INTERVISTA AD ANNA PREMOLI PER IL LIBRO “E’ SOLO UNA STORIA D’AMORE”

BUON POMERIGGIO CARI LETTORI!

Ci tengo particolarmente che leggiate questo post perchè voglio condividere la mia felicità con voi!

Parto ringraziando la Newton Compton per questa bellissima presentazione del libro di Anna Premoli “E’ solo una storia d’amore” per la disponibilità e la pazienza nel rispondere a tutte le domande che sono state fatte. Potete trovare QUI la recensione del libro per farvi un’idea se ancora non l’avete fatto!

Eccomi mentre le facevo le domande:

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Adesso ciancio alle bande e passiamo all’intervista che alla fine è ciò che interessa anche a voi!

Ps: Le risposte sono ASSOLUTAMENTE REALI E LE SUE EFFETTIVE PAROLE. Ho trascritto tutta la registrazione per non tralasciare nulla, solo per voi!

Cominciamo: 

Da cosa ha preso ispirazione, come è nato il romanzo e cosa lo rende diverso dai precedenti?

AnnaIl tema ci coinvolge tutte in prima battuta per cui c’è un pizzico più di coinvolgimento nella tematica che non riguarda anche una storia d’amore ma un ragionamento un po’ sul cos’è il romanzo rosa, su cosa vuol dire oggi scrivere rosa e che cosa ne pensa la società e così via… Quindi quell’atto, si riaggancia effettivamente il mio ragionamento sulla tematica in quel periodo. L’idea di due scrittori era una mia vecchia idea… nel senso che era da un sacco di tempo che volevo scrivere di due scrittori. In realtà, all’inizio, pensavo che avrei scritto di una lei scrittrice rosa e magari, non so, un giornalista di cultura che poteva recensire i libri come i suoi e invece poi scrivendo ho proprio pensato che in realtà due scrittori agli antipodi avrebbero funzionato meglio su quello che volevo comunicare effettivamente. Per cui, nell’ultimo annetto hanno un po’ ballato nella mia mente e poi ad un certo punto è stato evidente il momento di metterlo su carta.

Laurel è distinta, ho apprezzato il suo personaggio in quanto molto rappresentativo del genere femminile. Ma cinismo, l’odio del rosa ed il poco romanticismo sono cose che accompagnano anche l’autrice o Laurel è totalmente frutto della fantasia?

Anna: No, quegli elementi sono – ovviamente nel libro un pò esasperati – indubbiamente sono anche parte di me stessa nel senso che anch’io mi sono sentita un pò ripetere no: “Tu non rispecchi il prototipo, l’idea della scrittrice.” e da lì ho pensato : “Perchè esiste un’idea di scrittrice rosa che bisogna rispettare? “

Secondo me in realtà sono tantissime le donne oggi fuori che magari scrivono rosa ed hanno nella vita quotidiana una concretezza che chi non conosce il rosa magari invece pensa sia altro. Per cui parlando un pò di me stessa attraverso Laurel, secondo me, in realtà è un rappresentare la categoria femminile nel senso che non siamo per nulla così semplici come tanti ci vorrebbero far sembrare.

Inizialmente e nel corso del romanzo è palpabile l’aria che si cela fra Norman ed Alex. Ma è normale che vengano messi da parte essendo personaggi secondari. La domanda che non solo io ma molti si fanno è: scriverà una storia su di loro? Se così non fosse, come se li immagina lei? Saranno finalmente assieme?

Anna: Volevo scriverla. Prima o poi è mia intenzione di scriverla. Non credo che saranno subito i seguenti ma prima o poi mi piacerebbe farlo. Non avevo minimamente intenzione quando ho iniziato la stesura di questo libro, non sono partita dicendo: “allora una storia dedicata a loro, un’altra storia dedicata a questi altri.” Però come qualche volta succede, ci sono dei personaggi che emergono. In questo caso Norman a me ha fatto una tenerezza incredibile nel corso del libro per cui, siccome anche lui è un po’ un anti eroe da romanzo rosa, cioè non è il classico uomo tutto d’un pezzo che non deve chiedere mai, sicuro di se e così via… ma uno un pò più chiuso, musone con un mondo interiore un po’ più complicato mi piacerebbe assolutamente prima o poi scriverlo. Vedremo dove mi porterà la narrazione. *Ride* Perchè un conto è pensarli i libri, un conto è scriverli. Ci vuole un grande coinvolgimento per riuscire nei personaggi, per riuscire a mettere su carta tutta una storia. Tanti progetti magari nascono e poi naufragano. Succede è, perchè se uno vede che un libro non funziona, si fa altro, si passa ad altro. Però per il momento Norman e Alex sono nei miei pensieri.

Le piacerebbe lavorare su un altro genere diverso dal rosa magari con una bella copertina blu? 

Anna: *Ride* Io sono molto amante del blu, casa mia è piena di blu. *Ride* Ho riempito tutto di blu a casa. Allora, per il momento scrivere rosa mi piace, mi diverte e va benissimo. Ripetevo prima, io sono grande lettrice di gialli… da SEMPRE. Io ho iniziato coi gialli nel senso che la mia passione vera per la lettura nasce da Agatha Christie, da ragazzina, per cui Poirot lo ho adorato in tutte le forme e in tutte le salse quando ero piccolina, veramente, per cui leggere gialli mi piace molto. Però richiede anche una capacità di mettere giù una trama decente che in questo momento non mi posso permettere causa tempo inesistente perchè deve esserci proprio un ragionamento ed una  pianificazione dettagliata e meticolosa che oggi come oggi la vedo dura. Un giorno chi lo sà, non lo so. E’ chiaro che la commedia rosa la sento molto MIA, non pensavo quando ho iniziato a scrivere ma è un modo di espressione che mi diverte molto. In realtà più che la parte romantica in se a me piace sempre la parte iniziale di dialogo di quando due persone si conoscono, la parte più sensibile, quella che mi porta via più tempo. Forse per me meno naturale, è giusto che ci sia in un romanzo però tutta quella parte iniziale comica è assolutamente un pò il mio modo di essere.

C’è stato un personaggio nel romanzo con cui ha avuto più difficoltà ad esprimere o definirlo?

Anna: In questo romanzo i personaggi erano abbastanza ben delineati nel senso che poi dal momento che è un romanzo a due voci uno non deve complicarsi troppo la vita quindi essere molto netto nel far capire bene quali sono i messaggi di tutti e due. Ho cercato  di mettermi molto bene nei panni di uno e dell’altro a seconda del capitolo che stavo scrivendo. I personaggi di contorno sono forse risaltati in certi punti di vista più di quanto mi sarei immaginata come nel caso di Norman.

Norman alla fine per essere un uomo così zitto, così silenzioso è risultato per certe cose molto più di quello che avevo pensato tanto che ho pensato, “Si, scriviamo un giorno anche la sua storia”. Ma per fortuna, no. Nel senso erano tutti ben delineati anche perchè uno deve iniziare a scrivere quando ce li ha ben incasellati un po’ tutti altrimenti si crea la confusione nella testa di chi scrive.

Aidan è l’uomo rude, quello che non deve chiedere mai, insomma il tipo che tutte le donne vorrebbero. C’è stato un modello d’ispirazione su cui si è basata?

Anna: *Ride* Allora Aidan dal punto di vista fisico come anche il nome – perchè era un caso – avevo visto in quel periodo mi sembra “10 piccoli indiani” con un adattamento della BBC con protagonista Aidan Turner che è lo stesso che ha fatto una roba storica. 

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Il vero Aidan Turner e devo dire che l’avevo immaginato proprio così!

Lui mi era piaciuto come attore, un volto che mi era rimasto piuttosto impresso e c’era su internet qualche foto di lui con i capelli lunghi. Per cui la prima volta nella vita, perchè in genere non lo faccio mai, ho preso direttamente spunto fisico da un attore effettivamente vero, quindi Aidan Turner esiste, si può vedere che faccia ha assolutamente. Il carattere, il modo in cui è fatto mi è nato di conseguenza; ogni tanto uno girando per fiere vede le figure di questi mega scrittori  che si credono molto importanti per cui da alcune cose che ho captato è nato il suo carattere anche provocatorio perchè avevo bisogno di una persona abbastanza provocatoria da provocare in Laurel un certo tipo di reazione.

 

Il rosa come genere, come forma di supporto alle donne che vogliono sognare ma con i piedi per terra. Uno spunto per innamorarsi non un simbolo di debolezza e banalità come tanto si dice. E’ questo quello che trasmette Laurel, la protagonista ed è ciò che cerca di trasmettere anche lei?

Anna: Non è una forma di supporto. E’ una forma di svago giusta e corretta. Nel senso che, frequentando poi un ambiente maschile per esempio come questo della finanza gli uomini il lunedì mattina arrivano e per superare lo shock del lunedì mattina la prima cosa che fanno di fronte alla macchietta del caffè è parlare per ore di calcio. Tu sei lì e li senti  parlare di calcio. Tu anzi devi sapere come cacchio son finite le partite perchè non puoi, se ti muovi nel mondo maschile, esserne sprovvista. E se ha perso la squadra son musoni per duemila giorni e così via. Per cui se gli uomini hanno la loro valvola di sfogo ed è naturale che ce l’abbiano e ne hanno anche tanto: prendi il calcio e il motociclismo e la formula uno e milioni di altre coppe ed hanno 25 coppe durante la settimana perchè prendi tipo mio marito che fa: “Oggi c’è la partita!” ed io “Anche oggi la partita che rottura di scatole!”. Quindi loro di svaghi ne hanno tanti non si capisce perchè le donne non possano averne altrettanti, siamo diversi, fatti in maniera diversa e questo libro era anche una provocazione. Secondo me è un dover smetterla di dire “abbiamo bisogno dei nostri spazi” . Così ce li hanno loro così ce li abbiamo noi, siamo diversi non vedo perchè dobbiamo giustificarci!

Ti ringrazio.

Anna: Ma figurati, grazie a te!

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Una foto insieme! *bellissima*

 


Susy del blog I miei magici mondi, mia cara amica e scrittrice mi ha chiesto di farle una domanda da parte sua. Ovviamente spero che le risposte che trova qui siano comunque soddisfacenti per lei e che abbia gradito! Non ho avuto modo di farla ma indirettamente durante la presentazione ha risposto ad una delle sue domande che mi aveva detto: Com’è essere passata da scrittrice self a una di punta della Newton? E lei lo ha semplicemente raccontato assieme ad Alessandra di Pietro quindi riassumerò quanto detto.

Anna Premoli e Alessandra di Pietro: “Inizialmente scrivevo per diletto. Mio marito è sempre stato il mio lettore numero uno. Io non sapevo nulla, mio marito prese il libro e lo pubblicò…” “Ed ha avuto un boom di vendite in poco tempo, quindi è andata bene.” “Si, molto, Non saprei neanche spiegare tutto questo. Poi sono stata notata dalla Newton Compton tramite Raffaello… Pensa che mia madre non sapeva nemmeno che avessi scritto un libro e quando glielo dissi non ci credeva. Adesso tiene tutti i miei libri in fila in bella mostra. Però ha sempre qualche appunto da farmi!”


Spero che possa piacervi come è piaciuta  a me.

E’ stata una persona scherzosa, deliziosa e semplice. E la ringrazio molto per il tempo che mi ha dedicato.

A presto, fatemi sapere che ne pensate!

Sara. ©

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17 thoughts on “INTERVISTA AD ANNA PREMOLI PER IL LIBRO “E’ SOLO UNA STORIA D’AMORE”

  1. Stupenda intervista Sara.
    Dalle tue risposte, si capisce che è una persona disponibile che si mette in gioco. Come sai, a me piace molto (grazie per avermi citata :-)) e leggere le tue domande é stato molto bello. Anche l’esperienza deve essere stata bella e sono contenta che il libro ti sia piaciuto

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  2. Bellissima intervista, complimenti! Anna Premoli mi sembra una donna molto alla mano, con cui puoi anche fare quattro risate. E per fortuna esistono scrittori/rici così: pensa “che noia, che barba” sarebbe se fossero tutti/e musoni/e! In merito all’ultima domanda, quella in cui parla delle passioni, io ne ho tante, ma di sport non me ne intendo proprio: i miei colleghi parlano quasi 8 ore al giorno di calcio, eppure ci lavoro insieme: non puoi capire che noia, quando iniziano le loro filippiche su classifiche, fantacalcio e varie… Vabbè, mi fermo qui, prima di sproloquiare… Ancora complimenti! Buona serata Sara! ❤

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