuscita ad innamorarmi di lui piano piano. E’ protettivo e dolce anche con Faith e spera di tornare visibile un pò come tutti gli altri.

Christabel è la Rapunzel di questo racconto. Dalla folta chioma bionda, questa ragazza sarà forte e coraggiosa ma anche la più pessimista di tutti. Pensa che nessuno tornerà a vederli e nessuno li ricorderà mai o che non riusciranno nell’intento o che finiranno uccisi. Insomma, non è il massimo della leggerezza ma è comunque un pilastro forte del gruppo, non poteva mancare un elemento come lei.

e Scott si bilancia fra la forza delle sue braccia e il sarcasmo delle sue battute.  Un tipo bizzarro che è sempre stato un viaggiatore nella sua vita. Anche questa volta si ritroverà a viaggiare ma per cercare di salvare se stesso e la bizzarra squadra, che si è trovato a condividere forzatamente.

Avrete modo di scoprire altri otto ragazzi facente parte di altre squadre di questo gioco meschino e, in parte chi si nasconde dietro tutto questo, che non vi dirò.

«Parli della memoria?», sussurrò lei. «Dei ricordi?». «Se esiste una porcheria in grado di cancellare tutto, allora nulla ha più senso. Se da un momento all’altro mia madre può dimenticarmi, che senso ha lottare? Che senso ha vivere, stringere amicizie, amare? Che senso ha essere una figlia, Christabel? Cosa diavolo rimane, alla fine?». «Mia nonna ha l’Alzheimer», raccontò. «E tanti problemi di memoria, anche prima che le somministrassero un aiuto in più. A volte tornavo a casa e lei mi prendeva per sua sorella, o ancora peggio per mia madre. Viviamo assieme da quando sono morti i miei genitori, ma dalla morte di una figlia non ci si riprende tanto facilmente. Credo che da quel momento il suo corpo abbia scelto di dimenticare». 

Il perno centrale risiede tutto nel titolo: Absence, ovvero l’assenza. Più che assenza punto e mi butto molto sull’invisibilità, fulcro e tema preponderante in questo romanzo.

Come potete vedere anche dai pezzi che ho voluto appositamente condividere in questa recensione, sarà un tema preponderante.

I ragazzi vogliono tornare a vedere ed a essere visti ma sono coscienti che anche prima non è che fossero propriamente visibili. L’invisibilità c’è sempre stata. E sarà il gioco a mettere a repentaglio la loro visibilità come a loro stessa vita.

Lo stile utilizzato è stato molto semplice e scorrevole. Ci sono momenti riflessivi alternati a momenti di sopravvivenza o di amicizia e amore. Ho apprezzato molto il suo stile semplice ma diretto.

E poi urlavo. Un grido unico, rauco e rabbioso. Addosso a tutti loro. Addosso ai passanti, ai turisti, ai venditori ambulanti. Addosso ai bambini e agli animali, contro il cielo e le montagne, uno schiaffo agli alberi e un pugno ai monumenti. Urlavo e urlavo, dimostrando a me stessa che nessuno poteva sentirmi. Che nessuno voleva sentirmi. Era liberatorio e spaventoso, uccideva il passato e scomponeva il futuro. Si chiamava presente, rancore, vendetta. Scardinava le certezze della vecchia Faith per affossarle da qualche parte, nel luogo più remoto dell’anima, dove anche la vecchia Faith giaceva, decisa a non risvegliarsi mai più. Non era quello che serviva. Non servivano mia madre, mio padre, mia sorella. Non servivano una filastrocca, le lacrime, il dolore. Servivo io, la mia decisione, la mia furia. Se il mondo non mi voleva, sarei stata ombra, se il mondo non mi vedeva, sarei stata assenza. Invisibilità, silenzio, morte.

Il libro merita davvero di essere letto perchè affronta una tematica seria e allo stesso tempo vi è stata costruita intorno una storia davvero sorprendente. Sono davvero curiosa su come saranno i seguiti e cosa accadrà ai nostri giovani ragazzi.

Chiara Panzuti è riuscita ad entrare, in punta di piedi, nel mio cuore, pagina dopo pagina. La storia mi ha colpito davvero e sulla tematica inseritami sono completamente trovata in sintonia con lei. E’ vero, al mondo siamo già invisibili. Gli unici che ci vedono davvero possono essere gli affetti stretti ma per le persone che incontriamo, che schiviamo, che guardiamo ogni giorno in giro per la strada, non siamo invisibili? E lo stesso non vale lo stesso il contrario?

Una realtà che ci colpisce sempre più da vicino e che merita di essere letta sotto questo punto di vista.

Il mio voto per questo libro è di: 5 pesciolini.

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Voi cosa ne pensate? Lo leggerete (dovete farlo perchè è davvero bello!) Vi aspetto con un commento.

A presto,

Sara. ©

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16 thoughts on “RECENSIONE #76 – ABSENCE DI CHIARA PANZUTI.

  1. Io lo sto leggendo in questi giorni, ma almeno per me le prime pagine non mi sono incuriosite molto. Spero che andando avanti non rimanga sullo stesso ritmo, ma rimango fiducioso. 😉

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